blog di luciano

La gioia

Un esempio di gioia...Anche oggi irrompono le emozioni e lo faccio con più facilità, perché mi ci immedesimo. Ho sempre pensato quanto sia importante fare il pieno dei momenti lieti della vita. Mi è già capitato di attingere a questi in certe occasioni meno piacevoli. Penso a quando si è persa una persona cara, che ci torna dal passato e resta con noi per sempre.
Quelle emozioni che ci riempiono il cuore. Su "Riza" di Raffaele Morelli c'è una spiegazione del legame del cuore con emozioni e sentimenti: "Si può affermare che il corpo "pulsa" e vive al suo ritmo, quasi a dire che la vibrazione cardiaca contiene il segreto della vita. Il cuore è la pompa meccanica del corpo, ma anche la "centralina" dei sentimenti. Quasi tutte le culture tradizionali attribuiscono al cuore il significato di centro simbolico dell'affettività».

La paura

Una rappresentazione della paura...Dice Elias Canetti: «Non c'è sentimento che cresca più rigoglioso della paura, e saremmo davvero ben povera cosa senza le paure che abbiamo patito. E' una tendenza caratteristica degli esseri umani esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi. Forse, di tutte le cose del mondo, nulla si evolve e si trasforma meno della paura».
Già, è davvero così e questa emozione va davvero adoperata al plurale, "paure". Ogni età ha le sue paure. Se penso a quando ero bambino, credo che sia capitato a molti, era la notte il momento in cui, almeno prima di addormentarmi, ci si distaccava dal giorno con qualche apprensione. Nella mia cameretta volevo che gli armadi fossero chiusi e le coperte ben strette. Avevo come molti un pupazzo "Ciccio" che mi faceva compagnia.

Il dolore

Dolore... celato«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato»
.
(Eugenio Montale)
Nel viaggio attraverso le emozioni mi imbatto nel lato scuro, quello che tutti vorremmo evitare. Mi riferisci a quell'intrico costituito da "tristezza", "dolore", "sofferenza".
Mai come in questo periodo ne abbiamo vissuti molti aspetti, al di là della ordinarietà.
La pandemia è stato un pozzo profondo in cui siamo precipitati, stentando a risalire verso la luce. La tristezza ha invaso le nostre vite, colpire nella quotidianità con un cambio repentino, che ha mutato lo scenario. Penso alla malattia, che ha creato appunto dolore e sofferenza e quel senso di apprensione che si è riversato su di noi come una patina.

La collera

Rabbia secondo 'Pixar'Inizio la disamina delle emozioni nella visione soggettiva che ho dichiarato. Comincerei dalla "collera", termine abbastanza in disuso, come le consorelle "sdegno" o peggio ancora "ira". A naso ormai si è svolgarizzato (scusate il neologismo) l'espressione "incazzato", forse di difficile traduzione ma che rende bene l'idea nel linguaggio popolare e attraversa altre parole come "irritazione", "fastidio", "ostilità" al limitare dell'"odio", di cui non tratterò.
Non so se sono propenso a questo sentimento che ti accende come un cerino o ti fa ardere come un fuoco nel camino. Spesso sono stato rimproverato di avere scatti di nervi in determinate situazione. Direi, facendo autocoscienza, che è vero che mi inalbero in determinate situazioni e che non trattengo la reazione emotiva. Mi spengo poi in fretta e sono anche pronto a scusarmi, se il caso.

Emozioni

Il '45 giri' di Lucio Battisti...Per qualche giorno mi occuperò di un filone in questo mio blog quotidiano, tranne fatti eccezionali in quello che dovrebbe essere un solitamente sonnolento culmine dell'estate.
Il percorso è quello delle emozioni. Tema sul quale esistono fior di specialisti di diversi discipline che indagano l'animo e il cervello. Io ne scriverò in modo soggettivo e senza pretese. Con il tempo, costretto com'è ovvio a... frequentarmi, mi sono formato dei miei pensieri. In più mi è sempre piaciuto osservare ed anche commentare i comportamenti altrui ed ogni anno che passa il bagaglio cresce di peso e si formano delle convinzioni più o meno giuste.
Parto - non appaia un paradosso - da una canzone. Siamo nel 1970 e esce, cantata da Lucio Battisti su testo di Mogol, "Emozioni". L'autore segue infatti un suo percorso interiore, che porta poi alla frase culmine, che è «Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni».

