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21 feb 2026

I ”ponti greci” di Weil e la politica attuale

di Luciano Caveri

Non si finisce mai di scavare in spunti culturali per rafforzare il fatto che la politica, se fosse solo amministrazione, mancherebbe delle necessarie radici fatte di idee e di valori.

Ci pensavo nel corso di un incontro con alcuni rappresentanti della comunità valdese del Piemonte, evocando nel mio caso un documento del passato la "Dichiarazione di Chivasso”, scritto resistenziale e federalista del dicembre del 1943, scritto a più mani da autorevoli rappresentanti valdostani e e delle valli valdesi.

Così mi è venuta in mente la francese Simone Weil (1909-1943), una delle figure più brillanti e nel contempo originali del Novecento. Fu filosofa, mistica, attivista politica e operaia, mettendo assieme il pensiero e l'azione. Di vivida intelligenza, decise di fare esperienze di vita, pure se la sua esistenza fu purtroppo breve.

Due esempi. Fu operaia alla Renault per comprendere la "schiavitù" del lavoro meccanizzato. Partecipò brevemente alla Guerra Civile Spagnola, non per ideologia astratta, ma per solidarietà con gli oppressi.

Pare bizzarra la sua vicinanza al Cristianesimo, ma senza mai scegliere di essere battezzata in solidarietà con i non credenti e le altre culture, dimostrandosi sempre uno spirito libero che combatteva quanto definiva ”il malheur”. Vale a dire una sofferenza non solo fisica, ma che scava con dolore nell’anima.

Così emerge l’amore verso il prossimo e una sorta di umanesimo contro i rischi di egocentrismo. Critica il potere se totalitario, fustiga il colonialismo, dubita delle ”macchine” dei partiti politici.

Elementi che maturano in un momento storico estremamente critico per l’Europa. Per capirlo bene bisogna collocarlo tra gli anni ’30 e i primi anni ’40 del secolo scorso e dunque in un periodo in cui emergono fascismo, nazismo e stalinismo comunista.

Una crisi politica e spirituale, secondo Weil. E non sfugge la modernità di certe preoccupazioni applicare all’oggi. Tra i temi inizio a citarne due. Come la tecnica moderna in continuo sviluppo aumenti il potere ma non la giustizia. Di come le ideologie o meglio gli ideologismi trasformino le persone in strumenti.

Negli ultimi anni (1940–1943), durante l’esilio tra la Francia occupata e l’Inghilterra, Weil sviluppa l’idea che la Grecia antica sia stata un “ponte” e che il cristianesimo ne sia stato il compimento, ma che L’Europa moderna abbia poi tradito entrambe le eredità. Per questo propose una rifondazione morale dell’Europa del dopo la guerra con spirito visionario.

Spieghiamo questi “ponti greci”, che non sono nostalgia erudita, bensì un’illuminazione piena di speranza contro certa barbarie del XX secolo, di cui noi più di lei, con lo sguardo sul Novecento, abbiamo contezza.

Weil guarda alla Grecia come modello di civiltà fondato su misura, giustizia, attenzione al limite umano, riconoscimento di un bene superiore al potere.

Certo una sorta di idealizzazione che nasce dalla ricerca di un’alternativa alla cupezza dei tempi! Vi è nel suo pensiero la segnalazione della perdita di molte radici, che siano sociali, culturali, spirituali e lavorative. Senza radici, le persone diventano facilmente manipolabili dai totalitarismi.

Chiaro il riferimento valido nell’oggi?

Fatemi dire che non fu certo una teorica del mio amato federalismo in senso tecnico-istituzionale. Tuttavia, esistono affinità strutturali con alcune idee federaliste.

Weil è radicalmente critica verso lo Stato-nazione sovrano, l’apparato burocratico centralizzato, la concentrazione del potere e favorevole alla centralità delle comunità e alla tutela delle autonomie

Simone Weil è la "santa laica" della filosofia. Morì a soli 34 anni in Inghilterra, consumata dalla tubercolosi e dal rifiuto di mangiare più di quanto fosse concesso ai suoi connazionali nella Francia occupata dai nazisti.

”La verità è dal lato della morte" - disse. In sintesi, per Simone Weil la verità non è dalla parte della vita intesa come attaccamento, espansione dell'io, al successo, al potere. Sta invece dalla parte di ciò che distrugge l'illusione dell'io autonomo. Solo chi accetta di «morire» in questo senso (morire dall’ego) può toccare la verità pura.

Una lezione utile per riflettere.