Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e analizzare il nostro traffico. Si prega di decidere se si è disposti ad accettare i cookie dal nostro sito Web.
23 feb 2026

Cosa ho imparato sulla consapevolezza

di Luciano Caveri

Per cercare di fare bene le cose piccole o grandi ho spesso dubbi, ripensamenti, ansie. Un mix di comportamenti e pensieri che mi rendono vigile e attivo. Si tratta di una sorta di salutare ginnastica mentale, se avviene in giusta misura. Con il passare del tempo, credo di essermi dato delle regole.

Direi - ragionando sul tema - che non sono mai stato affetto dalla famosa sindrome dell'impostore, che linguisticamente fa sorridere. “Impostore” è una parola forse antiquata, ma nel caso è definizione scientifica di una condizione psicologica in cui una persona, nonostante evidenti successi, competenze riconosciute e risultati concreti, si sente fondamentalmente inadeguata e non meritevole di ciò che ha ottenuto, persino con la paura di venire "smascherato" come un bluff. Immagino che sia uno stato di notevole infelicità.

Noto, invece, un crescente numero di persone che corrispondono a quello che gli esperti definiscono “effetto Dunning-Kruger” dal nome degli psicologi scopritori. Sarebbero persone con competenze basse o molto limitate in un determinato campo, che tendono a sovrastimare pesantemente le proprie abilità, convinte di essere brave, mentre le persone davvero competenti tendono a sottostimare un po' le proprie capacità rispetto alla realtà.

Questo ”effetto” è facile da testare nella nostra quotidianità e i Social - ambiente in cui ci immergiamo quotidianamente - debordano nella conferma a questa tesi nei due profili enunciati.

Capita così di incrociare chi sa poco e non possiede neppure gli strumenti mentali per riconoscere quanto poco sa ed è per loro un corto circuito imbarazzante. In genere chi ha questo comportamento non vede i propri errori, non capisce la complessità dell'argomento, non riconosce la bravura altrui e si sente super sicuro e competente. Confesso di non avere sempre la pazienza necessaria…

Chi sa molto rischia l’inverso e ne ho visti in azione con dispiacere, quando sprecano potenzialità evidenti. Questo avviene perché, consapevoli di quanto sia vasto e complesso il campo in cui operano e i temi su cui devono decidere, si sottovalutano e tentennano. Mi è capitato di aver offerto iniezioni di fiducia.

Meccanismi entrambi che sono stati studiati in dettaglio e, se ci si ragiona, possono servirci a guardare al mondo che ci circonda e a meglio valutare persone e situazioni.

Ne ricaviamo esempi concreti tutti i giorni nella vita quotidiana, ma sono filtri utili per osservare più attentamente anche quel mondo digitale - mi riferisco naturalmente, come accennato, ai Social - che hanno integrato (e nel peggiore dei casi sostituito) la nostra vita sociale con una dimensione immateriale e remotata.

L’esperienza di vita - e la politica fatta a livello professionale per una parte importante della mia esistenza diventa istruttiva- valorizza chi ha una fiducia realistica e calibrata nelle proprie capacità e nel tempo diventa un esercizio utile per la propria personale maturazione.

Serve a ragionare per sapere cosa sai davvero, riconoscere cosa non sai ancora, valutare meglio successi e insuccessi, sapere in maggior consapevolezza come affrontare problemi da risolvere.

Essenziale, nella mia esperienza nel giornalismo e in politica, saper “rubare” dalle persone che capisci essere brave e capaci quanto può essere utile e prezioso per crescere e migliorare. E in realtà non si finisce mai di farlo.