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20 ago 2026

Il gregge, le democrazie e il pensiero critico

di Luciano Caveri

Meglio subito fare ammenda, prima di sviluppare un pensiero, e precisare che andrebbe smontato il luogo comune secondo il quale le pecore sarebbero animali semplicemente “remissivi, stupidi e passivi”

Inutile negare, invece, il loro forte istinto gregario. Studi scientifici spiegano come ci siano pecore “audaci” e “timide”e in piccoli gruppi i ruoli di guida si alternano in modo dinamico: non c’è un capo fisso, ma un sistema di leadership temporanea che permette una forma di “intelligenza collettiva”. Gli stessi spiegano che le pecore mostrano emozioni, capacità di problem-solving e di apprendimento. Nel gregge esiste una strategia evolutiva efficace contro i predatori (effetto “selfish herd”: stare al centro del gruppo aumenta le probabilità di sopravvivenza). Seguono il gruppo in modo molto stretto e sono facili da guidare da un pastore o da un cane, ma questo non equivale a stupidità o totale mancanza di iniziativa.

Ma certi pregiudizi servono a noi umani per esprimere giudizi in modo sintetico. Così ”Essere dei pecoroni” è un’espressione spregiativa italiana che indica persone pavide, passive, conformiste e servili: individui che seguono acriticamente il gregge o le direttive altrui, senza volontà propria, senza reagire alle sopraffazioni e spesso facili da manipolare. Facile vedere i casi di feroci dittature, ma vediamo che questo avviene anche nel cuore delle democrazie.

Spicca pure una parola, “appecoronato”, che deriva direttamente da pecora / pecorone, con il prefisso a- (che indica «rendere simile a» o «divenire») e la desinenza del participio passato.Indica una persona che si comporta in modo acritico, servile e conformista verso qualcuno o qualcosa: «si è fatta pecora», segue passivamente come un pecorone, senza indipendenza di giudizio.

La parola pecorone, appena citata, è l’accrescitivo di pecora (dal latino pecora, plurale di pecus «bestiame/pecora»). In senso figurato (attestato già dal XIII-XIV secolo) descrive una persona inetta, vile, codarda o sciocca che si comporta «da pecora»: si lascia guidare passivamente come un animale del gregge, senza discernimento né reazione. treccani.it I dizionari (Treccani, De Mauro, Sabatini Coletti, Hoepli) convergono su questo: «persona pavida, passiva e conformista»; «persona vile che si lascia sottomettere»; «che segue servilmente quello che dicono o fanno gli altri».

Traslata da certi comportamenti emerge “La teoria del gregge” (in inglese “herding theory” o “herd behavior”) descrive la tendenza degli individui a conformarsi alle decisioni o ai comportamenti della maggioranza, piuttosto che agire in base a informazioni o giudizi propri e indipendenti.Nasce nell’economia comportamentale e nella finanza per spiegare fenomeni come bolle speculative, crolli di mercato e panico finanziario, dove gli investitori tendono a imitare le scelte altrui invece di basarsi su un’analisi razionale autonoma.

Oltre alla finanza, il concetto si applica a comportamenti di consumo (mode, tendenze virali), decisioni politiche, diffusione di opinioni sui social media, e persino a fenomeni come la disinformazione. Ciò può portare a decisioni collettive irrazionali, amplificare volatilità e instabilità (es. bolle immobiliari, crash di borsa), o creare “cascate informative” dove errori iniziali si propagano nel gruppo.

Si applica bene anche alla politica, ed è un framework spesso usato da politologi e commentatori per spiegare le “bolle di consenso” che si gonfiano e sgonfiano rapidamente. Il caso italiano recente offre effettivamente diversi esempi che si prestano a questa lettura.

Quando i sondaggi mostrano un leader in ascesa, questo genera un effetto trainante — elettori indecisi si spostano verso chi “sembra vincere”, rafforzando il trend indipendentemente da un giudizio autonomo sui contenuti. Salvini nel 2018-2019 (picco post “Papeete”) e Renzi nel 2014 (post europee, 40%) sono casi da manuale di rapida crescita di consenso alimentata da questo meccanismo mediatico-sociale.L’amplificazione mediatica e la logica degli algoritmi social premiano chi genera già engagement, creando un circolo che assomiglia proprio all’“effetto gregge”. Ma questo sostegno è guidato più dall’emulazione sociale che da un’adesione profonda e ragionata, è strutturalmente instabile. Basta un evento che rompa la narrazione dominante (un errore, uno scandalo, un cambio di percezione mediatica) perché la stessa dinamica si inverta rapidamente e il “gregge” cambi direzione con la stessa velocità con cui si era formato. Questo spiegherebbe il crollo di Renzi dopo il referendum costituzionale del 2016 e la parabola discendente di Salvini dopo il Papeete (Conte II, poi il calo elettorale successivo).

Certo a pesare su certi revirement pesano anche contesto economico, eventi esogeni (pandemia, crisi migratorie) e errori strategici concreti dei leader stessi. Ma pecore, pecoroni e gregge tornano sempre utili per ragionare.