blog di luciano

Autonomia per la Corsica

Un cartello stradale vandalizzato in CorsicaMi è capitato molte volte di incontrare i nazionalisti corsi e di scambiare con loro le idee attorno al futuro della loro isola.
Tre aspetti in premessa. Circola da sempre la storia che dice - ma non ho mai visto uno straccio di documento - che quando i francesi sembravano accarezzare l'idea di assecondare il plebiscito dei valdostani per lasciare l'Italia nell'immediato dopoguerra ci sarebbe stato qualcuno a Roma che avrebbe minacciato di spingere per la secessione della Corsica dall'Italia. Mi pare davvero una leggenda.
L'altra constatazione è che fra quelli che hanno spinto la Francia verso il centralismo c'è stato il corso più famoso della storia, Napoleone Bonaparte. Stranezze che si producono ogni tanto.
Terzo aspetto. Per molti francesi del Continente questa storia delle rivendicazioni autonomiste o nazionaliste della Corsica pare una specie di bestemmia e nel sostenere certe istanze si rischiano discussioni infinite. Il giacobinismo è nel "DNA" francese.

Io maccartista?

Joseph Raymond McCarthyE' abbastanza triste che attorno a questa guerra sporca, brutta e cattiva, in cui appare evidente da che parte stare, ci siano coloro che si attardino - probabilmente per il molto tempo libero - a giocare con le parole e talvolta si sa anche che è come giocare sul fuoco.
Mi dicono ad esempio che, essendo io chiaramente schierato per qualunque cosa che possa danneggiare la Russia, c'è chi ha scritto che io sarei "maccartista".
Ora, avendo ben studiato la storia degli Stati Uniti, so bene che cosa sia stato il "maccartismo" e capisco che il suo uso distorcente in questa fase è solo da pappagallo ripetente.
Facciamo ordine.

Democrazia e autonomie

Un momento del convegno su 'Quelles perspectives pour une république décentralisée?'Grandi e periodiche discussioni investono le democrazie, intese al plurale come le diverse modellistiche espressione della democrazia occidentale.
Giustissimo farlo: personalmente mi ha sempre interessato saperne dì più e ho avuto la fortuna negli anni alla Camera di avere una partecipazione attiva in una stagione di riforme delle Istituzioni. In particolare, occupandomi del regionalismo, con riflessi anche sul nostro Statuto d'Autonomia valdostana con alcune significative modifiche costituzionali nel 1989, nel 1993 e nel 2001.
E' un terreno fertile da coltivare, perché la forza dell'Autonomia passa attraverso un disegno giuridico che tutela e rafforza. In Europa questo mio interesse ha potuto allargarsi ad aspetti comparativi con gli altri Paesi dell'Unione ed è bene farlo perché la questione è nodale per chi crede nel federalismo e nella sussidiarietà come orizzonte finale.

Violenza e dolore

A Kiev, un padre veglia il corpo del figlio soldatoLa violenza e il dolore sono insiti nella guerra. Fa paura leggere un passaggio scritto da Sigmund Freud, che più di altri scavò nella mente umana, se applicato anche a quanto stiamo vivendo in Europa di questi tempi: «Lo Stato in guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l'individuo. Esso ha fatto ricorso, nei confronti del nemico, non solo a quel tanto di astuzia permessa, ma anche alla menzogna cosciente e voluta, e questo in una misura che va al di là di tutto ciò che si era visto nelle guerre precedenti. Lo Stato impone ai cittadini il massimo di obbedienza e di sacrificio, ma li tratta da sottomessi, nascondendo loro la verità e sottomettendo tutte le comunicazioni e tutti i modi di espressione delle opinioni ad una censura che rende la gente, già intellettualmente depressa, incapace di resistere ad una situazione sfavorevole o ad una cattiva notizia. Si distacca da tutti i trattati e da tutte le convenzioni che lo legano agli altri Stati, ammette senza timore la propria rapacità e la propria sete di potenza, che l'individuo è costretto ad approvare e a sanzionare per patriottismo».

Negazionisti, bastian contrari e cretini

Una manifestazione in Serbia a favore di Vladimir PutinIl "negazionismo" è una corrente storica che ha avuto spesso pesanti risvolti politici. Non si limita a reinterpretare determinati fatti della storia in modo contrario a quello comunemente accettato dagli storici ("revisionismo"), ma si spinge fino a negare la realtà storica di alcune vicende. Si usa principalmente a proposito di avvenimenti legati al fascismo ed al nazismo. Il caso più clamoroso è chi ha scritto dell'Olocausto come un'invenzione.
Ora il negazionismo si può nella sua essenza allargare con tranquillità alla frangia più estrema dei "no-vax" che ha negato la gravità del covid-19 ed ha rotto le scatole per tutta la pandemia. In questi giorni rispuntano con un'armata Brancaleone che nega, arrampicandosi sugli specchi, la gravità dell'aggressione russa all'Ucraina.

