Chi, quasi mezzo secolo fa, ha vissuto l’euforia dell’affermarsi delle radio private, che spezzarono il monopolio, si crogiola in una sorta di reducismo in senso buono.
La liberalizzazione dell’etere fu un vento di libertà e di radicamento locale senza eguali. Una specie di fuoco che piano piano si è estinto.
L’ho vissuto in prima linea e a quei microfoni, in logiche artigianali piene di vitalità, ho capito che il giornalismo sarebbe stato il mio lavoro (entrato in politica non ho mai abbandonato il mio “vero” mestiere attraverso varie formule).
Il momento più emozionante, quando entrai alla RAI 46 anni fa in questi giorni, fu - ancor più del Telegiornale - poter trasmettere, nei vecchi e lussuosi studi di Via Chambéry, “La Voix de la Vallée", il Gazzettino regionale.
Fu la prima forma in Valle d’Aosta della presenza RAI in ambito regionale dall’aprile del 1961, dapprima con redazione a Torino e ritrasmissione in Valle e poi con lo spostamento ad Aosta sette anni dopo "La Voix de la Vallée" compie in questo periodo sessantacinque anni.
Per la "Rai" - e in senso lato per tutta la Valle - credo che debba essere un vanto: il notiziario, esempio di decentramento ante litteram, è davvero un pezzo di storia che dal 1961 attraversa il tempo sino ad oggi. Caposaldo è sempre stata l'edizione delle ore 12.10, che esisteva già agli albori con un orario che si adattava al pranzo di mezzogiorno del passato.
Ricordo come l’inno valdostano “Montagnes Valdôtaines” sia da subito stato la sigla e mi battei come un leone quando un Direttore romano voleva cancellare quel simbolo di valdostanità per imporre una sigletta standard.
Dagli studi Rai, dal 1980 al 1987 e poi dal 2009 al 2020, ho scritto e condotto molte volte la "Voix" e poi, nel secondo periodo, sono stato a capo della Struttura di Programmazione con le apposite trasmissioni radiotv per la Valle d’Aosta.
Ricordo come, prima della nascita del Telegiornale regionale nel 1979, la "Voix" fosse anche il principale strumento informativo in Valle e ancora negli anni immediatamente successivi mantenne quel record. "Lo ha detto la Voix" era una frase ricorrente, come trasformare una diceria in realtà. Si sono alternati a quel microfono tanti colleghi e, nelle interviste, generazioni di valdostani, creando uno sterminato e prezioso archivio (in larga parte non digitalizzato, purtroppo), che più di molti altri documenti fa "sentire" i cambiamenti intervenuti in quest'ultimo mezzo secolo in cui la società valdostana è sembrata viaggiare velocissima e mutare in profondità, nel bene e nel male.
Le trasmissioni sono avvenute in FM e vi era anche un ripetitore AM, spento anni fa, mentre da tempo la RAI trasmette in DAB. Purtroppo - ed è grave - la RAI non trasmette le trasmissioni radio valdostane su queste frequenze ed è una scelta lesiva degli obblighi della RAI, legati anche a una specifica Convenzione sul francese.
n Aleggia inoltre un fantasma assai negativo per l’ascolto in auto per tutte le emittenti radio, come ben riassunto su Oggi in edicola a firma di Rosario Alfredo Donato, Direttore generale di Confindustria Radio Televisioni: “Alcuni nuovi modelli - soprattutto le vetture elettriche - non montano più l'antenna né il sistema DAB+ per la ricezione digitale. Al loro posto ci sono schermi touch, sistemi multimediali usufruibili solo con connessione internet, via smartphone. Anche l'Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha evidenziato il problema. Il Codice delle comunicazioni elettroniche impone il sintonizzatore DAB+ solo nei veicoli con autoradio tradizionale. Ma nei modelli che trasmettono la radio solo via internet l'autoradio non c'è, quindi l'obbligo non esiste. Il rischio è che alcuni utenti siano tagliati fuori dall'ascolto radiofonico non per scelta, ma per le decisioni delle case d'auto. Il Codice delle comunicazioni elettroniche impone il sintonizzatore DAB+ solo nei veicoli con autoradio tradizionale. Ma nei modelli che trasmettono la radio solo via internet l'autoradio non c'è, quindi l'obbligo non esiste. Il rischio è che alcuni utenti siano tagliati fuori dall'ascolto radiofonico non per scelta, ma per le decisioni delle case d'auto”.
È più avanti: “È un problema di pluralismo, sicurezza e inclusione: la radio digitale o analogica è gratuita, anonima, capillare. Non si tratta di negare l'innovazione, ma di installare, con i nuovi sistemi, quelli tradizionali, che funzionano senza abbonamento e profilazione e, in emergenza, sono spesso gli unici operativi”.
Da noi e per tutte le trasmissioni regionali della RAI si aggiunge la follia di non trasmettere in DAB!