Caro Alexis

Alexis...Caro Alexis,
sei il mio figlio più piccolo e mi indirizzo a te, perché i tuoi "fratelloni", Laurent e Eugénie, sono ormai adulti e come tali sanno ben capire questa guerra terribile scoppiata in Europa.
So bene che a scuola ti hanno spiegato quanto sta avvenendo: ho visto quanto vi hanno fatto leggere e dunque condivido l'approccio sensato che hanno avuto nello spiegarvi con garbo quanto sta avvenendo. Il silenzio sarebbe stato negativo, quando le immagini dell'orrore irrompono dai televisori di casa nostra. Anche noi genitori ti abbiamo spiegato i fatto e tu, ormai quasi dodicenne, hai ascoltato, hai chiesto e hai capito. Segno che siamo riusciti - assieme ai tuoi insegnanti - a spiegarti la drammaticità dei fatti. E' importante farlo, perché voi ragazzini ne parlate fra di voi e con il vostro telefonino (so che sei stato l'ultimo della tua classe ad averlo) o con il tablet potete comunque curiosare, malgrado i controlli parentali che ti impediscono di esagerare.

Vorrei però scriverti di questa guerra, che turba anche noi, mamma e papà, che ne parlano fra loro, commentando quanto sta avvenendo ormai da troppo tempo. Anche noi, come ogni tanto anche tu dai a vedere, abbiamo paura per quanto sta accadendo laggiù per la tragicità degli eventi sanguinosi, per la terribile violenza innescata dalla Russia, per il dolore di chi resta e di chi fugge.
Ti abbiamo spiegato la storia della bomba atomica ed abbiamo visto nei tuoi occhi intelligenti quella consapevolezza di un'umanità che sa farsi del male e che vive sotto una minaccia incombente. Abbiamo guardato insieme le immagini di questo Vladimir Putin che racconta la sua storia e ti abbiamo spiegato che cosa siano stati e cosa siano i dittatori, che ammaliano i popoli e li privano delle loro libertà.
Ti ho raccontato dei tuoi nonni e dei tuoi bisnonni e dei dolori che hanno vissuto nelle loro vite. Storie personali che si sono incrociate con la grande Storia, che tu stai studiando a scuola. Storia che è piena di guerra è proprio la generazione di tuo papà si era illusa che in Europa la guerra non si sarebbe più stata. Già nei vicini Balcani - ti ho raccontato di esserci stato verso la fine della guerra - negli anni Novanta battaglie e stragi erano suonate come un ammonimento terribile. Ora è l'Ucraina con in più la minaccia nucleare.
Ti troverai spesso anche tu ad invocare la Pace, che è un ideale meraviglioso da perseguire, ma ti abbiamo spiegato - ricordando l'antifascismo della tua famiglia - che esiste il diritto legittimo a difendersi ed a combattere i tiranni e sono certo che lo hai capito con quel sottile senso di ironia che hai ereditato da nonno Sandro e che ti proteggerà in futuro.
Ti siamo vicini e ogni dubbio o timore ce lo devi riferire. Il mondo brutto e cattivo che vedi nelle immagini che ci arrivano dall'Ucraina non è un incubo, ma un ammonimento che porterai sempre con te per crescere consapevole che dalle rovine di questa guerra bisognerà ricostruire una civile convivenza e tu, piccolo valdostano cittadino europeo, potrai - ma ti tocca studiare! - dare il tuo contributo.
Papà

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