Lo spazio pubblico da riempire

Piazza Chanoux ad AostaLa vita continua anche in tempi grami. Era così durante la fase più drammatica della pandemia con le paure derivanti e le conseguenze gravi, che non bisogna dare per concluse. Lo è per le minacce della guerra in Europa che creano apprensioni ancora più grandi ed ovvia partecipazione al dolore degli ucraini. Si aggiungono problemi incombenti come la crisi energetica conseguente, il cambiamento climatico che prosegue ed il crollo demografico in corso. Chiudo l'elenco.
Per fortuna ogni questione che assilli e preoccupi non ci impedisce di vivere. Altrimenti che esistenza sarebbe se non riuscissimo a continuare a fare delle cose normali, quotidiane. Saremmo sempre allarmati, depressi, frustrati, prigionieri di preoccupazioni e fobie.
Intendiamoci, però, non che si debba far finta di niente.

Putin usa la denazificazione come alibi

Una manifestazione di esponenti di Azov«Fascista!». L'epiteto - che sia chiaro squalificante per tutto quel che porta con sé - l'ho sentito usare sin da quando avevo i calzoni corti. Era spesso adoperato a proposito e spesso a sproposito e, assieme ad "antifascismo", ho sempre pensato che certe parole vadano usate bene e non a vanvera, perché sono a rischio deprezzamento.
Ecco perché condivido quanto scritto a margine della guerra da Ernesto Galli della Loggia sul "Corriere": «Dopo aver fatto per settant'anni tutto quanto umanamente possibile per screditare il comunismo - sforzo, ammettiamolo, coronato da uno strepitoso successo - la Russia sta facendo ora la stessa cosa con l'antifascismo. Renderlo per sempre una merce avariata proclamando che l'aggressione all'Ucraina condotta dal suo esercito con centinaia di donne e bambini massacrati sotto le bombe e migliaia di case sbriciolate dai missili costituisce un'eroica battaglia contro quel noto nazista che risponde al nome di Volodymyr Zelensky». Ovviamente assunto ridicolo, essendo fra l'altro il Presidente ucraino ebreo e dunque come diavolo potrebbe occhieggiare al nazismo!

Persone cancellate

La prima manifestazione dei 'no-vax' valdostani, nell'aprile 2021Viviamo certo tempi difficili, che forse non ci aspettavamo. D'altra parte la Storia è fatta così ed è facile scriverla ex post. Molto più difficile, quando si è in mezzo agli avvenimenti, capire quale piega prenderanno. Lo abbiamo visto con il maledetto virus, che sembrava un'eco lontana e poi ci ha ammorbato la vita.
Basta leggere la memorialistica sulle guerre mondiali per capire come sia facile sui libri ricostruire i meccanismi che portano ai tragici eventi, ma chi era allora contemporaneo vedeva svolgersi le vicende senza affatto avere consapevolezza dello svolgimento successivo, che risulta così chiaro a noi posteri.
Appartengo alle persone che non portano rancore. Non so se sia un pregio nella vita e soprattutto in politica, dove ho vissuto per così lungo. Conosco persone e naturalmente politici vendicativi, che non sanno mai perdonare neppure quando il torto era ampliamente dalla loro parte. In fondo le cose si accoppiano, come diceva Oriana Fallaci, donna dal carattere difficile: «La vendetta è volgare come il rancore».

Quella "Z" insanguinata

Il sergente Garcia con la 'Z' di ZorroChe la "Z" sia diventata il simbolo dell'aggressione russa all'Ucraina fa discutere.
A me viene in mente un'espressione importante, prima di venire al punto: in greco "Ζῷον πολιτικὸν - Zōon politikon", vale a dire "Animale sociale", il pezzo completo, tratto dalla "Politica" di Aristotele, recita: «E' evidente che lo stato discende dalla natura, e che l'uomo per natura è un animale sociale».
Quel che capita quando c'è una guerra, come in Ucraina, sembra la negazione totale di questo essere sociali e la "Z" resta un mistero da chiarire.
Ne ha scritto con acume Aldo Grasso nella sua rubrica televisiva sul "Corriere" non a caso: «Cosa significa quella "Z" tracciata sui blindati e sui furgoni russi in Ucraina e che non è neppure una lettera dell'alfabeto cirillico? L'ha spiegato molto bene Stefano Montefiori: "la "Z" sta per "Zapad" (ovest, la direttrice principale dell'invasione). E' caduta l'ipotesi che fosse una sorta di beffa nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un po' come quando si scriveva il nome del nemico sui missili destinati ai bombardamenti. Da segno di riconoscimento, la "Z" è diventata un simbolo patriottico di sostegno ai soldati e alle decisioni del tiranno».

L'esame di 40 anni fa

Il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti...Questa storia del tempo che passa e si invecchia resta una grande rottura di scatole. L'unica consolazione è che ci si trova sulle spalle uno zaino di esperienze e di ricordi che si fa sempre più grande. Quando si finisce di fare e di imparare cose nuove - cosa buona e giusta - si sbaglia di grosso e si passa con rapidità al rimbambimento.
Ricordo sempre il mio coéquipier a Roma, il Senatore César Dujany, morto mentre si approcciava al secolo di vita: andavo a trovarlo e lui mi mostrava il libro che stava leggendo e mi interrogava con curiosità intellettuale di fronte ad un caffè su cose grandi e piccole. La sua era in ginnastica mentale a dispetto dei guai fisici sui quali sorrideva benevolmente.
Ci pensavo appiccicando il bollino dell'Ordine dei giornalisti sul tesserino avuto ormai quarant'anni fa con l'esame da giornalista professionista. Era il 1982, anche se in realtà avevo cominciato a fare il giornalista in una radio di Torino nel 1978.

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