blog di luciano

Quel che non sopporto più

Megafono e cartone, il 'must' per manifestanti inconcludentiOccuparsi della Cosa Pubblica è un onore. Lo faccio da molti anni e in diversi ruoli, prendendo sul serio l'attività politica. Posso dire di avere dedicato a questo gran parte della mia vita.
Credo di avere imparato da questa lunga esperienza un fatto fondamentale: anche in politica, come in tutto, esistono due categorie, pur con sfumature intermedie. Da una parte ci sono i "costruttori" e dall'altra i "distruttori".
Pare rozzo dirlo ma è così.
Questa seconda categoria è fatta da chi gioca sempre di rimessa. Privi di idee e di progettualità, passano il tempo a perdere tempo, usando l'arma, pur legittima se equilibrata, della critica e della polemica come unico scopo della loro attività. E' un'attitudine patologica e in fondo inutile, che fa perdere tempo ed energie e finisce per essere un comportamento fine a sé stesso, che nulla ha a che fare con la sana dialettica politica, che è confronto serio e costruttivo che mira a fare meglio.

Pandemia e Social

Minacce no-vax alla giornalista Marianna AprileChiudo qui alcuni interventi consecutivi sulle parole della pandemia. Ne ho scelte alcune dal mazzo, confessando come ormai questo trascinamento di questa vicenda risulti faticoso. E lo è, almeno nei miei pensieri, perché rischiamo persino di adattarci a questa storia, che si è nutrita sinora della speranza che tutto finisse in fretta e poi ci si trova disillusi e sempre più guardinghi rispetto alla porta di uscita da questa crisi sanitaria e dalle sue plurime implicazioni.
Ecco perché insistono sul dovere sociale di adeguarsi alle misure sanitarie, non per un cieco fideismo perché la Scienza è anch'essa fallibile, ma perché non esiste un'alternativa razionale e chi segue strade pseudoscientifiche e ribellistiche non fa male solo a sé stesso.
Questo è il punto: chi dissente danneggia gli altri!

Pandemia e Minacce

Una rappresentazione del 'Dna'La premessa evoca contenuti da enciclopedia medica: i virus e i batteri sono spesso causa di malattie infettive, pur essendo microbi molto diversi fra di loro.
Proseguo il ripasso: batteri sono organismi costituiti da una sola cellula (unicellulari) procarioti (ossia privi di nucleo cellulare), ma assimilabili ad organismi viventi completi, poiché sono dotati di tutte le strutture e gli enzimi necessari per espletare le funzioni metaboliche fondamentali, potendo quindi vivere in modo indipendente e riprodursi autonomamente, per divisione cellulare.
I virus sono, mediamente, cento volte più piccoli dei batteri (al punto da risultare invisibili al microscopio ottico), e non possiedono né una struttura cellulare completa, né tutti gli enzimi necessari per la sopravvivenza e la replicazione del proprio acido nucleico, che può essere costituito da "Dna" o "Rna" (in questo secondo caso vengono chiamati "retrovirus" e l'esponente più noto del gruppo è l'Hiv).

Pandemia e Volontariato

La preparazione di pacchi di alimenti per i bisognosiAttorno alla pandemia si è sviluppata anche una retorica melensa. Credo che ne abbiamo avuto tutti delle prove con aggettivi eccessivi, iperboli sconclusionate, sentimentalismi piagnoni. Lo scrivo perché penso che non ce ne fosse affatto bisogno. La crudezza degli eventi creava già da sola un clima di partecipazione umana e di naturale commozione per fatti mai visti fra di noi dalle generazioni viventi.
Ora, anche se la pandemia non ci ha ancora abbandonato, possiamo, al rallentatore di una moviola, far scorrere certe immagini che rievocano le tribolazioni vissute. Credo che ne risulti un effetto consolatorio e positivo, pensando a quanti con impegno e determinazione hanno fatto parte della grande macchina costruita contro gli esiti della malattia. Sin dal manifestarsi della vicenda, attraverso una trasmissione radiofonica settimanale, raccolsi, dai microfoni di "Rai Vd'A" numerose testimonianze di persone di tutti i generi. Avevano una caratteristica comune, ovunque operassero: combattere il covid-19.

Pandemia e Globalizzazione

Globalizzazione...La pandemia ci ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il male si propaga molto più del bene. Non vorrei filosofeggiare sul tema, avendo scritto in materia personalità illustri, comprese quelle non troppo dedite al pessimismo. Ci pensavo, ancora prima di associarlo al maledetto virus, guardando le immagini dell'Afghanistan ed alla riflessione tristissima di come certe vicende belliche, intrise di violenza, siano terribilmente virale e si propaghino. Pensate all'inquietante analogia fra l'estremismo islamista che infetta il mondo intero e la droga che parte dall'Afghanistan, gestita dagli stessi talebani, inondando anch'essa il mondo.
La "globalizzazione" è un termine estremamente discusso, che ha una apparente semplicità espressa così dalla "Treccani": "Termine adoperato, a partire dagli anni 1990, per indicare un insieme assai ampio di fenomeni, connessi con la crescita dell'integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo".