Il 2 di agosto…

Le deux... di un manichinoOggi mi va di scherzare, prima di infilarmi per i giorni a venire, in una versione estiva con caratteristiche tematiche.
Il 19 novembre di ogni anno si celebra la "Giornata mondiale dell'uomo", ma nessuno (o quasi) lo sa. Mentre la "Festa della donna", che cade l'8 marzo, viene festeggiata tra impegno e divertissement e promossa in tutto il mondo, quella dedicata al sesso maschile non riceve lo stesso trattamento. Neanche un coriandolo o un convegno...
In Italia esiste, invece, in termini assai scherzosi il 2 agosto, la "Festa degli uomini", che nulla ha a che fare con la sconosciuta giornata appena citata e nata in quel paradiso che è Trinidad e Tobago e dal 1999 finita sotto il patrocinio delle Nazioni Unite. Che si festeggiasse ai Caraibi mi pare non male.

Agosto, Augusto

L'Arco d'Augusto ad AostaAgosto. Se dovessi dire la partenza di questo mese me l'ero figurata diversa, pensando a certi aspetti di liberazione sull'onda dello scorso anno di questi tempi.
Pensavo, quando l'estate era ancora distante, che il virus si stesse piegando alla campagna vaccinale, che non ha purtroppo raggiunto ancora quei livelli che faranno gridare all'immunità di gregge e intanto raffreddassero il contagio. Anzi, se non si fossero cambiati i parametri certe zone mediterranee avrebbe già dovuto chiudere le spiagge, come noi fummo costretti a fare quest'inverno con gli impianti di risalita. Stesso trattamento, davvero?
Ora agosto agisce come una sorta di cuscinetto e dipenderà da queste settimane il destino dei mesi a venire. Spero che si abbia il coraggio di dare segni di obbligatorietà alla campagna vaccinale con scorno per quei politici che magari si fanno pure vaccinare ma con tanti distinguo per non dispiacere agli anti-vaccinisti.

Rallentare

Piano piano...L'interrogativo si pone spesso ed in molte cose: croce o delizia?
Mi vien da sorridere al tentativo di sfida, tipo "fioretto", che mi sono inventato in vista di qualche giorno di vacanza, con l'eccezione già prevista in partenza di due riunioni via "Zoom", cui vorrei ma non potrò sfuggire per un eccesso di spirito del dovere.
L'idea è quella di contingentare gli spazi di uso di telefonino e tablet come esercizio di salute e di autocontrollo. Ormai sono perennemente connesso, tranne qualche ora la notte e appartengo, con evidenti sintomi di dipendenza, a chi non molla e questo non va per niente bene.
Ci si accorge di tirare poco il fiato e di essere perennemente a disposizione di chiunque. «Anche di chi non lo merita per mail d'evasione in orari strampalati o perché chiama per nulla dire», così commenta mia moglie che non sopporta il paradosso dell'h24.

Scoprire la Valle d'Aosta

Arcobaleno sulle cascate del Rutor a La ThuileQuante volte ho invitato i valdostani a non cadere mai nel rischio di un micronazionalismo giacobino, che nulla avrebbe a che fare con il nazionalismo buono, che è fatto da una considerazione di sé che non dev'essere per nulla aggressiva verso gli altri e neppure piangere verso un eccesso di autovalutazione retorica e tronfia. Per questo affermo sempre di sentirmi un "cittadino del mondo" e di considerare essenziale conoscere altre culture come elemento utile di apprendimento e di confronto. Chi si chiude a riccio perde occasioni di crescita e pure su critica e finisce per inaridirsi.
Pensavo oggi, però, di come questo presupponga uno sforzo di comprensione per i valdostani di origine e di adozione (forma forse stucchevole ma alla fine rappresentativa di due tipologie) delle caratteristiche del nostro piccolo mondo. Certo, per conoscerlo ma anche per essere consapevoli del patrimonio nel senso più largo possibile che abbiamo ereditato.

Un gran parlare di Scuola

Immagini da una scuola tornata 'normale'Se si toglie la patina di retorica che è servita nei momenti più difficili dell'emergenza sanitaria resta la cruda realtà. La "dad - didattica a distanza" è stata un necessità per non spezzare il cordone ombelicale fra lo studente ed il mondo della scuola, tuttavia la scuola è e resta quella in presenza. Di sicuro gli strumenti digitali resteranno come supporto utile e bisogna rafforzarne l'impiego e la Valle d'Aosta si sta preparando con le infrastrutture a banda larga e con una sperimentazione significativa sull'uso dei tablet, ma siamo fatti di carne ed ossa e la fisicità crea il legame sociale che sostanzia la comunità scolastica.
Resta comunque, per chi se ne debba occupare quando si avvicina la ripartenza, il convitato di pietra, se così si può definire: il virus che ci ammorba con la sua presenza incombente ma invisibile, muta, e perciò inquietante e persino imprevedibile, come mostra ancora il recente caso inglese con un ritorno violento del contagio acquietatosi in fretta.

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