Per la Treccani la parola dell’anno del 2024 fu “rispetto”, mentre quella del 2025 è stata “fiducia”.
Già “rispetto” non era per niente male e la spiegazione era illuminante: “Il rispetto non è un semplice ossequio, ma l'atto di fermarsi a guardare meglio l'altro, prestandogli attenzione, cura e considerazione, invece di ignorarlo o calpestarlo”.
L’annuncio su “fiducia” è stato fatto ufficialmente all’incirca un mese fa e la parola - secondo gli esperti di Treccani - è stata scelta per la sua attualità, la valenza etica e la rilevanza sociale in un periodo segnato da incertezze geopolitiche, economiche e sociali.
Più in dettaglio la fiducia emerge come risposta al bisogno diffuso di guardare al futuro con aspettative positive e sottolinea l’importanza di relazioni solide e affidabili: tra individui, tra cittadini e istituzioni, tra comunità. Non è solo un sentimento passivo, ma una pratica quotidiana, un patrimonio etico da costruire e meritare con gesti concreti.
La definizione esatta dal Dizionario Treccani la descrive come “l’atteggiamento di tranquilla sicurezza che nasce da una valutazione positiva di una persona o di un gruppo di persone, verso altri o verso sé stessi”.
Etimologicamente radicata nel latino fides / fidelitas, la parola richiama concetti di affidabilità, fedeltà, speranza e responsabilità verso il futuro.
Secondo Treccani, fiducia è una parola fragile ma necessaria, un invito a ricostruire legami in un’epoca di fratture.
Ad abundantiam, questa stessa parola - nella versione inglese “trust” - è stata considerata la più importante nel marketing. In un web pieno di contenuti generati dall'intelligenza artificiale e potenziali fake news, i brand che riescono a dimostrare di essere "umani" e trasparenti sono quelli che ottengono i risultati migliori.
Quindi nella stessa parole si mischiano etica con l’utile e il dilettevole.
Nell’epoca in cui viviamo, piuttosto tribolata, emerge come speranza o almeno come sollecitazione un pensiero vivido di Hannah Arendt: “La fiducia nel mondo umano nasce dal fatto che possiamo fare promesse e mantenerle. Senza questa possibilità, nessuna comunità potrebbe durare, perché la fiducia reciproca è il fondamento invisibile di ogni azione comune”.
Cosi un’altra grande personalità femminile come Simone Weil: “La fiducia è una forma di attenzione pura. È il silenzio con cui accogliamo l’altro senza volerlo possedere, la forza che permette alla verità di mostrarsi senza essere forzata”.
Personalmente penso di avere entrambe le forme di fiducia.
La prima è avere fiducia in sé stessi, che è quella che è preziosa nella vita, come un carburante che ti permette di vivere don serenità nei momenti buoni e soprattutto quello più difficili.
La seconda - anche se spesso ho peccato di ingenuità - è la fiducia verso il comportamento degli altri. Non sono un dietrologo che guarda agli altri con atteggiamenti da malfidente e tendo ad aprirmi con la fiducia necessaria.
Penso che sia l’atteggiamento giusto e, quando arrivano delle delusioni da parte di chi doveva avere sfiducia e non fiducia, considero quanto avvenute le persone che ne sono state protagoniste come un incidente di percorso e anche un mio errore da cui trarre il necessario insegnamento.
Rimuginare è un verbo da lasciar perdere per la sua intrinseca inutilità.