blog di luciano

Gli Alpini nel mirino

Gli Alpini che sfilano sul lungomare di RiminiPer la prima volta l'Adunata degli Alpini è finita - in questa edizione bizzarramente a Rimini - nel turbine della polemica per il manifestarsi - così parrebbe - di gesti volgari, proposte indecenti, battute improprie che alcuni avrebbero rivolto verso donne in diversi contesti.
Vedremo alla fine quante denunce formali ci saranno ed il loro esito, ma intanto ci sono testimonianze raccolte dai giornalisti di cui bisogna tenere conto e dunque non bisogna minimizzare. Nel frattempo si stanno raccogliendo da ambienti femministi e con cospicuo successo le firme su change.org per bloccare per due anni l'adunata! Ma perché? Quale tipo di punizione sarebbe?
Non mi stupisce che ciò avvenga: mi ha colpito infatti in questo senso sui "social", ma anche sui giornali, la virulenza nei confronti degli Alpini.

L'abisso fra Macron e Putin

Emmanuel Macron a Strasburgo, al Parlamento europeoConfesso di essere abbastanza affaticato dall'"Armata Brancaleone" antioccidentale nel cuore dell'Occidente. Forti delle libertà democratiche, che consentono di dire tutto ciò che in una dittatura non sarebbe consentito, intervengono in modo muscolare e la guerra in Ucraina con i filorussi arruolati dall'Armata Rossa digitale è solo l'apice di una vecchia storia. Si ritrovano sul campo personaggi di varia umanità, uniti dall'insolito destino di criticare le democrazie occidentali, fallibili come ogni costruzione umana, ma - caspita! - quale dovrebbe essere il modello alternativo?
Concordo con Paolo Garimberti che su "Repubblica" mette i punti sulle "i" e scrive quel che io non sarei mai stato in grado di dire meglio: «Due visioni del mondo, e del modo di fare politica, si sono confrontate, a poche ore di distanza l'una dall' altra, nel 77esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Al Parlamento europeo di Strasburgo, Emmanuel Macron, presidente di turno della UE, ha affermato i valori delle democrazie liberali e ha indicato il cammino dell'Europa quando sarà tornata la pace. Sulla Piazza Rossa di Mosca Vladimir Putin ha esaltato la forza delle armi, come strumento della politica, e con la parata del "Den Pobedi" ("Il giorno della vittoria") ha disegnato un parallelo tra la sua guerra in Ucraina e la vittoria dell'Urss sul nazismo».

La riservatezza non è un male

Un momento delle consultazioni nella sede dell'UVDei grillini, parlandone ancora da vivi, resteranno due perle.
La prima è l'«uno vale uno», destinato a scomparire con le prossime elezioni politiche, quando i parlamentari pentastellati - alcuni dei quali non classificati per manifesta incapacità - si scanneranno come belve per un seggio, reso più difficile da raggiungere con la genialata grillesca della riduzione dei parlamentari.
La seconda è lo streaming delle riunioni - da sempre non previsto nelle decisioni capricciose e personali di Beppe Grillo - vale a dire l'idea che qualunque cosa dovesse essere trasmessa in diretta per trasparenza (sic!), specie su quella sconcezza che era la piattaforma dei Casaleggio, poi dismessa per questione di soldi e giochi di potere del leader ondivago, che era comico divertente prima di diventare predicatore.

Oggi Festa dell'Europa!

La bandiera europeaLa Festa dell'Europa viene festeggiata da pochi amatori del genere. Triste dirlo, ma veritiero e bisogna reagire a questa indolenza e farne una giornata di consapevolezza.
Oggi lo farò - in occasione della giornata canonica - con l'Università valdostana con una manifestazione, assieme a diversi professori, a partire dalle ore 18. Il 20 maggio poi - ma avrò tempo di parlarne - sarò assieme a tanti giovani per una manifestazione europeista per la prima volta in piazza Deffeyes davanti alla Regione, omaggio a quell'Albert Deffeyes federalista, morto anzitempo a soli quarant'anni.
Con esattezza non so cosa dirò oggi. Ho sempre pensato che il successo di un intervento in pubblico dipenda dall'aria che si respira in una sala e dai visi dei partecipanti. Mai pensare ad un discorso precotto, specie se si è l'ultimo a parlare, verosimilmente con un pubblico affaticato.

Dal SüdTirol a Mariupol

Il fiume DravaRicordo con molta simpatia Niccolò Rinaldi, ai miei tempi al Parlamento europeo era segretario generale del gruppo dei democratici e liberali e poi divenne parlamentare europeo, restando sempre scrittore e alpinista. Fu amicizia fra noi, anche se non ci sentiamo da tempo per le circostanze della vita.
Ma, via "Whatsapp", ricevo ogni tanto un suo scritto e oggi ne cito uno di straordinaria portata emotiva, quasi poesia, che mi ha fatto scoprire quanto non sapevo
Eccolo: «Ai piedi della sorgente della Drava a Dobbiaco, sotto la Cima Nove a San Candido, sentiamo quanto l'uomo sia un nomade detronizzato al cospetto dei viaggi degli elementi. Non so quanto una sua particella impiegherà a raggiungere il Danubio, ma l'acqua della Drava fa presto a ingrossarsi e corre subito veloce. Fa in tempo a ricevere il rinforzo di due affluenti prima di procedere per il suo percorso mitteleuropeo ed entrare in Austria».

