L’ambientalismo estremista è una delle ragioni di crescita delle destre in alcuni Paesi del mondo per una semplice considerazione: strategie troppo aggressive, che provengono dalla sinistra della sinistra, possono inquietare l’opinione pubblica con conseguenze sul voto.
Sono loro, i radicalizzati, a creare manifestazioni clamorose e fastidiose, a intasare le amministrazioni di ricorsi in Tribunale, a creare comitati sempre contro, a moltiplicare petizioni infinite, a dimostrare sicumera su qualunque cosa, come se fossero depositari dí chissà quale Verbo. Esiste una logica del NO ad oltranza, che li rende insopportabili nella loro militanza assillante e tormentosa.
Con questi modi di fare sono riusciti a collaborare grandemente all’emergere - anche se certo non è la ragione esclusiva - di personaggi come Trump.
Interessante a questo proposito vedere gli esiti all’estremo opposto e cioè come il troppo che stroppia crei danni.
Ne ha scritto Le Monde in un editoriale: ”L’attacco dell’amministrazione Trump alla transizione ecologica è di una violenza inaudita. La lista è lunga: impegno a riaprire le centrali a carbone, agevolazioni per la produzione di petrolio e gas, ostacoli per le energie rinnovabili, offensiva contro i veicoli elettrici, procedure per smantellare le norme per la tutela ambientale, uscita dall’accordo di Parigi sul clima. L’attacco passa anche dalla demolizione delle conoscenze scientifiche sul clima, attraverso licenziamenti a tappeto, tagli al bilancio, congelamento dei programmi e divieto ai ricercatori di partecipare ai congressi”.
Ecco servito il danno sui danni del cambiamento climatico, una specie di “piove sul bagnato” che preoccupa. Questo perché il cambiamento climatico esiste e bisogna affrontarlo senza isterie e ansie e soprattutto senza trasformarlo - come capita con certi gruppi chiassosi - in proclami deliranti.
Ancora l’articolo: “Gli Stati Uniti, primi produttori di petrolio e al secondo posto nel mondo per le emissioni di gas serra, ostacolano la battaglia contro il riscaldamento climatico in un momento in cui le possibilità di mantenere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi si stanno esaurendo. Non solo Washington non rispetterà gli impegni presi per il 2030, ma sta frenando la transizione nei paesi in via di sviluppo sospendendo gli aiuti e favorendo i negazionisti. Le guerre in Ucraina e a Gaza, le tensioni sul prezzo dell’energia e l’austerità hanno indebolito il multilateralismo, anche sul clima”.
Gli eccessi creano una logica di causa-effetto che cancella anche quanto era salutare per il Pianeta.
Così si insiste sul punto: “L’attacco passa anche dalla demolizione delle conoscenze scientifiche sul clima, attraverso licenziamenti a tappeto, tagli al bilancio, congelamento dei programmi e divieto ai ricercatori di partecipare ai congressi. Gli Stati Uniti, primi produttori di petrolio e al secondo posto nel mondo per le emissioni di gas serra, ostacolano la battaglia contro il riscaldamento climatico in un momento in cui le possibilità di mantenere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi si stanno esaurendo. Non solo Washington non rispetterà gli impegni presi per il 2030, ma sta frenando la transizione nei paesi in via di sviluppo sospendendo gli aiuti e favorendo i negazionisti. Le guerre in Ucraina e a Gaza, le tensioni sul prezzo dell’energia e l’austerità hanno indebolito il multilateralismo, anche sul clima. In molti paesi l’ambientalismo è diventato impopolare e le norme che ha ispirato sono state contestate”.
Infine: “Ora che l’Unione europea cerca di rafforzare la sua sovranità, relegare la causa ambientalista in secondo piano sarebbe un grave errore. Gli investimenti nell’autonomia energetica consentirebbero di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. In ogni angolo del pianeta si ripetono eventi climatici estremi che mettono in pericolo la vita e il benessere delle persone. Sono la dimostrazione che la sicurezza in Europa, se non sarà anche climatica, sarà impossibile. Invece di arrendersi davanti agli ostacoli, i leader europei devono cercare di superarli”.
Vero e bisogna superare le logiche estremistiche degli uni e degli altri, a conferma che solo la misura, il buonsenso e la mediazione politica servono a evitare situazioni nocive di impasse.