blog di luciano

Il ritorno dei visi

Basta mascherine?Già andando a Chamonix qualche settimana fa, in una delle mie gite Oltralpe che amo per le ovvie similitudini ed i legami storici, avevo visto come in Francia si fosse scelta con qualche anticipo la cessazione di alcune misure di profilassi, cui ci eravamo abituati in questo lungo periodo di pandemia. Andato ad Annecy in queste ore, ho visto invece un sostanziale "liberi tutti", che da noi è progressivamente stato postposto nelle settimane a venire.
Comunque sia, questa "libertà" francese è stata un'esperienza spiazzante, perché apparsa come un epilogo che si spera essere veritiero di un'epoca cupa.
Quel che colpisce e stupisce in positivo è ritrovare perché senza più mascherina i visi delle persone, che sono poi fra gli aspetti principali della nostra capacità di riconoscere gli altri e di percepire noi stessi. Inutile dire quanto ci sia mancato vederci nella completezza dei nostri lineamenti. L'assenza del sorriso, ad esempio.

Generazioni di fronte alla guerra

Lo scrittore francese Arthur DreyfusArthur Dreyfus è uno scrittore franco-svizzero nato nel 1986 e dunque un "Millennial", parola che indica la generazione dei nati tra il 1981 e la metà degli anni '90.
E' interessante constatare, leggendo un suo articolo su "Le Monde", come giustamente ogni generazione legga con il filtro delle proprie esperienze i tragici avvenimenti dell'Ucraina e Dreyfus lo fa con grande onestà. Per questo vorrei citare alcuni passaggi chiave.
Si parte da un momento intimo, familiare: «Trois jours avant l'invasion de l'Ukraine par l'armée poutinienne s'éteignait mon grand-père, à 99 ans. Matricule 39986 du camp de Flossenbürg, il répéta toute sa vie qu'il avait été déporté comme résistant, non "seulement" comme juif. Il avait choisi de se battre pour un idéal; contre une idéologie infernale».

Memoria e silenzi

Matteo Salvini, Vladimir Putin e Luigi Di Maio a Roma nel luglio 2019Su Vladimir Putin e le sue amicizie italiane sappiamo tutto. Nessun mistero: basta riavvolgere il nastro e troveremo per filo e per segno quegli esponenti politici che indugiavano in esaltazioni del leader russo. Non erano cortesia diplomatica o obblighi protocollari, era stima, considerazione e persino di più.
Circolano filmati sintetici di Matteo Salvini in cui usava Putin come esempio di democrazia. «Farei cambio tra Renzi e Putin domattina, altro che dittatore», twittava il leader della Lega il 18 ottobre 2014.
«Europarlamento attacca Russia e Ungheria anziché pensare a problemi reali. Fra Renzi e Putin, scelgo PUTIN», con tanto di maiuscole.

Dittatori

Il 'Democracy Index' del 2021Vladimir Putin è riuscito nella mirabile impresa di essere nell'elenco dei dittatori e finirà probabilmente morto ammazzato com'è avvenuto per molti fra di loro.
Nell'antica Roma, il "dittatore" (dal latino "dictator -oris", da "dictare, dettare") era un magistrato straordinario che, in situazioni di particolare gravità, era investito di pieni poteri civili e militari, rimanendo in carica sei mesi. Ormai, invece, il termine designa chi è a capo di un regime autoritario e governa in modo dispotico e intransigente, senza ammettere critiche, opposizioni o ingerenze di alcun genere. E questa è descrizione persin buonista.
Charlie Chaplin nel suo celebre film, "Il grande dittatore", fece nel 1940 una feroce del nazismo, avendo l'evidente riferimento con Adolf Hitler ed il nazismo con i misfatti contemporanei al film.

Essere sinceri

Aldo MoroViviamo tempi difficili ed è bene dirselo senza filtri. Questo non vuol dire demordere o lasciarsi andare ad ansie o ad angosce, che aggiungono solo un peso. La reattività - oggi si straparla di "resilienza" - deriva proprio dalla consapevolezza e non dal far finta di niente. Per altro saranno i libri di Storia un giorno a rendere conto ex post, a bocce ferme e con la ponderatezza necessaria, delle difficoltà che ci stanno investendo e che nessuno aveva previsto con anticipo. Penso che tutti quelli con la testa sul collo abbiano perfetta consapevolezza del quadro generale in continuo movimento e ci siano momenti in cui sentiamo tutti - ciascuno con i suoi problemi e le proprie responsabilità piccole o grandi - preoccupazione per noi e per i nostri cari.
Per affrontare certe situazioni conta moltissimo essere sinceri nel descrivere il quadro attuale e le prospettive sin dove si riesce ad arrivare credibilmente a prevederle. Già in condizioni normali le pianificazioni non sono per nulla semplici, figurarsi in situazioni come quelle che viviamo.
Luigi Pirandello ha scritto a ragione: «Nulla è più complicato della sincerità», specie in politica.

