blog di luciano

Alpini: la data sbagliata

Alpini nella battaglia di NikolajewkaAvevo personalmente gioito, avendola letto distrattamente, della notizia di una "Giornata della memoria" dedicata agli Alpini, decisa per legge. Mi sembrava, pur nel proliferare di giornate celebrative, una scelta azzeccata, pensando - anche per la nostra piccola Valle d'Aosta - all'affezione verso le truppe alpine per profonde ragioni storiche. E' vero, per essere onesti, che con la fine della leva obbligatoria per via dell'esercito professionale piano piano questo legame sarà destinato ad affievolirsi e il disimpegno progressivo - a vantaggio della parte Orientale delle Alpi - ha privato la Valle della tradizionale e massiccia presenza di alpini di un tempo.
Tuttavia il valore simbolico aveva tutta la sua forza.

Aspettando il 25 Aprile

Albertina SolianiSi avvicina il 25 aprile e anche quest'anno, come ho fatto tantissime volte, parlerò in piazza. Capisco quanto ci sia di rituale in certe manifestazioni. Ma lo considero importante per alcune ragioni.
La prima è il ruolo istituzionale: l'ho fatto da deputato, da parlamentare europeo, da presidente della Regione ed ora da membro del Governo regionale. Credo che debbano essere gli eletti i primi interpreti di una Festa nazionale come questa, in cui la sobrietà e l'equilibrio devono essere sempre al primo posto. Capisco bene che più ci sia allontana dai fatti storici e scompaiono i protagonisti e più un velo di polvere si deposita sugli avvenimenti e non è facile mantenere vivo il ricordo. Restano idee e principi che scricchiolano troppo spesso per mancanza di conoscenza storica e per certa vaghezza che ne consegue.

Contro gli estremisti

Giancristiano DesiderioSarebbe bello poter scrivere che l'estremismo è una malattia infantile. Purtroppo non è così: l'estremismo - e la storia italiana lo dimostra, che fossero all'estrema sinistra le "Brigate Rosse" o i "Nar" all'estrema destra - è un pericolo per la democrazia.
Certo ho citato le ali più estreme, ma esistono forme soft di cui grandemente diffidare e che si vedono comparire anche nella tragica guerra della Russia all'Ucraina. Ci sono i fautori del "distinguo", i "cavillatori" degli eventi, gli esibizionisti da talk show, persino i prezzolati "filoputiani". Una banda che disgusta.
Spuntano anche i pacifisti del «né né» che vivono in un mondo di mezzo con snobismi intellettuali e baggianate spaziali. A loro - e come scrivere meglio - ci ha pensato un commento di poche righe di Giancristiano Desiderio, giornalista e scrittore, pubblicato sul "Corriere".

Enogastronomia, pensando a Dino e agli altri

Dino DarensodDurante la recente "Foire de Saint-Ours", nella sua inusuale versione primaverile a causa della pandemia, ho percorso con viva curiosità il cosiddetto padiglione enogastronomico in piazza Plouves nel cuore della città. Facile osservare come gli spazi si stiano allargando ogni anno.
Ho pensato d'improvviso proprio al lungo percorso di valorizzazione dei prodotti locali, un mio pallino da sempre. Mi sono destreggiato spesso nel cercare di catalogare, almeno per me, certe sottigliezze nel vasto campo di interesse che è occupato dalle due dizioni, "prodotto tradizionale" e "prodotto tipico". Non ne sono mai uscito del tutto e penso che alla fine quel che conta è avere produzioni locali di qualità nel solco del passato, sapendo bene le enormi contaminazioni che nel settore alimentare si innescano nel flusso dei secoli.

La serenità sottovalutata

Enrico Letta e Matteo Renzi nel febbraio 2014«Enrico stai sereno»: era il 17 gennaio 2014, quando Matteo Renzi rassicurò Enrico Letta per poi fargli le scarpe.
Ormai nella vita comune e naturalmente in politica si usa in modo beffardo l'espressione, quando si dice una cosa e se ne pensa un'altra, preparando una trappola.
E trovo, in questo clima pasquale che la Pasquetta si porta dietro come una sorella minore, che sia un vero peccato. Poiché mi piace scavare nelle parole trovo che "serenità" dovrebbe essere giustamente valutata.
Per capirne la profondità tocca anche questa volta ricorrere al mio fedele amico "L'Etimologico", che mi serve periodicamente per apprezzare quanto sia appassionante l'etimologia e cioè lo studio dell'origine e della storia delle parole.

