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06 mag 2026

Il linguaggio del cuore

Ci si può divertire - e ho il vantaggio di poterlo fare in italiano e in francese - con detti famosi sul cuore.

Da ”al cuore non si comanda”.
(L’amore o i sentimenti non obbediscono alla ragione) al ”parlare a cuore aperto / col cuore in mano”
(Essere sinceri, dire tutto senza filtri) Da “a cuor leggero“ (Fare qualcosa serenamente, senza preoccupazioni o rimorsi) a ”avere un cuore d'oro (Essere una persona estremamente buona, altruista e gentile).

In francese, spesso in analogia con l’italiano, si va da ”loin des yeux, loin du cœur” (Lontano dagli occhi, lontano dal cuore – la distanza affievo...

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05 mag 2026

Franchezza: il coraggio di dire “pane al pane”

Nella mia vita mi è capitato talvolta di pagare il prezzo del ”parlar chiaro”. Quanto non sempre fa parte del linguaggio politico.

Luigi Einaudi, celebre economista, prestato alla politica, che fu Presidente della Repubblica, annotava non a caso: “Nessuna cosa è tanto odiata dai politici quanto il parlar chiaro”.

Mi riconosco in controtendenza in questa dote/difetto della franchezza, parola che trovo sottostimata.

La parola deriva direttamente da “franco” (con il suffisso -ezza, che indica qualità o stato), e significa schiettezza, sincerità, lealtà nel parlare e nell’agire.

Per l’etimologia ...

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04 mag 2026

”Bella Ciao”: tra storia, mito e identità collettiva

Quando, da ragazzini, si intonavano in gita sul pullman le canzoni le più varie resta inteso che “Bella ciao” - che tutti conoscevamo a memoria - faceva parte del nostro repertorio. Sapevamo di che cosa si trattava: un brano facile che evocava per tutti la Resistenza, di cui sapevamo bene - per vicinanza agli eventi e racconti familiari - quale fosse il contesto.

Oggi sappiamo come ilsuo il ritornello semplice e potente (“O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao”) si presti a essere adattato in qualsiasi lingua e contesto e ne abbia per questo favorito l’irraggiamento nel mondo. Non a ca...

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03 mag 2026

Informazione e giornalismo in crisi

Leggo spesso con interesse della riflessioni sulla meritevole testata on line chiamata significativamente ”Professionereporter” sui destini - che ovviamente mi stanno a cuore - dell’informazione nei suoi diversi aspetti: dal lavoro del giornalista al mondo dell’editoria, dallo stato di salute dei diversi media alle novità della rivoluzione digitale.

Materiale prezioso, pensando al ruolo ormai marginale su temi come questi del Sindacato e dell’Ordine dei giornalisti per una responsabilità collettiva a fronte di cambiamenti profondi che irrompono in modo disastroso e esiste una difficoltà oggett...

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02 mag 2026

”Saggio”: una parola, due origini

Ricordo, in un flash, un pensiero di Immanuel Kant che mi colpi: la filosofia come ”scienza della saggezza”, risultato dell’uso maturo della ragione autonoma (”sapere aude”: osa pensare con la tua testa).

Così mi ha incuriosito riflettere sulla singolarità della parola “saggio”, che mi frullava nella testa per la sua ambiguità, causata in realtà dalla mia ignoranza.

In italiano la parola “saggio” è, infatti, polisemica - una parola che possiede più significati correlati tra loro, ma distinti - per la semplice ragione che deriva da due etimologie diverse, che si sono sovrapposte nella lingua it...

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01 mag 2026

Feste civili e religiose: la crisi del 1 Maggio

Tocca riflettere sulle festività, a pochi giorni dal 25 aprile, festa ormai rovinata da cortei di facinorosi, ai quali - come ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere - ”del 25 aprile non importa nulla: sono lì per andare contro altri, non in nome dell'unità antifascista; approfittano del contesto per esprimere le proprie idee di parte, mentre il 25 aprile dovrebbe ricordare la prodigiosa unità che seppero trovare repubblicani e monarchici, comunisti e liberali”.

Interessante pensare alla salute delle “feste comandate”, che in Italia mischiano giorni di precetto stabiliti (cioè “comandati”) dall...

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30 apr 2026

Abitare la complessità

La quotidianità incombe su tutti noi e di questi tempi - forse più che in altri - i nostri problemi sembrano amplificarsi in un quadro generale di inquietudini.

Guardate con maggior attenzione un telegiornale qualunque e anche la persona più pacata non può che sentirsi come investita da una valanga di notizie allarmanti, se non angoscianti. E bisogna sapersi scuotere e non cadere in una sorta di gorgo che rischia di inghiottirci.

Devo dire, tuttavia, di essere stato fortunato nella mia vita a non essere mai piombato in routine alienanti e avere sempre avuto, forse per carattere, la possibilità

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29 apr 2026

Manzoni e l’asticella abbassata

Si affievolisce il consenso verso il Governo Meloni, che sembrava sino ad ora essere sfuggito alla caratteristica degli italiani di rottamare i Presidenti del Consiglio, come avviene per le cotte adolescenziali che scemano in fretta.

Sembra che ad un certo punto chiunque sia a Palazzo Chigi scivoli su così tante bucce di banana da creare un rovinoso effetto valanga.

Spicca - anche se saldamente in testa resta il Ministro Nordio con le sue gaffes sulla Giustizia - il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

La polemica più rumorosa riguarda la proposta di spostare la lettura d...

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28 apr 2026

Pasolini, il vuoto della politica e la responsabilità

Quando i giornali ospitavano con continuità interventi scritti di intellettuali vari, oggi costretti a partecipare a talk show litigiosi che sembrano null’altro che pollai rumorosi, nascevano definizioni che sono entrate nel linguaggio comune, arricchendolo.

Penso a Pierpaolo Pasolini che, ovviamente anche con libri e film, coniò e rese popolari diverse espressioni e metafore che sono entrate stabilmente nel lessico italiano contemporaneo, soprattutto nel dibattito politico, culturale e giornalistico. Non sempre si tratta di neologismi puri (parole inventate ex novo), ma di usi metaforici o es...

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27 apr 2026

Černobyl’: quando la nube arrivò fino a noi

Ero un giovane giornalista tv quando avvenne Il disastro di Černobyl' (Chernobyl).

Era il 26 aprile 1986, all'1:23 ora locale, quando scoppiò il reattore numero 4 della centrale nucleare V.I. Lenin, nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Ebbene, seguii in parecchi reportage come questo avvenimento inaspettato impatto nella piccola Valle d’Aosta. Nessuno sapeva cosa fare e dove andare di fronte alla nuvola radioattiva che arrivò sin da noi.

Ricordo che in tutta la Regione esisteva un solo contatore Geiger, il dispositivo più comune e conosciuto per il rilevamento delle radiazioni...

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