blog di luciano

Persone cancellate

La prima manifestazione dei 'no-vax' valdostani, nell'aprile 2021Viviamo certo tempi difficili, che forse non ci aspettavamo. D'altra parte la Storia è fatta così ed è facile scriverla ex post. Molto più difficile, quando si è in mezzo agli avvenimenti, capire quale piega prenderanno. Lo abbiamo visto con il maledetto virus, che sembrava un'eco lontana e poi ci ha ammorbato la vita.
Basta leggere la memorialistica sulle guerre mondiali per capire come sia facile sui libri ricostruire i meccanismi che portano ai tragici eventi, ma chi era allora contemporaneo vedeva svolgersi le vicende senza affatto avere consapevolezza dello svolgimento successivo, che risulta così chiaro a noi posteri.
Appartengo alle persone che non portano rancore. Non so se sia un pregio nella vita e soprattutto in politica, dove ho vissuto per così lungo. Conosco persone e naturalmente politici vendicativi, che non sanno mai perdonare neppure quando il torto era ampliamente dalla loro parte. In fondo le cose si accoppiano, come diceva Oriana Fallaci, donna dal carattere difficile: «La vendetta è volgare come il rancore».

Quella "Z" insanguinata

Il sergente Garcia con la 'Z' di ZorroChe la "Z" sia diventata il simbolo dell'aggressione russa all'Ucraina fa discutere.
A me viene in mente un'espressione importante, prima di venire al punto: in greco "Ζῷον πολιτικὸν - Zōon politikon", vale a dire "Animale sociale", il pezzo completo, tratto dalla "Politica" di Aristotele, recita: «E' evidente che lo stato discende dalla natura, e che l'uomo per natura è un animale sociale».
Quel che capita quando c'è una guerra, come in Ucraina, sembra la negazione totale di questo essere sociali e la "Z" resta un mistero da chiarire.
Ne ha scritto con acume Aldo Grasso nella sua rubrica televisiva sul "Corriere" non a caso: «Cosa significa quella "Z" tracciata sui blindati e sui furgoni russi in Ucraina e che non è neppure una lettera dell'alfabeto cirillico? L'ha spiegato molto bene Stefano Montefiori: "la "Z" sta per "Zapad" (ovest, la direttrice principale dell'invasione). E' caduta l'ipotesi che fosse una sorta di beffa nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un po' come quando si scriveva il nome del nemico sui missili destinati ai bombardamenti. Da segno di riconoscimento, la "Z" è diventata un simbolo patriottico di sostegno ai soldati e alle decisioni del tiranno».

L'esame di 40 anni fa

Il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti...Questa storia del tempo che passa e si invecchia resta una grande rottura di scatole. L'unica consolazione è che ci si trova sulle spalle uno zaino di esperienze e di ricordi che si fa sempre più grande. Quando si finisce di fare e di imparare cose nuove - cosa buona e giusta - si sbaglia di grosso e si passa con rapidità al rimbambimento.
Ricordo sempre il mio coéquipier a Roma, il Senatore César Dujany, morto mentre si approcciava al secolo di vita: andavo a trovarlo e lui mi mostrava il libro che stava leggendo e mi interrogava con curiosità intellettuale di fronte ad un caffè su cose grandi e piccole. La sua era in ginnastica mentale a dispetto dei guai fisici sui quali sorrideva benevolmente.
Ci pensavo appiccicando il bollino dell'Ordine dei giornalisti sul tesserino avuto ormai quarant'anni fa con l'esame da giornalista professionista. Era il 1982, anche se in realtà avevo cominciato a fare il giornalista in una radio di Torino nel 1978.

Democrazia contro autocrazia

Xi Jinping brinda con Vladimir PutinTempi difficili non solo politicamente ma umanamente. Storie di guerra fatte di crudeltà e dolore con un'umanità per larga parte attonita di fronte ad una guerra inaspettata, ma che vede tutti egualmente resi prigionieri delle circostanze.
Alla fine si staglia con chiarezza la posta in gioco nel rapporto con le due grandi incognite nel mondo: la Russia e la Cina. Non che non ci siano altri Stati o gruppi terroristici che creino grattacapi all'Occidente, ma questi regimi post comunisti ormai sono autocrazie distantissime dalle nostre democrazie e come tali nostri nemici sul piano dello Stato di Diritto.
Il tema non è banale e senza mettere benzina sul fuoco, perché non ce n'è affatto bisogno, siamo ad uno snodo sulla visione del futuro dell'umanità. Chi pensava - ed ogni tanto da ragazzo ci speravo - che la democrazia fosse per ogni dove il vero «sol dell'avvenire» (scusate la battutaccia) si è scontrato con una realtà cruda. Penso alle democrazie più deboli (come nell'Est Europa) che pencolano verso il rischio autocrazia e le autocrazie vere e proprie, purtroppo anche in molti Paesi nel post-colonialismo.

Ucraina vicina e lontana

Vladimir Putin autografa il gasdotto 'Nord Stream'Questo conflitto in corso a causa dell'aggressione della Russia cambia qualcosa nella nostra piccola Valle d'Aosta?
Il primo aspetto - tristemente semplice - è che con poco meno di 1.800 chilometri fra noi e Kiev non siamo distantissimi, così come non lo eravamo nel 1986 a 1.700 chilometri da Chernobyl. Il tristemente famoso incidente alla centrale nucleare dimostra come bisogna essere vigili rispetto ai rischi che Vladimir Putin decida di usare laggiù una bomba atomica anche assai localizzata per stroncare i combattimenti.
Ragioniamo sul fatto che proprio in Crimea i valdostani - per ragioni storiche e scusate la digressione, ma dimostra la profondità delle guerre - ci andarono.