Diritti e doveri in Europa

Volodymir Zelensky saluta i parlamentari italiani alla fine del collegamentoNon credo che ci debba scandalizzare della maggior generosità che si sta dimostrando verso gli ucraini rispetto ad altri profughi in fuga dalle guerre. Lo dico rendendomi conto di come spesso in questa differenziazione ci siano motivazioni non sempre difendibili, tuttavia bisogna essere realisti nell'affrontare questa crisi tutta europea e la carica di maggior empatia è nei fatti.
Assai probabilmente si sarebbe dovuto affrontare l'allargamento dell'Unione europea a Paesi come l'Ucraina o la Moldavia quando la Russia non era nelle attuali condizioni politiche e militari. Ma, come si dice, non bisogna piangere sul latte versato.
Tuttavia, una qualche riflessione va egualmente svolta. Ci pensavo leggendo un documento che ho avuto dal "Comitato delle Regioni", firmato dai Capidelegazione polacco, rumeno, slovacco e ungherese.

«Né né»

Manifestazione 'né né' a TrentoSi potrebbe a lungo discettare sulle amicizie. L'unica cosa che ho capito è che ce sono di quelle stabili, che non hanno neppure bisogno di grandi frequentazioni, e ce ne sono invece di temporanee, che illuminano momenti della vita.
Quel che è certo è che non ho mai valutato a priori le persone a seconda della loro posizione politica. Ho intrattenuto rapporti amichevoli con persone di estrema destra e di estrema sinistra, convincendomi che molto spesso gli opposti estremismi si toccano per la pervicacia ideologica che plasma i loro pensieri talvolta al limitare della ragionevolezza.
Poi è ovvio che certe affinità elettive abbiano riguardato le amicizie con chi sto bene, che sia la simpatia della compagnia senza affatto politica di mezzo, ma anche con chi non passo il tempo a battibeccare ed a sopportare i suoi ideologismi applicati alla cronaca quotidiana ed alla vita in generale. La dialettica va bene ma non voglio faticare sempre.
Ci pensavo su questa storia della guerra, dopo essermi sorbito la stagione pandemica.

Una primavera difficile

Complottista in FranciaL'equinozio è arrivato ed ha portato la primavera. In soldoni si allungano le giornate, partendo da "æqua-nox", ossia dalla "notte uguale", che indica in partenza quando il giorno e la notte hanno la stessa durata.
La primavera mette di buonumore, anche se ad essere pignoli dovrebbe essere così anche per il giusto contraltare dopo l'inverno. Invece, l'inverno ci lascia con la delusione di una stagione senza neve e freddo e non c'è per nulla da esserne soddisfatti. La mancanza d'acqua sarà un problema serio, che rischia di essere un'altra emergenza. Questo stravolgimento delle stagioni nuoce alle nostre abitudini e ci sbalestra. Il cambiamento climatico non è una Natura capricciosa, ma una trasformazione da affrontare seriamente.

Il retropensiero quotidiano

Il memoriale della Pace ad HiroshimaCi vuole poco per ritrovarsi d'improvviso con un retropensiero che ti accompagna nella quotidianità, come fosse un rumore dì fondo che infastidisce o un acufene che non cessa.
Riflettevo su questo nel corso di un incontro a Roma con importanti funzionari ministeriali del Ministero dell'economia e delle finanze sul tema del "Pnrr", il famoso "Piano nazionale di ripresa e resilienza", il programma di investimenti per accedere alle risorse europee del "Next Generation EU".
Una materia complicata se non caotica, che ha come orizzonte temporale il 2026. Mentre ci si occupava di procedure, finanziamenti, bandi e tutto quel groviglio burocratico che ne consegue, aleggiava nella grossa stanza riunioni dell'enorme palazzo di via XX Settembre (data del 1870 della Breccia di Porta Pia) una comune paranoia fra gli astanti. Questa inquietudine palpabile è: «cosa ne sarà di noi?». Proprio nel momento in cui si programmano gli anni a venire incombe questa variante che mai avremmo immaginato: la guerra in Europa.

Carissimo papà

Io e mio fratello Alberto con papà SandroCarissimo papà,
oggi è la Festa del papà ed ho pensato a te, che ti staresti avvicinando ai 99 anni!
Invece ci ha hai lasciato nel 2009, evitandoti questi anni grami che stiamo vivendo.
Immagino che avresti vissuto questa pandemia maledetta e la guerra vicino a noi con il tuo spirito caustico, temprato da tutte le cose vissute da voi nati negli anni Venti del secolo scorso.
Sai, papà, perché ti scrivo? Non solo per la nostalgia e per il pensiero di te, che resta comunque solidamente dentro il mio cuore e in quelle affinità che il "DNA" non può smentire, ma anche perché ho avuto per farlo un'ispirazione.
Tu non sai che cosa sia "Twitter", ti assicuro che questo strumento "social" ti sarebbe piaciuto. Quando eri già vecchietto smanettavi sul "Televideo" a caccia delle ultime notizie e non solo per avere contezza dell'attualità. Cercavi - immagino - materiale per le tue immancabili barzellette, di cui eri produttore fecondo con quel tuo esprit imbattibile.

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