Pandemia e Diritto

Il rispetto delle regole sul distanziamentoTutti a parlare di Diritto durante la pandemia. Anche chi ne era totalmente digiuno ha cercato di capire come si intrecciassero i "Dpcm" (decreti del presidente del Consiglio dei Ministri) con i decreti-legge gonfiati in fase di loro conversione e con le ordinanze regionali, cui seguivano circolari e decreti applicativi ed anche le "Faq - Frequently asked questions" che, sono letteralmente le "domande poste frequentemente", vale a dire una serie di spiegazioni stilate in risposta alle questioni che vengono poste più frequentemente da chi vuole capire aspetti poco chiari. Come queste ultime si situino nelle fonti del Diritto fa sorridere tutti, ma ormai sono date per buone come se fossero fonti normative. Ciò deriva ovviamente dalla cattiva scrittura delle sorelle più grandi, visto che la Legislazione italiana è afflitta da un lessico polveroso e contraddittorio che necessita di spiegazioni per uscire dalle nebbia. Talvolta le spiegazioni peggiorano le cose, come si è visto in questa occasione.

Pandemia e Salute

Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore della SanitàEsiste un concetto astratto di Salute, tipo "condizione di benessere fisico e psichico", poi esiste una versione più terra a terra, che deriva dai molti proverbi popolari, che ci ricordano in vario modo che di vita ne abbiamo una sola e sforzarci di star bene, nelle diverse stagioni della vita, è un impegno, una speranza, una fortuna. Certo, la pandemia ci ha posto di fronte a qualcosa di più grande e di più impegnativo della quotidianità cui eravamo abituati noi che viviamo nei privilegi di un mondo Occidentale. Non che le malattie e le loro conseguenze non ci siano, anzi pendono come una "spada di Damocle" sulle nostre teste, tuttavia e per onestà nulla è comparabile con la situazione di quelli che ipocritamente ai tempi dell'Università venivano chiamati «Paesi in via di sviluppo». Tanto per capirci da noi i danni ed i drammi della pandemia sono stati gravi ma infinitamente inferiori a quanto avviene dove non ci sono sistemi sanitari che coprano cure e prevenzione, come lo sono i vaccini. In più, senza voler drammatizzare, vale anche l'impatto del "dopo".

Le parole della pandemia

Trovare la calma nella tempesta della pandemiaCapita di ragionare sulle parole. Lo faccio spesso e credo che sia stimolante approfittarne. Per alcuni giorni mi occuperò di parole che siano in qualche modo collegate alla pandemia.
Questo "mostro" è apparso nelle nostre vite in modo strisciante: sentivamo, come fosse eco lontano, questa storia di un virus in Cina e poi, con impressionante velocità, ce lo siamo trovato addosso. Coltivavamo tutti la speranza che fosse un mostro di carta, come quei dragoni che i cinesi usano nelle loro feste, ed invece quel minuscolo essere ci ha cambiato la vita e ancora oggi stentiamo a venirne e capo.
Siamo per altro consci che molte cose non saranno più come prima, come se una faglia delimitasse un terreno che sancisce il cambiamento che ci sarà, e ne dobbiamo tenere conto. Non è solo un cambio di abitudini, perché esiste un malessere di fondo, tipo un rumore fastidioso che ci influenza nella quotidianità. Un tarlo che si manifesta e regola molti dei nostri comportamenti.

La Televisiun

Pippo Baudo d'antan in una recente puntata di 'Techetechete'Se parlo di televisione mi vengono in mente la canzone irriverente di Enzo Jannacci, «La televisiun la g'ha na forsa de leun, la televisiun la g'ha paura de nisun, la televisiun la t'endormenta cume un cuiun», o il famoso aneddoto raccontato da Romolo Valli, protagonista di "Eduardo De Filippo e la televisione". I due attori erano a pranzo a casa De Filippo, quando squillò il telefono: «Pronto, casa di Filippo? Qui è la tivù». Eduardo chiese allora chi fosse al telefono, e dall'altra parte del filo ripeterono: «La televisione». Allora, mentre le rughe che gli percorrevano il volto si facevano più scure del solito, sbottò brusco: «…ed io so o' frigorifero».
Entrambi danno il senso dell'irruzione per generazioni come la mia della televisione, che è lontana parente di quell'enormità di contenuti e di nuove tecnologie che hanno trasformato quei primi televisori della nostra infanzia con i soli canali di Stato in un aggeggio multimediale ormai collegato, per chi ce l'ha, con la fibra ottica. La televisione è stata anche il mio lavoro, assieme alla radio, sin da giovane. Uno strumento straordinario, che ho vissuto con infinita passione prima nel privato e poi alla "Rai".

Un progetto ancora buono

L'attuale collegamento tra la zona 'F8' ed il centro di AostaNon entro nella polemica sui nuovi assetti viari e sulla mobilità nella città di Aosta. La patata bollente è di altri e so quanto sia difficile trovare soluzioni. L'unica cosa certa è che ad un certo punto dalle parole bisogna passare ai fatti, altrimenti si discute senza mai giungere a soluzioni concrete. Già le procedure amministrative per fare qualunque cosa richiedono una burocrazia asfissiante e talvolta stolta, ma se si aggiungono discussioni infinite, cui si aggiungono comitati e comitatini che direbbero di «no» anche al Padreterno, siamo davvero panati.
Mi permetto solo di dire quanto consideri prioritario riflettere, avendo rapporti con le società autostradali, la vecchia questione del parcheggio di assestamento "Aosta centro" nella zona vicina al ponte di Pont Suaz, vista la distanza delle due uscite attuali, una a Quart e l'altra a Aymavilles. Un progetto esiste, ci furono molti incontri con la "Sav" e con le autorità locali (se ne occupò con la sua grinta da mastino il compianto Albert Cerise) e poi, come altre cose purtroppo, il progetto si spense e lo ritengo ancora oggi un errore. Non è possibile che Aosta non abbia un'area di sosta, che non riverserebbe auto e pullman in città, ma che renderebbe più attraente una visita. Infatti la sosta, con pagamento di un pedaggio, consentirebbe di scegliere.

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri