Memoria e silenzi

Matteo Salvini, Vladimir Putin e Luigi Di Maio a Roma nel luglio 2019Su Vladimir Putin e le sue amicizie italiane sappiamo tutto. Nessun mistero: basta riavvolgere il nastro e troveremo per filo e per segno quegli esponenti politici che indugiavano in esaltazioni del leader russo. Non erano cortesia diplomatica o obblighi protocollari, era stima, considerazione e persino di più.
Circolano filmati sintetici di Matteo Salvini in cui usava Putin come esempio di democrazia. «Farei cambio tra Renzi e Putin domattina, altro che dittatore», twittava il leader della Lega il 18 ottobre 2014.
«Europarlamento attacca Russia e Ungheria anziché pensare a problemi reali. Fra Renzi e Putin, scelgo PUTIN», con tanto di maiuscole.

il 9 maggio 2015 Salvini pubblicava due foto al fianco di Putin, con la didascalia più chiara possibile: «Io sto con lui».
In un tweet di gennaio 2017 Salvini posta un selfie direttamente da Mosca, con tanto di colbacco e occhiali da sole. «Se Parisi e Berlusconi scelgono Merkel dell'Euro dell'immigrazione, no problem! Io scelgo il coraggio di Putin, Trump e Le Pen. #Liberi».
La foto in cui Salvini stringe la mano a Putin ritorna spesso. A marzo 2018 la ripostava per augurarsi che «i russi rieleggano il presidente Putin, uno dei migliori uomini politici della nostra epoca, e che tutti rispettino il voto democratico dei cittadini».
Il 25 novembre 2015, pochi giorni dopo gli attentati di Parigi: il leader della Lega si fa fotografare al Parlamento europeo di Strasburgo con una t-shirt con volto di Putin e didascalia: «Qui Strasburgo. E' appena intervenuto Mattarella, che ha detto che chiudere e controllare le frontiere non serve. No, certo, facciamo entrare altri milioni di immigrati... Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!».
In queste settimane Salvini si è sforzato di cambiare registro ed almeno di questo gli va dato atto, ma lo scomodo passato non si cancella.
Colpiscono invece anche per contrasto ai tentativi mimetici del capo della Lega i silenzi di altri estimatori come Silvio Berlusconi, che con Putin ha passato seratone in Russia con l'amico, ben ricambiate con serate eleganti nel villone berlusconiano in Sardegna.
Diceva il Cavaliere nel 2015, sulla personalità del dittatore russo: «Una persona rispettosa degli altri, un riflessivo, un uomo profondamente liberale, uno che mantiene la parola data è veramente un democratico». E ancora: «Oggi è indubitabilmente il numero uno tra i leader del mondo».  
Ricordo ancora: «Vladimir Putin è un leader eccezionale. Io sono legato da un'amicizia fraterna a lui. E lo conosco per quello che è realmente: è il contrario dell'immagine che i media di tutto il mondo gli hanno creato addosso. Mister Putin ha un grande rapporto con i cittadini russi. Lui vince le elezioni con una grande quantità di voti ed è amato dalla sua gente».
Ora tace.
Idem Beppe Grillo, inventore dei pentastellati e per questo meritevole dei disastri dei suoi "ragazzi", che hanno avvelenato la politica italiana.
Grande ammirazione per Putin: «La politica estera degli Stati Uniti è stata un disastro sotto Obama. Se Trump ha voglia di convergere con Putin, di rimettere le cose sulla giusta strada, non può che avere il nostro appoggio. Due giganti come loro che dialogano: è il sogno di tutto il mondo! Eravamo in guerra fredda, con l'arma nucleare. La politica internazionale ha bisogno di statisti forti come loro. Considero questo un vantaggio per l'umanità. Putin è quello che dice le cose più sensate sulla politica estera».
Il 16 febbraio, quando l'attacco del Cremlino era ormai chiaro, aveva pubblicato sul blog un articolo eloquente: «Basta con la russofobia». Un intervento - lo ricordava Claudio Bozza sul "Corriere" - per interposta persona, visto che l'autore era Danilo Della Valle, presentato come titolare di un master in comunicazione e consulenza politica "Escuela del buen vivir" del ministero degli Esteri dell'Ecuador. «La narrazione classica russofoba - uno dei passaggi chiave - avviata con il mito dell'espansionismo russo e la fabbricazione del falso testamento di Pietro il Grande ad opera di Luigi XV, coadiuvato da diversi aristocratici polacchi, continua ad essere alimentata ancora in Europa».
Poi il silenzio tombale, come fanno quelli che sanno di avere la coscienza sporca. Neanche una parolina per un verboso come lui impressiona.
Infine una nota di attualità: il "premio Nobel dell'Ipocrisia" va all'ambasciatore russo Sergey Razov, che ha denunciato il quotidiano "La Stampa" «per l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato» per un articolo del quotidiano su Putin. Che coraggio!

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