Violenza e follia

Franco BasagliaE' terribile pensare alla carica di violenza che si sviluppa in una guerra, qualunque essa sia, pur nel distinguo - lo dico per l'Ucraina, a scanso di equivoci di questi tempi - fra aggressori e aggrediti.
Ha ragione Bertrand Russel quando scrive: «Scoprire il sistema per giungere all'abolizione della guerra è una necessità vitale della nostra civiltà; ma nessun sistema ha alcuna probabilità di successo, fintanto che gli uomini sono così infelici da considerare lo sterminio reciproco meno orrendo della continua rassegnazione alla luce del giorno».
Ma quel che è altrettanto sconvolgente in tema di violenza sono queste notizie di cronaca nera di uomini che uccidono mogli o compagne e persino - con un elenco doloroso - avvengono stragi familiari con figli che pagano la follia di un genitore.

Aperti al mondo

Un momento della riunione 'Dac' di 'Eusalp' a TriesteNon so chi si sia inventato per la Valle d'Aosta il termine «isola felice», giocando ovviamente sulla cerchia delle montagne che può essere equiparata ad un mare che ci circonda. Quel che so è che io l'espressione non l'ho mai usata e quando mi sono trovato di fronte ad un interlocutore che con vis polemica mi apostrofava: «Non siamo più un'isola felice!» sono sempre stato stupito e interdetto.
Solo uno stupido può pensare che oggi, ma questo era vero già in passato, la Valle d'Aosta possa vivere chiusa nelle proprie mura e non erano necessarie per saperlo la pandemia e la guerra in Ucraina.
Anzi, ho passato molti anni a cercare di dimostrare che solo facendo sistema ed avendo alleanze di vario genere possiamo superare il limite oggettivo della nostra piccola dimensione. Avere un rapporto continuativo con le altre Autonomie speciali in Italia è una necessità, perché sono moltissimi i terreni di confronto e di scambio di esperienze e risulta essenziale quella collaborazione "difensiva" a tutela dei nostri ordinamenti particolari.

Biscotti e cinciallegre

Gli 'Oreo' si possono anche mordere...Ci sono notizie che ti rendono diversa la giornata, ormai dominata - ed è comprensibile - dalle informazioni martellanti sulla guerra come prima era già stato per la pandemia. Sono notizie "colorate" - non trovo migliore definizione - anche se in gergo giornalistico forse sarebbe più esatto definirla "cronaca bianca".
Vorrei fare due esempi concreti, entrambi presi da "Le Monde". La prima notizia riguarda il biscotto più venduto al mondo: l'"Oreo". Lo avete presente?
Prodotto dalla "Kraft" dal 1912 è composto da due biscotti rotondi al cioccolato sovrapposti con in mezzo la crema di latte.
Scrive Hervé Morin: «C'est ainsi qu'une équipe du "Mit" décrit le biscuit de la marque "Oreo" dans un article de "Physics of Fluids" du 19 avril, aussi plaisant à déguster que le célèbre cookie. Les "connaisseurs" ont semble-t-il l'habitude, pour accéder à la crème immaculée qui les relie, de faire tourner à contresens les deux parties sombres, plus ou moins rapidement - "peut-être en fonction de leur niveau de faim ou d'anxiété", avancent les chercheurs».

Basta con i filorussi!

La surreale intervista di Giuseppe Brindisi a Sergei Lavrov, ministro russo agli Affari esteriSono arrabbiato e lo sono perché tutti questi filorussi in giro mi fanno ribrezzo. Mi vergogno che in Occidente risulti essere l'Italia il Paese che fa da grancassa più di tutti alla Russia ed alla sua sofisticata capacità di manipolazione che deforma l'informazione. Esiste un coacervo di personalità prezzolate o strambe che fa sistema e che macchia ogni onorabilità della nostra democrazia. Spero che le persone ragionevoli si coalizzino contro questa accozzaglia che sbraita senza limiti e confini, facendo di noi uno zimbello a livello internazionale.
Mi fanno schifo quelli che palesemente hanno preso dei soldi dai russi e spero che qualcuno si muova per svelarne i traffici, che oggi giustificano certe posizioni passate e presenti. Mi danno il vomito quelli che dall'estrema sinistra riescono a rovesciare la frittata con i loro russi «poverini» aggrediti dalla "Nato" e fieramente in combattimento contro gli ucraini filonazisti.

Due calci alla palla

Bimbi che giocano al pallone...L'altro giorno nel paese dove sono cresciuto, Verrès, ho chiesto notizie del campetto di calcio dove giocavo a pallone, che si trova sotto il campanile della Collegiata di Saint-Gillles, un complesso che risale all'anno Mille. Risposta: «Non ci va più nessuno».
Vero! Guardatevi attorno e, per chi ha vissuto da piccolo e poi da ragazzo, la logica di una partitella a pallone dovunque capitasse la situazione è deprimente.
La illustra con immagini condivisibili Francesco Florista in una bella lettera al "Corriere": «L'Italia preindustriale e preconsumistica degli ultimi anni 50 e primi anni 60 non era, poeticamente e nostalgicamente parlando, solo quella pasoliniana delle lucciole; era anche, nei miei ricordi di undici-dodicenne, quella di noi ragazzini in pantaloni corti. Li portavano tutti, sempre, anche in inverno, fino ai 12-13 anni; unica eccezione, ma non sempre, Prima Comunione e Cresima».

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