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27 feb 2026

Calamandrei: una Costituzione che deve essere “presbite”

di Luciano Caveri

Un gigante morale, partigiano, padre costituente, umanista laico, poeta della democrazia.

Parlo di Piero Calamandrei (1889–1956), uno dei protagonisti del pensiero democratico del Novecento, che è stato testimonial del ruolo che ebbe il Partito d’Azione, schiacciato purtroppo dalla polarizzazione della politica italiana fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista.

Perché poeta? Perché scrisse la celebre epigrafe antifascista ”lapide ad ignominia” contro il feldmaresciallo Albert Kesselring. Ciò avvenne nel 1952 in risposta alle dichiarazioni del criminale nazista e fu collocata in diverse località italiane, tra cui proprio Aosta davanti alla scuola Manzetti dove sorge il monumento dedicato alla Resistenza.

Ecco il testo:

Lo avrai, camerata Kesselring,
il monumento che pretendi da noi italiani,
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio,
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità,
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono,
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio dei torturati,
più duro d'ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto giurato
fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità, non per odio,
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade, se vorrai tornare,
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno,
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

Per me questi ammonimenti non perdono per nulla la loro freschezza, anzi! Attraversano il tempo contro certi revisionismo o negazionismi, quando intendono cambiare la lettura della Storia e - per dirla in modo spiccio - girare la frittata.

In questo periodo in cui ci si scanna sul Referendum confermativo sulla Giustizia con toni eccessivi e certe violenze verbali, che finiscono per prescindere dai contenuti della riforma, facendone una specie di ordalia che avvelena i pozzi. Non si può non ricordare la celebre frase di Calamandrei "La Costituzione deve essere presbite, deve vedere lontano, non essere miope". L’autore voleva sottolineare che una Carta Costituzionale non può limitarsi a risolvere i problemi contingenti o a riflettere gli equilibri politici di un singolo momento storico, ma deve avere una visione di lungo periodo.

Bene rifletterci, pensando all’uomo e al politico dal forte rigore morale che lo rendeva "troppo intransigente per gli accomodanti" (come notava Bobbio), ma al tempo stesso tollerante delle idee altrui.

Di lui si diceva avesse una parola elegante, arguta, ironica e tagliente (soprattutto nella polemica politica), ma anche intensità dei sentimenti* e una vena letteraria/fantastica (scrisse favole, versi, racconti di guerra con moralismo pedagogico e fantasia sbrigliata).

Calamandrei pronunciò le parole sul destino della Costituzione durante i lavori dell'Assemblea Costituente, specificamente nella seduta del 4 marzo 1947. In quella fase, i "padri costituenti" erano chiamati a scrivere le regole fondamentali dell'Italia post-fascista. Il dibattito era acceso tra le diverse forze politiche (comunisti, socialisti, democristiani, liberali) che spesso tendevano a voler inserire nella Carta norme legate ai propri interessi elettorali o a paure immediate. Chiaro come il messaggio assuma un ammonimento per il presente?

Calamandrei sosteneva che, proprio per "vedere lontano", i costituenti dovevano sforzarsi di trovare un linguaggio comune e principi condivisi che potessero fare da "casa" a tutti gli italiani, indipendentemente dalle future maggioranze politiche.

Lo stesso Calamandrei nel “Discorso agli studenti milanesi” del 1955 spiegò che la Costituzione non è solo un elenco di regole, ma un programma politico e sociale da attuare, che deve evitare di essere travolta dalle "passioni" o dalle convenienze del momento.

Ecco perché, comunque la si pensi (io voterò sì), bisognerebbe avere equilibrio nel confronto e non buttare benzina sul fuoco.