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17 gen 2026

L’Iran e la cecità ideologica

di Luciano Caveri

Le vicende dell’Iran mi addolorano. Piazze insanguinate - e non per la prima volta - penso che debbano sconvolgere chiunque assista alla ferocia della teocrazia islamista.

Non sopporto certe ipocrisie su cui svettano i pentastellati e una sinistra estrema ormai in preda ad autentici deliri.

Ne scrive su Le Point Franz-Olivier Giesbert nell’editoriale che apre il settimanale francese e che traduco per il messaggio lucido, che proviene da una testata storicamente progressista e quindi nessuno può su questi pensieri giochicchiare con la logica Destra-Sinistra. C’entra poco quando in ballo esistono dittature, violenze varie, disprezzo di diritti civili e altre porcherie di una teocrazia che non può avere neppure un grammo di giustificazione.

Leggiamo alcuni passaggi dell’articolo e dove leggere Francia si può scrivere Italia: ”Perché la magnifica rivoluzione dell'Iran contro la sua "mollahcrazia" non suscita in Francia lo stesso fervore di quella del 1979 contro lo Scià, avvenuta sotto l'egida dell'Ayatollah Khomeini e dei suoi tristi mullah? Perché l'attuale insurrezione non si trova dal "lato giusto" della Storia per una gran parte dell'opinione pubblica occidentale.

Osservate come la repressione selvaggia del regime non scuota i media più di quanto faccia con l'intellighenzia di sinistra. Storcono il naso agitandosi sulle loro poltrone, quando non lasciano intendere che il Mossad – sono dappertutto! – e la CIA siano dietro questa immensa scossa popolare che potrebbe far crollare l'Iran. Il loro cipiglio sprezzante è indecente, in particolare nel Regno Unito, dove i manifestanti hanno protestato davanti a una BBC "gazaizzata" contro l'esiguo spazio concesso alla rivoluzione iraniana dal cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo britannico. Vergogna alla BBC e agli altri!”.

Vergogna e ignoranza: potentissima combinazione.

Spiega il giornalista: ”Chiamiamo le cose con il loro nome: poiché faceva corpo unico con Hamas e Hezbollah, i suoi due bracci armati nel Vicino Oriente nella lotta incessante contro Israele, la Repubblica Islamica dell'Iran non ha smesso di beneficiare di un pregiudizio favorevole presso tutti gli "utili idioti" dell'islamismo in Occidente. Tali sono gli effetti della gazaizzazione degli spiriti, quando le loro ossessioni ruotano – inutile chiedersi perché – attorno allo "Stato ebraico". Per quanto criminali e corrotti siano, i suoi nemici saranno sempre santificati, e i fanatici di Twitter di LFI (La France Insoumise) o della sinistra filo-palestinese hanno curiosamente dimenticato di protestare contro le sanguinose rappresaglie dei mullah”.

In Italia anche su questo sembra operare, oltre a visioni geopolitiche falsate da logiche ideologiche, un uso della politica internazionale per regolamenti di conti interno.

Giulio Meotti su Il Foglio ha intervistato il filosofo francese Michel Onfray che su questo osserva: ”Un'ideologia è infatti un mondo infantile, immaturo, che coloro che non riescono a diventare adulti mantengono per viverci come un bambino vive circondato dai suoi castelli fortificati e dai suoi dinosauri. La realtà non dà mai torto a un ideologo, poiché l'unica realtà che conosce è il suo sogno e le sue fantasie. Crede che l'occidente sia una dittatura e che le vere dittature che gli si oppongono siano dei paradisi”.

Pensiamo alla Russia e al Venezuela!

Torniamo all’Iran e a Giesbert e alla sua lettura francese ben esportabile in altri Paesi occidentali: ”Che il nome di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià d'Iran, sia così spesso scandito dai manifestanti iraniani è una lezione della Storia, e anche la sua vendetta, poiché ha un sapore amaro per i nostri "islamo-gauchistes" e per il loro seguito: i manifestanti sventolano sempre più spesso la bandiera precedente al 1980, quella della monarchia Pahlavi con il leone e il sole; tutto indica che il popolo iraniano rimpiange oggi il regime del padre che, modernizzando il paese a marce forzata, aveva compattato contro di sé islamisti, comunisti filosovietici e molti dirigenti occidentali disinformati, come il francese Giscard e in particolare l'americano Carter, decisamente non all'altezza. Bisognava dunque rovesciarlo d'urgenza.

Con la bussola all'incontrario, i nostri cari intellettuali celebravano in trance, quarantasette anni fa, quel "vecchio santo" di Khomeini, principale nemico dello Scià, sull'esempio dei filosofi Sartre e Foucault, al settimo cielo, senza ascoltare ciò che borbottava nella sua barba quella sfera nera di odio: «Esporteremo la nostra rivoluzione nel mondo intero. Finché ovunque non risuonerà lo stesso grido: "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah"».

Poco importava se la mollahrchia vessatoria e corrotta avrebbe sprofondato il paese nelle tenebre e lo avrebbe trasformato in un bagno penale a cielo aperto, con due impiccagioni – spesso pubbliche – al giorno, purché lottasse senza tregua contro l'Occidente, la sua democrazia, la sua libertà di espressione e la sua punta avanzata nel Vicino Oriente, lo Stato ebraico”.

Bisogna avere una pietra al posto del cuore per non essere commossi fino alle lacrime davanti alla prima grande rivoluzione del terzo millennio, qualunque ne sia l'esito. L'Iran non meritava in alcun modo di sprofondare in questa mollahrchia sanguinaria e bigotta, se non idiota, essendo l'erede di una grande civiltà, l'Impero Persiano, fondato nel VI secolo a.C. da Ciro il Grande, "il re dei re". Immensa figura dell'Antichità e conquistatore magnanimo, quest'uomo è tuttora oggetto di un culto in Israele per aver liberato gli ebrei deportati a Babilonia.

E oggi, questi lontani discendenti, che vogliono uscire dall'incubo islamista, riscoprono il loro poeta nazionale, il meraviglioso Omar Khayyam, matematico, astronomo, edonista e musulmano, innamorato dell'amore e del vino, che diceva: «Non lasciare che la tristezza ti stringa prima che la terra ti accolga nel suo grembo»".

Una bella frase.