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03 mar 2026

Le critiche fra discernimento e leggerezza

di Luciano Caveri

La critica incombe su qualunque azione compiamo.

Soddisfare tutti in qualunque occasione è impossibile e bisogna rassegnarsi di avere sempre qualcuno che faccia il controcanto. Poi spetta a noi e alla nostra sensibilità decidere quando la critica è degna di essere accolta e i casi in cui vale il ”Non ti curar di lor, ma guarda e passa", versione popolare e alteratadi un verso famoso della Divina Commedia di Dante Alighieri La versione originale scritta da Dante (Inferno, Canto III, v. 51) è: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

La pronuncia Virgilio (la guida di Dante nel viaggio ultraterreno), rivolgendosi proprio a Dante, mentre attraversano l'Antinferno e incontrano gli ignavi (o «anime triste», gli indolenti, i vili che in vita non si sono mai schierati né per il bene né per il male, per viltà o opportunismo).

Dante li descrive come una folla di persone nude che corrono inseguendo inutilmente una bandiera, tormentate da vespe e mosconi, senza nome né fama.

Quindi Virgilio sostiene che basta gettare uno sguardo con disprezzo e andare avanti («ma guarda e passa»).

Oggi usiamo il detto contro le critiche inutili, le chiacchiere, le persone meschine o invidiose. Si tratta quasi sempre di non scendere al loro livello.

Nei primi passi in politica mi dispiacevano delle critiche ingiuste e coltivavo la logica stupida di coltivare rapporti in una logica di maieutica tentativo di spiegazione e magari di conversione.

C’è voluto tempo per capire che quasi sempre è inutile ragionare con chi ha un partito preso o un pregiudizio.

Leggevo a proposito su Internazionale la traduzione di un articolo di Anna van den Breemer, giornalista di de Volkskrant, Paesi Bassi.

Simpatico il suo inizio: “Qualche anno fa Hillary Clinton entrò in una chiesa in Arkansas dove doveva tenere un discorso. Mentre avanzava verso l’altare facendosi strada tra le panche della navata centrale, sentì un mormorio: “Che brutto vestito”. Quattro passi dopo, sentì qualcun altro dire: “Che bel vestito”. Quel momento le rimase impresso perché le fece capire che accontentare tutti è impossibile. Clinton ne parla in una lezione sulla piattaforma di formazione online Masterclass: “Le critiche vanno prese seriamente, ma non bisogna farne una questione personale”, dice. “Occorre capire se contengono un messaggio utile, senza farsi abbattere”. Molte persone trovano difficile farlo. “Le critiche sono un attacco all’idea che si ha di se stessi, che in genere si preferisce mantenere positiva”, spiega Aukje Nauta, docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’università di Leida, nei Paesi Bassi. “Inoltre suscitano sentimenti spiacevoli, come la vergogna e il timore di non essere abbastanza bravi” “.

Insomma bisogna cercare di discernere contenuti della critica e, a mio avviso, pure i toni, perché se si usa la maleducazione svapora anche quel che si vuole dire.

L’articolo ammonisce: “La prima reazione istintiva è spesso quella che gli psicologi chiamano fight or flight, attacco o fuga. “Spesso ci si mette sulla difensiva, partendo al contrattacco o chiudendosi in se stessi, e pensando di non essere all’altezza”, afferma Nauta. Eppure, ricevere un riscontro è spesso indispensabile. Dai voti a scuola, alle indicazioni di un insegnante di pianoforte, fino al maestro di yoga che corregge una posizione: è grazie alle informazioni su cosa possiamo migliorare che ci evolviamo.. “Quando le persone avvertono la critica come un attacco, spesso smettono di ascoltare”, afferma Naomi Ellemers, docente di psicologia sociale e delle organizzazioni all’università di Utrecht. “Dalle nostre ricerche emerge che i commenti negativi non sempre aiutano a migliorarsi, perché suscitano tante emozioni. Le persone smettono di ascoltare o si isolano mentalmente, e di conseguenza fanno più fatica a elaborare quello che gli viene detto”. Invece saper ascoltare è essenziale”.

In politica la questione è meno semplice. Il gioco dialettico in una Assemblea è un dibattito che simula in tutto e per tutto un combattimento. Al posto di usare schiaffoni o armi la tenzone avviene con le norme di regolamenti interni. Ma chi critica lo fa in una logica di contrasto duro e puro, pur con diversi gradienti di aggressività. Ma non esiste che la critica possa essere ritirata: fa parte del gioco!

Dice ancora la van den Breemer: “Una buona critica è specifica e riguarda il comportamento, non la sua interpretazione. C’è una bella differenza se il tuo capo ti dice “non dimostri mai il minimo interesse”, invece di “durante le riunioni guardi spesso il telefono”. La prima affermazione coinvolge l’identità e la personalità, la seconda descrive un comportamento osservabile.

“I giudizi diretti alla morale e alla persona sono più difficili da ricevere rispetto a quelli che riguardano le competenze”, spiega Nauta. “Ci piace considerarci dotati di senso etico, quindi questo ci colpisce nel profondo”.

Vero, mi ci riconosco non solo nel ruolo di criticato, ma anche in quello di critico e mi capita di pensare delle volte - aggiustando il tiro - che devo evitare il rischio di diventare criticone, che diventa spesso un eccesso, fatto di pignoleria e di osservazioni di cui si può fare a meno.

Concluse l’articolo con qualche consiglio: “Quindi, come dev’essere una buona critica? “Lo scopo è migliorare il comportamento di qualcuno, perciò è importante capire se chi esprime una critica è mosso dal desiderio di aiutare l’altro”, dice Ellemers. In secondo luogo, i commenti vanno fatti subito dopo che si è verificato il comportamento in questione. “Non si dovrebbe giudicare qualcosa che è successo un anno prima”. E, per concludere, deve essere chiaro cosa nello specifico la persona in questione deve modificare. Anche sentirsi in un ambiente sicuro è essenziale. “Le persone riescono ad ammettere gli errori solo se hanno la possibilità di riprovare”, spiega Ellemers. “Non devono avere la sensazione di essere alle strette”.“Bisogna inoltre considerare che spesso le critiche parlano anche di chi le formula”, dice Ellemers. Questa consapevolezza può servire ad accettarle più di buon grado e a non prenderle troppo sul personale”.

Insomma bisogna mantenere una certa leggerezza.

Come scriveva Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere