blog di luciano

L'integrazione

bimbi_misti_giocano.jpgManca una storia organica dell'immigrazione in Valle d'Aosta. Tuttavia, proprio per l'importanza di alcuni di questi flussi, c'è chi ne ha scritto in pubblicazioni sparse.
L'immigrazione veneta e quella calabrese sono quelle che nella storia contemporanea hanno avuto l'influenza più importante sulla società valdostana in particolare per l'incidenza quantitativa. L'integrazione, che è una dinamica di dare e avere, ha funzionato.
Oggi i flussi migratori dai Paesi extraeuropei investono la Valle - immagino con un rallentamento in tempo di crisi - e se gli studi non saranno smentiti l'immigrazione proseguirà per alimentare alcuni settori dell'economia di manodopera (agricoltura, edilizia, turismo).
Il confronto sul tema dell'integrazione appare già oggi complesso e altre società europee, in primis la Francia, dimostrano il rischio di fenomeni di degrado, xenofobia, delinquenza.
L'antidoto è avere una politica complessiva. Avevo predisposto in passato per questo una proposta di legge regionale per avere un quadro di riferimento in materia, pur sapendo quanto pesino le decisioni europee e nazionali.

Rifiuti a freddo

inceneritore_02.jpgConoscevo bene il dossier rifiuti sino a qualche puntata precedente.
Eravamo rimasti che il termovalorizzatore (o inceneritore) non è un babau (sono in funzione in Paesi civilissimi), ma che aveva senso se fosse risultato fattibile far scomparire buona parte dell'attuale discarica.
Quest'ultima circostanza, studiata appositamente, è risultata - credo di aver capito - non realizzabile.
Per cui, non essendo stata presa in considerazione l'ipotesi di un accordo per bruciare in Piemonte i nostri rifiuti, appare un impianto a freddo, di cui mi pare esistano due esemplari, che tratta i rifiuti sminuzzandoli. Una parte finirà in discarica - non so dire dove - mentre una parte alimenterà l'impianto di teleriscaldamento di Aosta.
Sarà il tempo a dimostrare la validità della scelta.

Non ci sono più le veline di una volta...

velina_federica.jpgQuando ero ragazzo se dicevi "velina" ti soccorrevano gli studi di storia: durante il fascismo, dal Ministero della Stampa e della Propaganda (Minculpop) arrivavano ai quotidiani le famose "veline".
Si trattava di note di servizio su carta velina rosata, giallina o bianca che ordinavano ai giornali che cosa pubblicare e cosa che era invece proibito.
Ecco qualche esempio:
1/7/35: "Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza, che salutano i loro cari".
4/1/36: "Non pubblicare fotografie sul genere di quella pubblicata questa mattina dal "Messaggero", che dimostrino intimità dei nostri soldati con abissini. (…) Si dia l’impressione di benevolenza da parte dei nostri soldati verso gli indigeni ma non di cordialità, di protezione ma non di affetto".
26/8/36: "Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati, fotografie fatte oggi durante la visita al Santuario di Montevergine".
Oggi, invece, la velina crea diverse aspettative: dall'inizio degli anni '90, con "Striscia la notizia", si affermò la "bonazza" che portava - con gran esibizione del suo fisico - la "velina" ai conduttori, diventando lei stessa "velina".
Oggi la "velina" storica ha perso il suo significato e si è affermata la "velina" in carne ed ossa, che poi - visti i chiari di luna - potrebbe pure avere talvolta ripercussioni politiche.

Spegnere la luce

lampadina_rossa.jpgNegli anni, anche con alcuni parossismi e certo quale frutto di cospicui finanziamenti da spendere, l'illuminazione pubblica in Valle si è diffusa in modo capillare attraverso una sorta di federalismo del lampione. Così si sono moltiplicate modalità e soluzioni tecniche e in certi casi sono state realizzate illuminazioni di grande suggestione dei beni culturali (da ascrivere in parte al prematuramente scomparso architetto e amico Roberto Casalone), mentre altre - grazie a certi progettisti a caccia del meccanismo "maggior costo = maggior guadagno" - risultano orrende ed eccessive.
Tuttavia, direi che è giunta l'ora, pur sapendo quanto una buona illuminazione delle strade sia una garanzia di sicurezza, di trovare alcune modalità risparmiose, tipo uno spegnimento di castelli e chiese a notte avanzata e soluzioni "intelligenti" - con sensori, anche diffusi - per accensioni, a partire da una certa ora solo in presenza di un qualche movimento. E credo che per analogia per le insegne dei pubblici esercizi si potrebbe immaginare un generale black out, quando manca ragionevolmente presenza umana.
Sarebbe un risparmio complessivo di notevole entità.

Fumo

sigarette_pacchetti.jpgPer una volta mi piacerebbe alzare la mano e dire che lo sapevo.
Mi riferisco all'aumento dei fumatori in Italia, dopo un periodo di decremento (mentre in certi Paesi del Centro e Est Europa fumano costantemente come dei matti, per non dire della crescita impressionante nel Terzo mondo).
Essendo non fumatore, ma con tutti i miei cari fumatori, sopporto da sempre i tabagisti, e mi ero accorto - anche in Valle - di un ritorno del fumo nei giovani e di una espansione del fenomeno nel mondo femminile.
Trattasi di notizia grave: mentre per altre cose si discute ancora su nocività o meno, sul fumo non c'è, invece, nessun dubbio scientifico. Per altro, ho sempre cercato di far smettere di fumare mio padre Sandro, schiavo della nicotina sin da ragazzo, e che ora, purtroppo non a caso, si trova obbligato all'ausilio dell'ossigeno 24 ore su 24. Avendo raggiunto gli 86 anni, capisco i suoi sfottò, quando - anni fa - gli dicevo, a fronte dell'ennesima sigaretta, di fare attenzione: «Papà, perdi - ogni volta che ti fumi una cicca - due minuti di vita».
Se la rideva e oggi, con l'età veneranda, non penso proprio - pur sperando che i miei figli non diventino fumatori - di potergli dare più di tanto torto.