Il delirio russo

La scrittrice Sofi Oksanen«La paura è la cosa di cui ho più paura».
(Michel de Montaigne)

Certo che ho paura, come immagino tutti in questi giorni. La situazione internazionale con le vicende dell'Ucraina invasa dalla Russia con ferocia dimostra il peso della Storia e di quella bestia feroce che è la Guerra.
Una guerra in Europa, che sentiamo vicina, anche se dovrebbero farci orrore tutte le guerre, ma certo è proprio l'Europa ad averne viste di terribili e sanguinose nei millenni.
Ammoniva, con spirito federalista, nel 1947 Luigi Einaudi: «Noi riusciremo a salvarci dalla terza guerra mondiale solo se noi impugneremo per la salvezza e l'unificazione dell'Europa, invece della spada di Satana, la spada di Dio; e cioè, invece della idea della dominazione colla forza bruta, l'idea eterna dalla volontaria cooperazione per il bene comune».

"Cogne": un'acciaieria che è Storia

Il sottoscritto in visita alla 'Cogne Acciai speciali'Non ricordo bene la prima volta che entrai nelle stabilimento "Cogne" di Aosta. Direi che avvenne una quarantina di anni fa come giornalista. Mi trovai negli anni successivi prima ancora come giornalista e poi come deputato a seguire le vicende che portarono - in coda ad una Via crucis per tutto l'acciaio di Stato - alla cessione della fabbrica dalla "Partecipazioni statali" alla famiglia svizzera dei Marzorati. Il settore pubblico in questa industria pur strategica era ormai alla frutta e senza quel passaggio verso il mercato tutto, anche ad Aosta, sarebbe andato a catafascio.
Un ruolo essenziale lo ebbe Romano Prodi, all'epoca dell'inizio delle trattative al vertice dell'"IRI", che comprese la posta in gioco ed agevolò l'operazione che non solo evitò il peggio, ma i cui frutti oggi sono ben visibili con la presenza di questa società siderurgica il cui cuore resta in mezzo alle Alpi. E da Aosta esporta in gran parte del mondo acciai di grande pregio ed occupa oltre mille persone, cui si somma un importante indotto.

Putin la pagherà

Vladimir PutinIn un lungo e documentato articolo su "Le Monde" Jonathan Littell, scrittore statunitense naturalizzato francese, ricostruisce la storia dell'ascesa di Vladimir Putin e delle sue gesta sanguinarie, di cui la Cecenia e la Siria sono state le punte estreme, cui si aggiungono gli attuali sfracelli in Ucraina.
Un dittatore in Russia con assassinii e persecuzioni per i suoi oppositori e un crescendo di sanguinaria follia, che lo ha portato a perseguitare l'Ucraina da anni, profittando di minoranze russofone, sino alla minaccia nucleare di queste ore contro un mondo che lo sta isolando.
Ciò condanna senza appello i politici italiani, come Matteo Salvini, che hanno trafficato con lui.

La grande siccità

La situazione della Dora Baltea e delle montagne valdostane questa mattinaCertamente è un fatto eccezionale questo inverno senza neve e senza piogge. Erano decenni che non si registrava una situazione simile.
Vediamo la Dora Baltea, il fiume dei valdostani così bello quando gonfio d'acqua, oggi tristemente vuoto ed il Po in cui confluisce è stato definito «il Gigante senz'acqua» in un'inchiesta de "La Stampa" del bravo Niccolò Zancan, le cui ultime frasi disegnano il contesto: «"Quest'anno è stato l'ennesimo anno anomalo. Sia per le precipitazioni, sia per le temperature. L'inverno più caldo degli ultimi sessant'anni". Stefano Fenoglio è un professore dell'Università di Torino specializzato nello studio dei fiumi di montagna, vive su quelle montagne che originano il grande fiume: "Non piove dall'Immacolata. Da tre mesi non abbiamo precipitazioni significative. A dicembre la temperatura è stata di un grado superiore alla media, quasi due gradi a gennaio. Tutto questo si traduce nel fatto che la neve è evaporata. I versanti delle montagne esposti a sud sono brulli, sembrano montagne afghane. E a Pian del Re, dove nasce il Po, la sorgente si è spostata di cento metri a valle per trovare la forza". Così cambia la geografia, e così cambiano i destini delle persone. Quando cambia il clima».

L'illusione sugli anni Duemila

Due copertine catastrofiste nel 1999Io me lo ricordo il passaggio alla Mezzanotte fra il 1999 ed il 2000: il privilegio di viaggiare non solo da un secolo all'altro (per poter dire «un secolo fa!»), ma addirittura dì vivere il transito da un millennio all'altro in un battibaleno.
Ricordo che anche allora c'era una minoranza di stupidi, i cosiddetti "millenaristi", convinti del «mille e non più mille» e cioè da che temevano l'imminente fine del mondo come gufi appollaiati su dì un albero. I timori sarebbero stati basati su un brano dell'Apocalisse 20,1-3 e anche su affermazioni attribuite a Gesù Cristo nei vangeli apocrifi. I più "tenaci" sostenevano che era vero che non era finito il mondo all'arrivo del 1000, ma non ce la saremmo cavata all'arrivo del 2000. Al passaggio, cioè, di un altro millennio... Perché «mille e non più mille» poteva valere a ogni passaggio di millennio.

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri