«Il cielo crollava ed era striato di sangue Ti ho sentito che mi chiamavi Poi sei scomparso nella polvere». (Bruce Springsteen)
Il pomeriggio dell'11 settembre di 25 anni fa - sembra impossibile che il tempo viaggi a questa velocità - ero nel mio ufficio al Parlamento europeo a Bruxelles. Lo ricordo con sgomento.
Non so chi per primo di avvertì di quanto stesse accadendo e che sarebbe diventato Storia. Con il mio assistente parlamentate, Davide Donati, guardammo la diretta televisiva della "Cnn", inorriditi dal susseguirsi degli avvenimenti delle "Torri Gemelle", mentre attorno a noi il palazzo si vuotava per un'ondata di panico per la notizia - che giudicammo ridicola - che anche la sede del Parlamento europeo potesse far parte di una catena d'attentati. Furono giorni interessanti vissuti in quel crogiolo culturale e politico delle istituzioni europee, che consentiva una visione d'insieme altrimenti difficile da raccogliere. Certi momenti non si dimenticano.
Oriana Fallaci, che era a New York, scrisse: «Non l'ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d'un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e... sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri, invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché è implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s'è fusa, s'è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m'è parso, in un silenzio di tomba. Possibile?».
Sono stato a "Ground Zero", trasformato in mausoleo e sono rimasto come paralizzato dal dolore che si vive in quel posto. Si tratta di parte dello spazio dove sorgevano le Torri, diventato un suggestivo e lugubre mausoleo in cui aleggia qualcosa, come avviene spesso nei luoghi come quello e lo percepisci fisicamente, per quanto possa apparire irrazionale.
Quel giorno - bisogna ripeterselo per non dimenticare - i terroristi di "al-Qāʿida" dirottarono quattro voli civili commerciali. I terroristi fecero intenzionalmente schiantare in una drammatica sequenza due degli aerei contro le Torri Nord e Sud del "World Trade Center" di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo di linea venne dirottato contro il "Pentagono". Il quarto aereo, diretto contro il "Campidoglio" o la "Casa Bianca" a Washington, si schiantò in un campo vicino a Shanksville in Pennsylvania, dopo che i passeggeri ed i membri dell'equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo. Negli attentati morirono 2.995 persone di settanta nazionalità diverse, tra cui 343 Vigili del fuoco e sessanta poliziotti. Molti morirono negli anni successivi per le polvere e i fumi che avevano respirato nei soccorsi.
«Nulla dies umquam memori vos eximet». Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo. Questa frase di Virgilio, tratta dall'Eneide, breve ed espressiva, è stata ripresa e campeggia a New York, sul muro del Museo dedicato alle vittime dell'11 settembre 2001. Frase che parla di Eurialo e Niso, due giovani guerrieri simboli di bellezza ed amicizia eterna, morti in fuga da Troia.
Un'eco dal mondo antico che echeggia per ricordare le vittime dell'11 settembre e che serve anche per dire all’Occidente - specie a chi inneggia ad Hamas et similia per circa stupidità - che gli islamisti sono terroristi assetati di sangue, brandendo la loro cupa teocrazia.