Capita spesso nella normalità della vita sociale di incontrare persone totalmente avulse dalle notizie più importanti vicine o distanti da loro.
Viene in mente una citazione dello scrittore Michel Houllebecq: “In generale, la gente si accontenta di vivere, evitando di pensare troppo”.
Si può evocare il modo di dire “Vivere in una bolla”: un’espressione metaforica molto comune in italiano, che indica una persona isolata dalla realtà, protetta o chiusa in un ambiente confortevole ma artificiale, compreso chi sceglie di essere per inconsapevole di problemi del mondo esterno.
La bolla evoca qualcosa di fragile, trasparente e isolante. L’idea di fragilità umana come “bolla” risale al latino Homo bulla (“l’uomo è una bolla”), attribuito allo scrittore romano Varro (I secolo a.C.) e ripreso da Erasmo da Rotterdam. Simboleggiava in modo efficace la brevità e precarietà della vita.
Ma il salto verso il senso di “isolamento protetto” arriva nel XX secolo, soprattutto grazie al caso medico del “Bubble Boy” (ragazzi nati senza sistema immunitario, costretti a vivere in ambienti sterili di plastica). Il film TV The Boy in the Plastic Bubble (1976) con John Travolta, che ha reso l’immagine tristemente popolare.
In italiano, l’espressione “vivere in una bolla” circola da decenni. Oggi è usatissima proprio perché cattura bene un altro fenomeno contemporaneo come la polarizzazione sui social che ti fanno incontrare solo chi la pensa come te.
Ma a me preoccupa la bolla di cui parlavo all’inizio. Ci sono dati affidabili dall’Istat che descrivono bene questa scelta. Un esempio concreto riguarda la partecipazione politica e gli ultimi dati sono del 2024 con un campione riferito alla popolazione di 14 anni e più. Ebbene, più di un quarto degli italiani (29,4%) non si informa mai di politica. In valori assoluti, si tratta di circa 15 milioni di persone (8,9 milioni di donne e 6,3 milioni di uomini).
Solo il 48,2% si informa almeno una volta a settimana (meno della metà della popolazione). Il resto si informa saltuariamente e non ci si mette molto ad accorgersi del fenomeno. Tra chi non si informa mai, i motivi principali sono: disinteresse (circa 2/3) e sfiducia nella politica (più di 1/5). Quasi un terzo degli italiani (oltre 18 milioni) non parla mai di politica, nemmeno in famiglia o al bar.
Ma allarghiamoci alle notizie. Nel 2025, l’interesse per le notizie è sceso al 39% (dal 74% del 2016) e circa il 33% evita deliberatamente le notizie (spesso per stress o percezione di negatività).
I più distaccati sono i giovani: tra i 14 e i 17 anni solo il 16,3% si informa settimanalmente (60% mai); tra 18 e i 24 anno il 34,6% (35% mai).
Le donne sono sono più degli uomini)l. Conta in negativo il basso titolo di studio (fino alla licenza media: 41% non si informa mai, contro 11% dei laureati).
In sintesi, una fetta consistente della popolazione (intorno al 25-30%) vive effettivamente in una bolla di disinteresse verso l’attualità, e il fenomeno è in crescita da vent’anni. Non è totale ignoranza del mondo (molti seguono sport, gossip o vita quotidiana), ma proprio un distacco dalle notizie “serie”. I dati Istat sono i più solidi e aggiornati su questo tema.
Aggiungo per l’attualità e le notizie in generale (non solo politica), il Digital News Report Italia 2025 (Reuters Institute) fornisce un quadro aggiornato:
L’interesse per le notizie è sceso al 39% (dal 74% del 2016). Solo il 10% si dichiara “estremamente interessato”. La scelta deliberato di non seguire le notizie riguarda il 33% degli italiani. Le motivazioni principali: eccesso di negatività, stress, sensazione di inutilità.
Il fenomeno colpisce di più persone con basso reddito/istruzione e, in parte, i giovani. Questi dati confermano un trend di disimpegno che si sovrappone a quello politico: molte persone vivono in una “bolla” di attualità ridotta, concentrandosi - come già in parte osservato - su sport, entertainment, vita quotidiana o social leggeri.
Ci sono termini descrivono il fenomeno dal punto di vista del rapporto con l'informazione digitale e sociale.
Esistono gli apatici informativi: persone che, pur avendo accesso ai mezzi, non provano interesse nel comprendere ciò che accade nel mondo.
Ci sono gli scollegati dalla realtà: chi vive in una condizione di distacco quasi totale dai fatti concreti della società.
Ho segnalato i prigionieri della "Echo Chamber"): sono coloro che sul Web ricevono solo informazioni che confermano ciò che già pensano, creando una bolla di auto-convalida.
E infine un gruppo composito che annovera gli evitanti cognitivi (evitano attivamente le notizie perché provocano ansia o stress), gli indifferenti (zero interesse per gli eventi) e gli ignoranti volontari (la bolla li rassicura contro la realtà).
Da notare - e confesso che ogni tanto mi piacerebbe farlo - ci sono quelli che ogni tanto scelgono, come si fa con la dieta per dimagrire, di mettersi in una "bolla" temporanea per proteggere la propria salute mentale dal sovraccarico di notizie negative. In questo caso, più che di vivere nell’ignoranza, si parla di una comprensibile forma di salvaguardia.