Se si parla di “Intelligenza Artificiale”non si può non rimarcare anzitutto l’ambiguità nell’uso del termine “intelligenza”, che evoca qualità umane (comprensione, coscienza, ragionamento generale) che i sistemi attuali non possiedono.
Il filosofo italiano Luciano Floridi, direttore del Digital Ethics Center a Yale, ha proposto non a caso di sostituire “intelligenza artificiale” con “artificial agency” (capacità di agire).
Già la studiosa australiana Kate Crawford aveva sostenuto che l’IA non è né “artificiale” né “intelligente”. È un sistema materiale ed estrativo (basato su risorse naturali, lavoro umano, dati e infrastrutture), non un’entità autonoma dotata di intelligenza generale. Il termine fuorviante nasconde i costi reali (ambientali, sociali, politici) e crea aspettative sbagliate.
Alla fine il nome “Intelligenza Artificiale” risulta più un’etichetta di marketing che una descrizione precisa.
Trovo consolante, comunque, nel rapporto fra Macchina e Umano che per far funzionare sempre meglio l’IA debbano anche lavorarci - e non è banale - specialisti delle materie umanistiche, sia per la creazione sia, soprattutto, per la gestione dell’intelligenza artificiale.
Intendiamoci: le competenze tecniche (matematica, informatica, ingegneria, fisica) restano il nucleo duro. Tuttavia, le discipline umanistiche contribuiscono in modi concreti. Pensiamo a chi si occupa di linguistica e filologia. Senza una comprensione profonda della lingua, della semantica, del contesto culturale e della pragmatica, i modelli generativi sarebbero molto più limitati e propensi a errori.
C’è spazio per chi si occupa di filosofia, psicologia e antropologia: materie che aiutano a modellare il ragionamento umano, l’apprendimento, la teoria della mente e il comportamento.
La conoscenza della storia e lo spessore culturale studi forniscono dati e prospettive per evitare di ripetere errori passati e per progettare sistemi che tengano conto della diversità umana. Non a tutti possono essere fornite medesime risposte, perché bisogna conoscere sensibilità e retropensieri di culture diverse.Ci sono problemi etici e filosofici, questioni di diritto e di scienze sociali.
L’IA non rende obsolete le materie umanistiche: le rende più rilevanti, a patto che si evolvano e si confrontino con la tecnologia invece di ignorarla o demonizzarla.
Ci pensavo a questa passerella fra culture ai nomi che abbiamo sentito echeggiare nella recente spedizione attorno alla Luna e Christophe Ono-Dit -Biot - scrittore francese - così ha commentato su Le Point e mi pare da proporre tradotto in italiano: ”La conquista dello spazio è sempre affascinante: il superamento delle conoscenze umane, la promessa di immagini magnifiche, ma prima di tutto nomi di missioni che fanno sognare (Apollo, Artemis...) spesso presi in prestito dal panteon antico. Questo perché l’uomo, soprattutto quando vuole sfidare le leggi della gravità, adora misurarsi con gli dei, pur senza conoscere sempre bene le implicazioni di questi prestiti alla mitologia.
Apollo è infatti una divinità associata al Sole, e ci si poteva chiedere cosa avesse a che fare con la Luna, territorio di sua sorella gemella Artemide. In questo caso, il nome della missione attuale è stato scelto con cura: Artemide non amava nulla più che vagabondare di notte in territori selvaggi, proprio come i nostri quattro astronauti che sorvolano la faccia nascosta della Luna.
Quanto a Orion (Orione), il veicolo spaziale che permette loro di compiere l'impresa, non se ne parla mai abbastanza. E per una buona ragione: abbiamo conosciuto storie che finivano decisamente meglio! Orione, a quanto scrive Ovidio nei Fasti, era un gigante nato dal seme di tre dei: Giove, Nettuno e Mercurio (niente dettagli, per favore; persino Ovidio precisa che "sarebbe sconveniente dire di più"). Compagno di caccia di Artemide, sarebbe morto a causa sua dopo aver tentato di baciarla contro la sua volontà. Offesa, la casta dea avrebbe infatti inviato contro di lui un immenso scorpione, il cui pungiglione lo abbatté.Pentita del suo gesto, la dea avrebbe poi mandato Orione in cielo trasformandolo in una costellazione, affinché ci si ricordasse sempre di lui.
Secondo altre tradizioni, Orione sarebbe stato punito per la sua hybris (arroganza) o per un inganno del geloso Apollo; quest'ultimo avrebbe raggirato la sorella Artemide, spingendola a colpire Orione con una freccia facendole credere che si trattasse di un mostro.
Sebbene le versioni cambino, convergono almeno su un punto: tra Orione e Artemide, finisce sempre tra le stelle”.
Anche qui l’incrocio fra passato remoto e futuro incalzante crea un mix convincente, che mostra la fantasia inesauribile della mitologia.