Che tristezza...

savoia_a_sarre.jpgChe Emanuele Filiberto venga in Valle d'Aosta, scortato dai genitori, per la campagna elettorale delle Europee, essendo candidato, è normale.
Lo è anche il fatto che i rari monarchici locali vadano in un brodo di giuggiole, anche se forse dovrebbero ricordarsi che il loro beniamino è candidato UdC, partito erede in parte di quel De Gasperi e della sua DC che scelsero di votare la Repubblica al referendum del 1946!
Stupisce, invece, una qual certa accondiscendenza di alcuni valdostani - spero provincialmente inconsapevoli! - nei confronti di questo giovanotto, che è assurto alla popolarità televisiva, da tempo rincorsa, grazie alle sue doti di ballerino. Circostanza che, tra un tango e una bossa nova, mostra il declino di Casa Savoia e fa rabbrividire gli avi, già in fibrillazione nella tomba, per le storiche bravate del papà, Vittorio Emanuele.

San Statuto speciale

camera_deputati_ingresso.jpg"Agli effetti delle elezioni per la Camera dei deputati e per il Senato, la Valle d'Aosta forma una circoscrizione elettorale".
Così l'articolo 47 dello Statuto speciale della nostra Valle, che va tenuto stretto e benedetto in tempi grami, in cui - in barba a tutte le dichiarazioni di cartapesta sul federalismo - l'orizzonte è nero come la pece.
Lo Statuto, benché imperfetto in molte sue parti, è tacitiano nella sua dizione sulla rappresentanza valdostana in Parlamento. Se così non fosse stato, tecnicamente segnalo solo la differenza fra "collegio" (sarebbe stato debole) e "circoscrizione" (a prova di bomba), vi assicuro, avendolo vissuto, che la tentazione di privarci di senatore e deputato si sarebbe già realizzata, con buona pace dei nostri diritti.
Lo dico oggi, posto di fronte alla sbandierata proposta - in sé condivisibile e ragionevole, se non fosse venata da furore antiparlamentare - di ridurre i parlamentari. Se lo si vuole fare, si eviti la buffonata dell'iniziativa popolare e si discuta direttamente in Parlamento.

Acqua come diritto, non come bisogno

acqua_maggio2009.jpgGuardi in alto e vedi ancora la neve: l'acqua quest'anno - malgrado il caldo feroce di questi giorni - non mancherà, dopo un inverno da vecchi tempi e una primavera piovosa.
Nei prossimi anni, però, anche la Valle - che è situata ad una latitudine assai delicata - deve perseguire una politica di efficacia e di efficienza nel settore dell'acqua. Tema che si inserisce in un quadro mondiale di grandi discussioni. In troppe zone del mondo l'acqua potabile è un sogno (un miliardo di persone sulla terra ne sono prive) e milioni di esseri umani muoiono per malattie legate a questa carenza.
Il riscaldamento globale peggiora le cose e dappertutto si discute sul tema delicatissimo del rapporto pubblico-privato sul governo dell'acqua, il cui accesso e uso va considerato un diritto universale e non un semplice bisogno, come di recente banalizzato nel summit internazionale sull'acqua. Infatti la partita non è per nulla indifferente, perché il business della filiera è colossale e attira ovunque grandi interessi e rischi di speculazione e malaffare.

Mare al plurale

mare_maggio2009.jpgIl mare è come la montagna: usare il singolare non ha senso. Infatti ci sono i mari e le montagne, che al plurale consentono di dar conto di infinite varietà.
Amo il mare, sopra e sotto la sua superficie, per quella parte ligure della mia ascendenza, antica e recente, che mi ha consentito lunghe frequentazioni, accentuate dalla contemporanea conoscenza di altri mari e ciò senza rinnegare, semmai arricchendolo, tutto quel che di montanaro sento in me.
Con il tempo, mi sono anche convinto che, nella complessa formazione culturale dei popoli alpini (compreso quello valdostano, geograficamente distante da uno sbocco al mare), non è indifferente la presenza del Mediterraneo, inizio e fine della catena montuosa, con i suoi percorsi, le interessenze, i legami, i contatti.

Costume

cravatta.jpgHo vissuto per anni, nella forma prevista dall'ufficialità, in giacca e cravatta. In fondo era una specie di divisa - due vestiti blu e due grigi a rotazione - con la variante delle cravatta. Ma il costume si evolve: si avverte uno scricchiolio nell'uso della cravatta e dell'abbigliamento formal e a dare il destro sono gli Stati Uniti, da dove le tendenze si diffondono, ma basta un giretto nelle istituzioni europee per vedere che anche ad esempio gli scandinavi non scherzano.
Tuttavia, questi giorni di canicola - e tenendo conto che sono lieto io stesso di essere meno "pinguino" grazie ai miei attuali ruoli che rendono possibile un uso di abbigliamento più décontracté - mostrano come la linea possa essere troppo sottile. In certi uffici pubblici sembra di essere in spiaggia e ci si domanda quale sia il ragionevole limite.

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