L'uovo di Pasqua

L'uovo di cioccolato finalmente aperto«Ho imparato a conoscere i due unici rimedi contro il dolore, la tristezza, le paturnie e piaghe simili del cuore umano: essi sono la cioccolata e il tempo; per cioccolata intendo ogni specie di cibo o anche, nei casi meno gravi, non dolce. Voglio dire che quando ci si sente tristi e addolorati, eccetera, basta mangiare un po' di cioccolata o aspettare un po' di tempo perché tutto si metta "matematicamente" a bene».
(Tommaso Landolfi)
Sottoscrivo e mi compiaccio di come Pasqua sia ormai indissolubilmente legata alle uova di cioccolato, da noi schierate come soldatini di piombo in cucina, pronte al combattimento bonario che porta alla loro rottura e alla sorpresa! Ricordo che se da noi il simbolo per l'involucro di cioccolato è l'uovo, antico simbolo di fecondità, nella vicina Svizzera, ma l'origine è tedesca e diffusa pure negli Stati Uniti, è il coniglio, che se ne intende anche lui di fecondità, malgrado la proverbiale rapidità delle sue performance.

La Pace grande e quella piccola

La colomba della Pace in uno schizzo di Pablo PicassoLa Pace si associa da sempre alla Pasqua, perché questo è insito nella nostra cultura e la colomba come simbolo usuale la sostanzia, espressa in modo plastico e direi definitivo dalla sua rappresentazione fatta da Pablo Picasso.
Tutto assai probabilmente deriva dalla "Genesi", dove troviamo scritto che Noè ai suoi tempi aveva inviato dalla sua Arca proprio una colomba per conoscere in quali condizioni fosse la terra in seguito al diluvio universale. L'uccello era infine tornato con un ramoscello d'ulivo nel becco. Il rametto significava che si poteva quindi lasciare l'arca e tornare a vivere sulla terraferma, poiché la Terra non era più ricoperta dall'acqua, segno evidente che la riconciliazione con Dio era avvenuta e il diluvio terminato.
Pace che mai come di questi tempi viene contrapposta alla Guerra, perché ce l'abbiamo a due passi e seguiamo ogni giorno e come non mai le vicende tragiche. Può essere un afflato questa spinta alla Pace pieno di sincerità oppure non lo è affatto, a seconda dell'uso.

Il messaggio del Venerdì Santo

Le tre Croci del Venerdì SantoLe religioni sono costruzioni culturali complesse. Quando da cattolico osservo i riti della nostra tradizione trasalisco, cogliendone la profondità e lo stesso vale per l'osservazione, certo più superficiale, delle religioni altrui.
I misteri della fede sono un fatto assieme personale e collettivo. Il bisogno di trascendente fa parte della nostra umanità e chi ha un approccio laico non significa affatto che sia scevro da riflessioni profonde sul significato stesso della nostra vita.
Questa nostra esistenza, per chi abbia avuto una formazione religiosa, è stata scandita dai diversi passaggi, alcuni pilotati dai nostri genitori, altri da noi stessi e dalle nostre scelte. Ho sempre pensato che, qualunque posizione poi si assuma, capire il nostro cattolicesimo - per chi ovviamente non pratichi altre religioni o non ne abbia nessuna - sia necessario per scoprire da dove veniamo e chi siamo.

Il veto e lo stallo

Lo stallo negli scacchiOgni crisi politica assume in Valle d'Aosta caratteristiche tipiche di una piccola comunità. Questo significa che nell'ambiente ci si conosce gli uni con gli altri e chi accumula più anni - come avviene come con una "tessera punti" - finisce per conoscere meglio il passato e le caratteristiche degli interlocutori. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti e tutti hanno una visione di sé non sempre corrispondente a quel che gli altri pensano di te. Ogni tanto bisognerebbe essere una mosca e scoprire pregiudizi e retroscena che avvelenano le situazioni. In più ci sono colleghi giornalisti che si divertono molto in questo ruolo di guastatori. Alcuni in buona fede, altri «per vedere l'effetto che fa» attraverso l'uso del "retroscenismo", dove si mischiano realtà e fantasia, notizie vere e false, pensieri propri più che elementi circostanziati.

Un giusto decalogo

Dacia MarainiSono abbastanza affaticato quando seguo certe discussioni sulla guerra d'aggressione in Ucraina. Mi pesano prese di posizione assurde sui "social" per non dire di certi terribili talk show dove spuntano personaggi incredibili. In un mondo normale certe affermazioni piene di "fake news" - le vecchie "bufale", che l'anglicismo non nobilita - obbligherebbero chi le pronuncia al pubblico ludibrio, mentre da noi diventano star con codazzo di fans.
Ho letto sul "Corriere" e qui riporto il preciso punto per punto, un vero decalogo, scritto da Dacia Maraini con il pregio di una prosa chiara, che dovrebbe essere convincente anche per certi imbecilli che imperversano.

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