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02 mag 2026

”Saggio”: una parola, due origini

di Luciano Caveri

Ricordo, in un flash, un pensiero di Immanuel Kant che mi colpi: la filosofia come ”scienza della saggezza”, risultato dell’uso maturo della ragione autonoma (”sapere aude”: osa pensare con la tua testa).

Così mi ha incuriosito riflettere sulla singolarità della parola “saggio”, che mi frullava nella testa per la sua ambiguità, causata in realtà dalla mia ignoranza.

In italiano la parola “saggio” è, infatti, polisemica - una parola che possiede più significati correlati tra loro, ma distinti - per la semplice ragione che deriva da due etimologie diverse, che si sono sovrapposte nella lingua italiana.

C’è un ”saggio”, che è aggettivo o sostantivo, che significa prudente, sapiente. Deriva dal francese antico sale (o provenzale), che viene dal latino parlato sapius (dal verbo sapĕre, cioè avere senno, sapere).

Usato - da Treccani - per definire persone assennate, equilibrate, dotate di saggezza derivata dall’esperienza (un saggio consiglio, i sette saggi dell’antichità, comportarsi da saggio).

C’è un altro ”saggio” che significa prova, esame, campione, scritto breve. Deriva dal latino tardo exagium (“peso, misura, bilancia”), dal verbo exigĕre = pesare, esaminare (stessa radice di esigere, assaggiare).Significato originario: prova o pesatura per verificare qualità (saggio dell’oro, saggio chimico, assaggio di un cibo).

Da qui si è esteso nel modo differenziato a seguire sempre da dizionario. Campione/piccola quantità (un saggio di caffè, saggio gratuito). Prova di abilità (dare un saggio di sé, saggio ginnico/musicale).

Scritto monografico o breve trattazione (il significato letterario moderno, influenzato dal francese essai di Montaigne, inteso come “tentativo/esperimento” intellettuale, Nel corso dei secoli, le due parole si sono omofone (stessa forma) e hanno convissuto, arricchendo la polisemia.

Trovo non male il pensiero da cartiglio dei Baci Perugina che “leggere i saggi fa diventare saggi”. Chiedo perdono per la freddura.

Tuttavia, trovo preziosa la saggezza perché consente equilibrio e sicurezza di fronte a prove impegnative e a problemi complessi. E trovo, tuttavia per quanto possa sembrare banale, che è proprio in momenti difficili che ce n’è più bisogno, come si evince dalla Storia e da tanti protagonisti di passaggi delicati manifestatisi nel tempo.

Contesto l’automatismo fra saggezza e vecchiaia. La saggezza non è automatica con l’età: è una conquista personale fatta di umiltà, curiosità e riflessione, possibile a qualsiasi età.

Certo con la vecchiaia si accumula esperienza, ma senza riflessione diventa solo routine o rigidità. Molti anziani restano ancorati ai pregiudizi della giovinezza senza averli mai messi in discussione.

Un giovane può essere saggio grazie a intelligenza, empatia, letture, sofferenza precoce o educazione profonda.

Leggendo alcune teorizzazioni sul tema, alla fine trovo in effetti due scuole di pensiero, già in parte evocate. Vi è chi considera la saggezza come una serie processi mentali che consentono una maggiore consapevolezza e capacità di regolare pensieri, obiettivi ed emozioni in situazioni sociali complesse. E chi ritiene che derivi, invece, da lezioni apprese attraverso esperienze intense e dilemmi. Possono essere traumi, come una rottura sentimentale o una malattia, ma la saggezza si può ottenere anche grazie a esperienze semplicemente impegnative.

Chissà che i due aspetti alla fine non si intreccino nella ricerca di avere quel quid di saggezza che, senza troppe pretese, ci può aiutare a vivere meglio.