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31 dic 2025

Benvenuto 2026 e allo Zeitgeist

di Luciano Caveri

Comincerei con una parola non molto adoperata: “Zeitgeist”, termine tedesco che significa letteralmente "spirito del tempo“ o "spirito dei tempi”. Infatti mette assieme “Zeit” ("tempo") con “Geist” (spirito" o "fantasma").

Indica il clima intellettuale, culturale, morale, etico e politico dominante in una determinata epoca storica.

Rappresenta l'insieme di idee, tendenze, sentimenti e valori prevalenti in un periodo specifico, che influenzano il pensiero, i comportamenti e le creazioni delle persone. È come l'"atmosfera" culturale di un'era, spesso invisibile ma percepibile in arte, letteratura, politica e società.

Qualcosa che aleggia e dimostra lo stato d’animo che si diffonde.

Per fare un esempio concreto fissiamo solo due passaggi. Mentre Zeitgeist degli anni '60 includeva movimenti per la pace, diritti civili e controcultura, oggi si parla spesso dello Zeitgeist digitale, dominato da social media, IA e connettività globale.

Il concetto esisteva già in latino come “genius saeculi* ("spirito del secolo"), mentre la parola di cui parliamo fu introdotta nel 1769 dal filosofo tedesco Johann Gottfried Herder.

Ma divenne più diffusa grazie a Georg Wilhelm Friedrich Hegel nella filosofia idealistica, che lo collegava allo sviluppo storico dello "spirito assoluto". Hegel lo associava al progresso della storia, dove ogni epoca ha il suo spirito caratteristico.

Oggi, in modo più semplice e nel linguaggio corrente si usa “mood” può somigliare a “Zeitgeist”in certi contesti, soprattutto quando si parla di un “mood collettivo” o sociale.

Anche il termine "mood" ha radici antiche, circa 1000 anni fa, e interessanti per le mutazioni nel suo uso. La parola deriva, infatti, dall'inglese antico “mōd", che originariamente aveva un significato molto più forte di quello attuale. All'epoca indicava: cuore, spirito, coraggio, orgoglio. la parola è imparentata con il termine tedesco "Mut", che ancora oggi significa principalmente "coraggio".

Nel corso dei secoli, Mood si ê trasformata.

Nel Medioevo ha iniziato a indicare una disposizione d'animo temporanea (rabbia, gioia, tristezza). Nell'800 ha assunto l'accezione di "clima" o "atmosfera" di un'opera d'arte o di un luogo. Oggi - a dimostrazione che certe parole non si buttano via - è diventato un termine universale nel gergo di internet per descrivere uno stato mentale in cui ci si identifica.

Si può osservare come Zeitgeist sia di fatto più ampio: include non solo l'umore, ma anche idee intellettuali, valori morali, trend culturali e politici. Non è solo "come si sente la società", ma "cosa pensa, crede e valorizza" in quel momento storico.

Nei mesi venire vorrei continuare a scrivere, cercando nuove piste utili per me e per chi mi legge, che spero comprenda lo sforzo quotidiano.

Ogni anno nuovo porta con sé speranze, preoccupazioni, illusioni, attese e tutti quei buoni propositi che mettiamo in fila come fossero dei soldatini.

So che bisogna essere cauti. Emil Cioran con il suo realismo: ”Insorgo contro tutti i miei buoni propositi e li abbandono puntualmente, con una perseveranza degna di miglior causa”.

Quasi peggio, ma più poetico, Fernando Pessoa: ”Ogni volta che i miei propositi, per effetto dei miei sogni, si sono innalzati al di sopra della quotidianità della mia vita e per un momento mi sono sentito alto, come un bambino su di una altalena, sempre, come lui al giardino municipale, sono dovuto scendere e riconoscere la mia sconfitta”.

Ma quest’oggi, con spirito più costruttivo, mi limito ad un augurio affettuoso per l’anno nuovo a tutti coloro che qui, quotidianamente, mi seguono.