blog di luciano

Trentini in lutto

parenti_trentini_air_france.jpgL'incidente aereo dell'airbus di Air France, caduto nell'Oceano Atlantico, ha un risvolto che, al di là della partecipazione al lutto di chi è stato colpito da questa terribile tragedia, ci tocca da vicino, visto che sono scomparsi anche tre esponenti del Trentino, due dei quali avevo conosciuto di persona nelle mie frequentazioni politiche nella Provincia autonoma.
Erano in Brasile nel quadro dell'attività "Trentini nel mondo": una vasta azione che viene condotta da anni per ricreare contatto con la vasta immigrazione trentina nei diversi Continenti.
Una modalità originale, difficilmente ripetibile per l'immigrazione valdostana, con cui abbiamo perso i contatti ad esempio nelle Americhe, ma che resta una struttura da cui trarre opportuni insegnamenti.
Un commosso saluto agli scomparsi.

Un modello originale

chamonix_01.jpgGuardi Chamonix (diecimila residenti e 44mila posti letto) e non puoi che riflettere su come ogni esempio esterno nel settore turistico vada preso con le pinze.
La recente riforma del turismo valdostano deve sfuggire alla trappola di importare modelli esterni difficilmente applicabili alla Valle. Anche se, naturalmente, ogni aspetto comparativo è utile alla ricerca di un modello che sia originale.
Inutile negare che la scelta assai verticistica di un Direttore generale dell'Office du Tourisme, così come previsto, riempie questa figura di evidenti responsabilità.

Simbologia inconsapevole

bandiera_italiana.jpgSe uno riflette su che cosa rappresenti il 14 luglio in Francia, è difficile pensare ad una equivalenza con il 2 giugno in Italia.
La festa della Repubblica, nata con il voto del 2 giugno del 1946, era persino scomparsa - per ridurre le festività - nel 1977, rinascendo nel 2001 per una richiesta dell'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi che si era trovato di fronte ad un "buco" celebrativo mica da ridere.
Per altro la simbologia inconsapevole non serve e gran parte degli italiani si gode la giornata festiva senza conoscerne a pieno il significato.
Non me ne stupisco e neppure me ne scandalizzo, ma di fatto fa riflettere sulla Repubblica.

L'integrazione

bimbi_misti_giocano.jpgManca una storia organica dell'immigrazione in Valle d'Aosta. Tuttavia, proprio per l'importanza di alcuni di questi flussi, c'è chi ne ha scritto in pubblicazioni sparse.
L'immigrazione veneta e quella calabrese sono quelle che nella storia contemporanea hanno avuto l'influenza più importante sulla società valdostana in particolare per l'incidenza quantitativa. L'integrazione, che è una dinamica di dare e avere, ha funzionato.
Oggi i flussi migratori dai Paesi extraeuropei investono la Valle - immagino con un rallentamento in tempo di crisi - e se gli studi non saranno smentiti l'immigrazione proseguirà per alimentare alcuni settori dell'economia di manodopera (agricoltura, edilizia, turismo).
Il confronto sul tema dell'integrazione appare già oggi complesso e altre società europee, in primis la Francia, dimostrano il rischio di fenomeni di degrado, xenofobia, delinquenza.
L'antidoto è avere una politica complessiva. Avevo predisposto in passato per questo una proposta di legge regionale per avere un quadro di riferimento in materia, pur sapendo quanto pesino le decisioni europee e nazionali.

Rifiuti a freddo

inceneritore_02.jpgConoscevo bene il dossier rifiuti sino a qualche puntata precedente.
Eravamo rimasti che il termovalorizzatore (o inceneritore) non è un babau (sono in funzione in Paesi civilissimi), ma che aveva senso se fosse risultato fattibile far scomparire buona parte dell'attuale discarica.
Quest'ultima circostanza, studiata appositamente, è risultata - credo di aver capito - non realizzabile.
Per cui, non essendo stata presa in considerazione l'ipotesi di un accordo per bruciare in Piemonte i nostri rifiuti, appare un impianto a freddo, di cui mi pare esistano due esemplari, che tratta i rifiuti sminuzzandoli. Una parte finirà in discarica - non so dire dove - mentre una parte alimenterà l'impianto di teleriscaldamento di Aosta.
Sarà il tempo a dimostrare la validità della scelta.

Non ci sono più le veline di una volta...

velina_federica.jpgQuando ero ragazzo se dicevi "velina" ti soccorrevano gli studi di storia: durante il fascismo, dal Ministero della Stampa e della Propaganda (Minculpop) arrivavano ai quotidiani le famose "veline".
Si trattava di note di servizio su carta velina rosata, giallina o bianca che ordinavano ai giornali che cosa pubblicare e cosa che era invece proibito.
Ecco qualche esempio:
1/7/35: "Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza, che salutano i loro cari".
4/1/36: "Non pubblicare fotografie sul genere di quella pubblicata questa mattina dal "Messaggero", che dimostrino intimità dei nostri soldati con abissini. (…) Si dia l’impressione di benevolenza da parte dei nostri soldati verso gli indigeni ma non di cordialità, di protezione ma non di affetto".
26/8/36: "Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati, fotografie fatte oggi durante la visita al Santuario di Montevergine".
Oggi, invece, la velina crea diverse aspettative: dall'inizio degli anni '90, con "Striscia la notizia", si affermò la "bonazza" che portava - con gran esibizione del suo fisico - la "velina" ai conduttori, diventando lei stessa "velina".
Oggi la "velina" storica ha perso il suo significato e si è affermata la "velina" in carne ed ossa, che poi - visti i chiari di luna - potrebbe pure avere talvolta ripercussioni politiche.

