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28 feb 2026

Amici virtuali e solitudini reali

di Luciano Caveri

Bisogna fare i conti con i cambiamenti e non sempre è facile reagire alle storture, anche quando sarebbe necessario farlo, ma non è semplice trovare soluzioni.

Sarò ripetitivo e me ne scuso, ma l’invasione delle tecnologie digitali mi turba per i riflessi personali e per le profonde modificazioni sociali e mentali con cui è difficile fare i conti e reagire come si dovrebbe.

Aneddoto: un adolescente che conosco mi racconta di certe sue pene d’amore che fanno tenerezza. Capita a tutti di averne vissute, specie in un’età in cui si mischiano crescita fisica e mentale, tempesta ormonale, ricerca di sé stessi, misure da prendere con familiari e amici e tutto il resto che conosciamo, perché ci siamo passati.

Ebbene, il mio interlocutore mi spiega che ha un amico utile e comprensivo con cui parlare: ChatGPT, il diffuso strumento di Intelligenza Artificiale.

Ancora un po’ e casco dalla sedia su cui sono seduto. Obietto, naturalmente, ma con candore vengo rassicurato di come sia una scelta giusta e che le risposte e i consigli ottenuti sono del tutto ragionevoli.

Il caso mi fa incappare su di un articolo di The Economist, che scava questa pista.

Dice il giornale inglese: “L'idea che gli esseri umani possano stringere relazioni con personaggi fittizi dell'intelligenza artificiale (ia) un tempo sembrava fantascienza. Ora non lo è più. In tutto il mondo le persone stanno trovando compagni, a vari livelli, nell'IA.

Alcune li usano come amici virtuali, altre come mentori, terapeuti o amanti. Molte si sono iscritte a una delle numerose app disponibili.

Character.ai, per esempio, ha venti milioni di utenti attivi al mese e nel 2024 ha firmato un accordo da 2,7 miliardi di dollari con Google. Si può trovare compagnia in chatbot originariamente progettati per aumentare la produttività sul lavoro, come ChatGPT”.

E ancora: “Secondo un sondaggio del Centre for demography and technology, un'organizzazione che si occupa di diritti civili, il 42 per cento degli studenti delle scuole superiori statunitensi dichiara di aver interagito con l'intelligenza artificiale trattandola come un'amica (il 19 per cento dice di avere una relazione sentimentale con il bot).

Inoltre gli amici basati sull'intelligenza artificiale stanno diventando più sofisticati: la prossima versione di Chatgpt sarà in grado di comportarsi "in modo più umano" e permetterà anche contenuti "erotici" per adulti verificati, ha detto Sam Altman, l'amministratore delegato della OpenAi”.

Insomma: esiste piena coscienza della strada di rimbambimento in corso di noi essere umani in una logica di masochismo manifesto.

Leggo ancora: “Una recente ricerca del Massachusetts institute of technology (Mit) e della OpenAI, che ha analizzato milioni di messaggi su ChatGPT, ha rilevato che un uso quotidiano costante è correlato a una maggiore solitudine. Non è chiaro, tuttavia, se la solitudine comporti un uso più intenso o se l'uso intenso porti alla solitudine. E poiché gli amici virtuali sono sempre disponibili e capiscono i nostri desideri e li soddisfano senza avere preferenze proprie, stanno addestrando i loro utenti umani ad avere aspettative irrealistiche sulle relazioni”.

Il finale, non è certo gioioso: “La capacità di pensare da soli potrebbe atrofizzarsi, soprattutto se tutte le informazioni sono mediate da una macchina. Qualcuno potrebbe avere difficoltà a stabilire relazioni - per quanto fastidiose possano essere - perché non è più abituato a farlo. Se tutti avessero un amico virtuale sempre pronto a schierarsi dalla loro parte, si creerebbero delle "camere di risonanza personali di validazione" in cui non sono stimolati a pensare con la propria testa, sostiene Jamie Bernardi, un esperto britannico d'intelligenza artificiale. Il timore non è che l'intelligenza artificiale scateni Terminator, ma che, pur offrendo compagnia, romanticismo e capacità decisionali, possa intorpidire alcuni aspetti essenziali della nostra umanità”.

n Non verremo in apparenza sostituiti da macchine e robot, ma svuotati del nostro modo di essere. Quindi più o meno il risultato sarà lo stesso.