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17 apr 2026

Trump: quando il potere è irrazionale

di Luciano Caveri

Non molto tempo fa, ho elencato in questa pagina i tiranni più famosi della Storia dell’umanità, scegliendone alcuni nel mazzo. Ora, rifletto su quanti di questi personaggi siano da annoverare sotto il termine ”pazzo”.

So che l’uso della parola ”pazzo" va usata con attenzione e in epoca di politicamente corretto si cammina sempre sulle uova. Ho letto molte cose di Franco Basaglia, lo psichiatra che contribuì a chiudere i manicomi, che non parlava dei “pazzi” in senso dispregiativo o folkloristico, ma usava termini come “malati di mente”, “folli” o “persone con sofferenza psichica” per mettere al centro la dignità umana e criticare fortemente l’esclusione sociale.

Tuttavia, la parola ”pazzo” viene spesso usata non come diagnosi medica, ma come figura retorica (iperbole) per descrivere comportamenti che sembrano - e mi occuperò dei governanti - irrazionali, imprevedibili e persino sconsiderati. In questo caso, dire che un governante è "fuori di testa" è un modo colloquiale per criticarne radicalmente l'operato, più che la sola salute mentale.

La Storia propone un ampio campionario e ce ne sono per tutti i gusti. Ne cito alcuni più remoti. Si va da Caligola a Nerone, da Carlo VI di Francia definito ”Il Folle” a Enrico VI d’Inghilterra – Re d’Inghilterra, da Giovanna di Castiglia detta “la Pazza” a Ivan IV di Russia detto “il Terribile”

L’elenco di Imperatori, Re, Sultani, Presidenti “pazzi“ potrebbe proseguire e lo stesso vale per la Storia contemporanea con tipacci di vario genere.

Alcuni di questi leader spesso combinavano crudeltà reale con eccentricità che minavano la credibilità dei loro Stati. In molti casi (soprattutto in Africa post-coloniale o regimi totalitari), la “pazzia” serviva a consolidare il potere attraverso paura e culto personale.

Oggi si parla molto dello stato mentale di Donald Trump e c’è chi ormai lo segue con una lente d’ingrandimento in un crescendo quotidiano. E se prima ci si chiedeva “ci è o ci fa“, ormai si propende tutti sul ”ci è”.

Esemplare il giornalista britannico Alan Rusbridger su Internazionale che, dopo alcune righe del suo articolo, non va molto per il sottile: ”Il secondo avvento di Donald Trump è stato accompagnato dalla spaventosa consapevolezza che potrebbe essere pazzo o rimbambito. Mentre nella sua mente le cose cadono a pezzi, l’anarchia travolge il mondo. “Pazzo” e “rimbambito” non saranno termini medici precisi, ma scegliete voi i sintomi. Perfino i sostenitori più accaniti non possono più nascondere la loro inquietudine davanti all’impulsività del presidente, al suo narcisismo maligno e alla sua instabilità. Tutti, tranne chi si ostina a non vedere, si ritraggono di fronte al degenerato flusso di coscienza che scaturisce dai suoi profili sui social media”.

Non sfugge ormai al radar trumpiani chicchessia in una specie di spettacolo mediatico del tutto bizzarro recitato in un luogo cult della vecchia democrazia americana, la Casa Bianca, il cui stesso décor è stato trasformato in un trionfo del kitsch. Forse il volto di un’anima inquieta e di un cervello in subbuglio.

Scrive ancora il giornalista: ”Non possiamo più ignorare l’ossessione di Trump per le teorie del complotto, la sua mancanza di autocontrollo, il suo totale distacco dalla realtà, accompagnato da affermazioni deliranti. Lo squilibrio emotivo, il disprezzo per le regole democratiche, le minacce arroganti, gli sproloqui vendicativi e volgari fanno sussultare. Niente di tutto questo è normale.

Eppure molte persone si comportano come se lo fosse. I più vigliacchi fanno finta di non accorgersi di nulla. Poi c’è chi si sente ideologicamente tenuto a inventare scuse per giustificarlo. Ma per tutti gli altri è arrivato il momento di denunciare quello che vedono. Questo tizio è pazzo. Il venticinquesimo emendamento della costituzione statunitense prevede la possibilità che un Presidente non sia in condizione di ricoprire l’incarico.

Il meccanismo ha funzionato per brevi periodi quando George W. Bush ha dovuto sottoporsi a un paio di colonscopie, ma è inadeguato per la crisi che viviamo oggi, perché richiederebbe il consenso di persone del governo e parlamentari che finora hanno dimostrato di non avere il minimo coraggio. In teoria il parlamento statunitense dovrebbe agire da freno alle ambizioni presidenziali. Nella pratica, però, questo congresso ha fallito miseramente”.

E ancora all’attacco: "La Corte suprema, almeno fino a poco tempo fa, non ha fatto molto meglio. Si è limitata ad annuire costantemente, come se l’appartenenza ideologica fosse al di sopra della legge. La maggioranza dei giudici della corte sembra aver ritrovato la bussola quando di recente ha bocciato i dazi doganali. E gli stessi giudici sono stati prontamente accusati da Trump di essere “idioti e lacchè”, oltre che una “vergogna per la nostra nazione”. ”.

Infine: ”Ora molto dipende dall’ultimo livello di controllo: il quarto potere. Ovviamente Trump ha fatto di tutto per sminuire, ridicolizzare, minacciare e neutralizzare i mezzi d’informazione. Oggi borbotta il suo ritornello sulle fake news verso qualsiasi giornalista abbia l’ardire di tenergli testa.In che modo il lavoro giornalistico sull’attività di Trump sarebbe diverso se partisse dal presupposto che il Presidente è matto?

Per i giornalisti statunitensi è una questione complessa, perché si sono formati su concetti come neutralità e obiettività. Tendono a dare alle dichiarazioni di Trump una finta coerenza. Si chiama normalizzazione del delirio. Il problema è che le ultime esternazioni di Trump non possono più essere aggiustate così.

Quando durante una riunione di governo ristretta dedicata alla guerra in Iran il presidente passa cinque minuti a descrivere la sua preferenza per i pennarelli indelebili non si può parlare di una divagazione sconnessa. È un campanello d’allarme”.

Quanti episodi inquietanti posso confermare la preoccupazione e tutti noi, cresciuti guardando alla democrazia americana, tremiamo pensando a rischi incombenti.