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21 mag 2026

Da un hotel in Egitto alla storia valdostana

di Luciano Caveri

La curiosità crea strani incroci. Vado in un albergo in Egitto “Royal Savoy“ e seguo una sorta di filo di Arianna.

Tutto ha inizio nel XIII secolo a Londra. Nel 1246, il re d'Inghilterra Enrico III donò un terreno lungo il Tamigi (sullo Strand) allo zio di sua moglie, Pietro II di Savoia (Conte di Savoia). Pietro vi costruì una magnifica residenza d'accordo con il suo rango, che divenne nota come Savoy Palace. Il palazzo passò poi ai duchi di Lancaster, ma venne distrutto nel 1381 durante la rivolta dei contadini (la Peasants' Revolt).

Nonostante la distruzione, quel pezzo di terra londinese mantenne per i secoli successivi il nome della dinastia d'origine: l'area del Savoy. Il vero motivo per cui oggi troviamo un "Hotel Savoy" a Sanremo, a Firenze, a New York, a Buenos Aires o in Egitto risiede nell'intuizione del produttore teatrale inglese Richard D'Oyly Carte. Nel 1889, lui decise di costruire un albergo di lusso proprio sul terreno dell'antico palazzo medioevale: nacque così The Savoy di Londra.

Ecco il legame con la Valle d’Aosta : Pietro II nacque probabilmente a Susa intorno al 1203, sesto figlio del conte Tommaso I di Savoia e di Margherita di Ginevra. Come molti cadetti dell’epoca, fu avviato alla carriera ecclesiastica. Ottenne un canonicato a Losanna, poi la dignità di prevosto della cattedrale di Aosta e di Ginevra, ma la vocazione mancava, e alla morte del padre nel 1233 abbandonò lo stato ecclesiastico per buttarsi nella vita politica.

Il legame con la Valle d’Aosta emerge subito, in modo conflittuale. Pietro e il fratello Aimone cercarono di rovesciare il potere del fratello maggiore Amedeo IV facendo insorgere la Valle d’Aosta, ma Amedeo IV riuscì a sconfiggerli grazie alle truppe di Manfredo III di Saluzzo e Bonifacio II di Monferrato. Nel luglio del 1234 si giunse a un accordo: a Pietro fu riconosciuto un appannaggio feudale nel Bugey, che divenne la base per le sue future acquisizioni territoriali.

Nel 1241 fu invitato a corte dal re d’Inghilterra Enrico III, suo nipote: fu nominato conte di Richmond, custode delle più importanti fortezze del regno e governatore di Dover. La sua carriera diplomatica e militare lo portò ad acquisire enormi territori in Svizzera e nel Vaud.

Quando nel 1263 morì il nipote Bonifacio, Pietro rientrò immediatamente nei domini sabaudi e riuscì a farsi riconoscere conte di Savoia, nonostante fosse solo lo zio del defunto e non il successore designato.

Una volta diventato conte, la Valle d’Aosta tornò al centro della sua azione di governo. Nei mesi successivi alla sua nomina, Pietro percorse il suo nuovo dominio con l’intento di rafforzare il controllo sulle aristocrazie locali; fu attivo soprattutto in Valle d’Aosta, dove presiedette assise giudiziarie e limitò fortemente l’autonomia dei signori di Montjovet e di Challant. Questi potenti casati locali erano da sempre gelosi della propria indipendenza e Pietro li inquadrò con fermezza nell’orbita del potere sabaudo.

Il Conte ereditò un rapporto con la Valle d'Aosta regolato dalla celebre Carta delle Franchigie (Charte des Franchises), concessa da Tommaso I nel 1191. Pietro II, da sovrano pragmatico e moderno qual era anche per l’esperienza inglese, comprese che per mantenere la stabilità in una regione così strategica non poteva governare solo con la forza. Questo significò mantenere privilegi e autonomie e gli permise di assicurarsi la fedeltà dei valdostani senza dover militarizzare stabilmente la regione, potendosi così concentrare sulle sue campagne nel Canton Vaud e nel Vallese. Anche se già si vedevano in nuce i processi di centralizzazione del potere sabaudo, che si accentuò nei secoli successivi.

Il Conte godeva di fama di uomo valoroso e giusto, e per questo ricevette il soprannome di “Piccolo Carlo Magno”. Il soprannome è attestato all’inizio del Quattrocento nelle Chroniques de Savoie dello storico di corte Cabaret. Morì il 16 o il 17 maggio 1268 a Pierre-Châtel e fu sepolto a Hautecombe.

Il rapporto di Pietro II con la Valle d’Aosta è dunque duplice: da giovane cadetto la usò come leva per sfidare il fratello maggiore; da conte, ne fece uno dei banchi di prova principali della sua politica di accentramento del potere, riducendo i margini di autonomia dei grandi signori locali.

La sua eredità fu soprattutto amministrativa: un’opera di riorganizzazione dei territori sabaudi, eterogenei per tradizioni, lingue e istituzioni. Pietro applicò ai domini alpini l'efficienza burocratica che aveva - come già accennato - ammirato e gestito alla corte d'Inghilterra.

Tutto questo pensiero per la scritta in un hotel!