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01 mar 2026

Non basta invocare la pace

di Luciano Caveri

La guerra è terribile. Dirselo - per chiunque abbia buonsenso - è una semplice ripetizione. Vorrei sapere chi fra noi potrebbe pensare che la Pace non sia una speranza prima o poi da raggiungere per un’umana convivenza. Altrimenti a che cosa servirebbe aver accumulato saperi e aver visto civiltà umane evolversi verso mete un tempo impensabili nel lungo cammino della vita della nostra specie.

Ma esistono situazioni e condizioni particolari e mi piacerebbe fare un disegno non tanto ai pacifisti all’amatriciana, quanto a chi in queste ore - a fronte dell’azione americana e israeliana contro gli ayatollah - indica la strada maestra della diplomazia.

Lo fanno con le solite formule ambigue e teoriche, che suonano come una profonda incomprensione di passaggi dai quali dipende molto del futuro nostro e dei nostri figli.

A costo di vedermi tatuata l’accusa di essere un guerrafondaio, vorrei dire che per me il regime teocratico di Teheran fa parte di una Internazionale del Male, erede - con le modificazioni del caso non sostanziali - delle orrende dittature novecentesche e di tutte le altre forme sviluppatesi nel corso dei millenni precedenti.

Una pista malvagia che ha un sola risposta: combatterla con convinzione e cercare di capire che questo è un dovere delle democrazie.

Quelle democrazie che, se non avessero combattuto il nazifascismo, sarebbero evaporate. Quelle democrazie che hanno egualmente saputo comprendere, dallo stalinismo in poi, il degrado di un comunismo diventato anch’esso totalitarismo.

Lo stesso oggi vale per l’islamismo fattosi sempre più radicale e incarnato da teocrazie retrive e minacciose. Un nemico antico e nuovo, che vuole ribaltare la strada difficile che ci ha portato alla civiltà Occidentale, pur coi suoi difetti e le sue storture.

Certo per combattere certi nemici bisogna usare il Diritto su cui si fondano le nostre Costituzioni, ma non si può pensare di essere imbelli, quando ci sono popoli - come gli iraniani - che chiedono libertà e quando certi virus di ideologie violente e aggressive minano valori e principi non negoziabili.

Altrimenti cosa avrebbero dovuto fare le forze Alleate nella Seconda Guerra mondiale e i nostri partigiani avrebbero dovuto arrendersi e mettere dei fiori nei loro fucili?

Chi vorrebbe gli ucraini sconfitti e proni e guarda a Putin con simpatia non merita che disprezzo. Chi simpatizza per Hamas e compagnia cantante non merita che riprovazione. Chi guarda alle teocrazie come accettabile relativismo culturale mi fa orrore.

Sarà bene ripartire dai fondamentali della Storia occidentale, pur così accidentata e contraddittoria, che sfocia in regimi che piano piano si sono evoluti nel rispetto dei diritti civili e con Istituzioni certo perfettibili ma meglio di duci o ducetti.

Compresi i sanguinari ayatollah che oggi qualcuno alla fin fine difende come se questi assassini fossero delle mammolette con cui mettersi al tavolo per chiudere chissà quale trattativa.

Quando, invece, il loro unico scopo sarebbe quello - con nemici giurati quali ci considerano - di mettere le mani sulle nostre società e chiuderci in autocrazie orrende.

Tutto ciò mi indigna e non ho più altre parole da aggiungere e so bene che la tempistica scelta riguarda anche la necessità di Trump di risalire dall’abisso di credibilità.

Tuttavia, sono sfibrato nel leggere in queste ore tanti se e ma, pensando a cosa gli iraniani abbiano vissuto in queste decenni e come da Teheran si sia diffusa una rete di cattivi e di nemici.