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02 giu 2026

Oggi è il 2 giugno:Festa della Repubblica

di Luciano Caveri

Si può scrivere, senza offendere nessuno, che questo 2 giugno ha un appeal popolare limitato o, altrimenti detto, è davvero inesistente sul grande pubblico?

Tutto si risolve con la parata militare a Roma (con Presidente, autorità e Frecce Tricolori), seguita in TV da chi la guarda, con un generale e scarso entusiasmo. Insomma: giorno di riposo o per fare ponte, non momento di orgoglio collettivo o di celebrazioni diffuse.

Non lo scrivo - Dio me ne scampi - con chissà quale afflato nazionalistico, che non mi appartiene, ma per un elemento comparativo su cui riflettere.

Pensiamo al 14 luglio in Francia, che è sentito davvero dai francesi come una celebrazione dell’identità nazionale, della libertà e dell’unità. Festa non divisiva, che mescola orgoglio repubblicano, spettacoli e divertimento popolare.

Il termine ”La République” non è da Parigi in su e in giù un semplice sinonimo di "Stato" o "forma di governo", ma è un concetto quasi sacro, carico di valori universali e fortemente identitario.

La République è indissolubilmente legata al motto Liberté, Égalité, Fraternité e al principio della laicità (la laïcité républicaine), abbastanza misteriosa per gli italiani e per chi emigra in Europa da Paesi dove la teocrazia è la normalità e il Diritto è la barbarica Sharia, tragicamente distante dai principi illuministici, liberali e democratici dell’Occidente.

In Francia si parla costantemente di "scuola della Repubblica", "leggi della Repubblica", o di comportamenti "contrari ai valori della Repubblica". La Repubblica in Francia è considerata un'entità che unisce idealmente - anche se il concetto traballa per la nascita di società ”parallele” - tutti i cittadini sopra ogni differenza di origine, religione o classe sociale.

La Repubblica è stata il frutto di rotture rivoluzionarie traumatiche e gloriose (a partire dal 1789). È stata conquistata con il sangue, difesa contro le monarchie e i passati regimi, ed è considerata il culmine della storia nazionale. Non a caso, i francesi numerano le loro Repubbliche (oggi sono nella Quinta Repubblica), seguendo significative modifiche costituzionali.

In Italia la Repubblica è nata molto più tardi, nel 1946, con un referendum del secondo dopoguerra tra mille polemiche dei monarchici sconfitti e sulle rovine del Ventennio fascista nato con la complicità di Casa Savoia anche a causa delle coesione di un’Italia Unita nata maldestramente.

La parola "Repubblica" in Italia è percepita storicamente più come un assetto istituzionale che come un mitico attorno a cui stringersi, come fanno i francesi e anche gli americani con il loro 4 luglio

Se un politico francese dice "Dobbiamo difendere la Repubblica", un politico italiano userà più facilmente espressione con ciò evoca il ”Rispetto per le istituzioni") oppure parla dello Stato, che è diverso dal senso aggregante di casa comune che è, invece, la Repubblica.

Ma il vero prezzemolo in Italia - nel bene e nel male, secondo l’uso che se ne fa - è ”la Costituzione”, sia da parte di chi la conosce e l’apprezza sia da chi, pur ignorandone i contenuti, la usa come un feticcio.

In sintesi, per i francesi la Repubblica è un'identità e un ideale filosofico; per gli italiani, la Repubblica è la struttura democratica che ci permette di convivere, ma il calore emotivo lo riserviamo ad altre parole o simboli.

In Francia “La République” non è solo il nome formale dello Stato (République française), ma una sorta di religione civile con certo cascami retorici, ma un idem sentire attorno . ai ”Valeurs de la République” e a espressioni come ”Défense de la République”, “menace contre la République”, “esprit républicain”, “contrat républicain”. I politici di quasi tutti gli schieramenti (tranne gli estremi, che ormai fanno schifo ovunque) chiudono discorsi o interventi con appelli alla Repubblica.

Nelle scuole si insegna il “vivre ensemble” sotto il segno della République, da noi si studiacchia la Costituzione e purtroppo anche in Valle d’Aosta si evoca raramente nelle aule la storia importante dell’Autonomia e dello Statuto Speciale (elementi legati strettamente alla Repubblica).

Non è propaganda politica, è la Storia.

Sono felice, giorni fa, di averne parlato con Marta Cartabia.