Spegnere la luce

lampadina_rossa.jpgNegli anni, anche con alcuni parossismi e certo quale frutto di cospicui finanziamenti da spendere, l'illuminazione pubblica in Valle si è diffusa in modo capillare attraverso una sorta di federalismo del lampione. Così si sono moltiplicate modalità e soluzioni tecniche e in certi casi sono state realizzate illuminazioni di grande suggestione dei beni culturali (da ascrivere in parte al prematuramente scomparso architetto e amico Roberto Casalone), mentre altre - grazie a certi progettisti a caccia del meccanismo "maggior costo = maggior guadagno" - risultano orrende ed eccessive.
Tuttavia, direi che è giunta l'ora, pur sapendo quanto una buona illuminazione delle strade sia una garanzia di sicurezza, di trovare alcune modalità risparmiose, tipo uno spegnimento di castelli e chiese a notte avanzata e soluzioni "intelligenti" - con sensori, anche diffusi - per accensioni, a partire da una certa ora solo in presenza di un qualche movimento. E credo che per analogia per le insegne dei pubblici esercizi si potrebbe immaginare un generale black out, quando manca ragionevolmente presenza umana.
Sarebbe un risparmio complessivo di notevole entità.

Fumo

sigarette_pacchetti.jpgPer una volta mi piacerebbe alzare la mano e dire che lo sapevo.
Mi riferisco all'aumento dei fumatori in Italia, dopo un periodo di decremento (mentre in certi Paesi del Centro e Est Europa fumano costantemente come dei matti, per non dire della crescita impressionante nel Terzo mondo).
Essendo non fumatore, ma con tutti i miei cari fumatori, sopporto da sempre i tabagisti, e mi ero accorto - anche in Valle - di un ritorno del fumo nei giovani e di una espansione del fenomeno nel mondo femminile.
Trattasi di notizia grave: mentre per altre cose si discute ancora su nocività o meno, sul fumo non c'è, invece, nessun dubbio scientifico. Per altro, ho sempre cercato di far smettere di fumare mio padre Sandro, schiavo della nicotina sin da ragazzo, e che ora, purtroppo non a caso, si trova obbligato all'ausilio dell'ossigeno 24 ore su 24. Avendo raggiunto gli 86 anni, capisco i suoi sfottò, quando - anni fa - gli dicevo, a fronte dell'ennesima sigaretta, di fare attenzione: «Papà, perdi - ogni volta che ti fumi una cicca - due minuti di vita».
Se la rideva e oggi, con l'età veneranda, non penso proprio - pur sperando che i miei figli non diventino fumatori - di potergli dare più di tanto torto.

Che tristezza...

savoia_a_sarre.jpgChe Emanuele Filiberto venga in Valle d'Aosta, scortato dai genitori, per la campagna elettorale delle Europee, essendo candidato, è normale.
Lo è anche il fatto che i rari monarchici locali vadano in un brodo di giuggiole, anche se forse dovrebbero ricordarsi che il loro beniamino è candidato UdC, partito erede in parte di quel De Gasperi e della sua DC che scelsero di votare la Repubblica al referendum del 1946!
Stupisce, invece, una qual certa accondiscendenza di alcuni valdostani - spero provincialmente inconsapevoli! - nei confronti di questo giovanotto, che è assurto alla popolarità televisiva, da tempo rincorsa, grazie alle sue doti di ballerino. Circostanza che, tra un tango e una bossa nova, mostra il declino di Casa Savoia e fa rabbrividire gli avi, già in fibrillazione nella tomba, per le storiche bravate del papà, Vittorio Emanuele.

San Statuto speciale

camera_deputati_ingresso.jpg"Agli effetti delle elezioni per la Camera dei deputati e per il Senato, la Valle d'Aosta forma una circoscrizione elettorale".
Così l'articolo 47 dello Statuto speciale della nostra Valle, che va tenuto stretto e benedetto in tempi grami, in cui - in barba a tutte le dichiarazioni di cartapesta sul federalismo - l'orizzonte è nero come la pece.
Lo Statuto, benché imperfetto in molte sue parti, è tacitiano nella sua dizione sulla rappresentanza valdostana in Parlamento. Se così non fosse stato, tecnicamente segnalo solo la differenza fra "collegio" (sarebbe stato debole) e "circoscrizione" (a prova di bomba), vi assicuro, avendolo vissuto, che la tentazione di privarci di senatore e deputato si sarebbe già realizzata, con buona pace dei nostri diritti.
Lo dico oggi, posto di fronte alla sbandierata proposta - in sé condivisibile e ragionevole, se non fosse venata da furore antiparlamentare - di ridurre i parlamentari. Se lo si vuole fare, si eviti la buffonata dell'iniziativa popolare e si discuta direttamente in Parlamento.

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