Ho scorso ”Le Goût”, inserto di Le Monde, dedicato alle molte facce della Montagna come meta turistica. Rivista patinata, come si vede subito dagli inserzionisti pubblicitari di alto livello.
Leggo e vi propongo in lingua originale, cioè in francese, per non perdere le ”tournures” (espressione non facilmente traducibile!), un pezzo dell’introduzione di Sabine Maida. “Survoler les pistes - così scrive - dans un télésiège, le regard rivé sur les cimes immaculées. S'élancer dans la poudreuse, un air glacé cinglant les pommettes, sous la haute surveillance des sapins verts. Sentir la neige craquer sous la semelle d'une bottine fourrée en rejoignant un restaurant de montagne qui embaume l'abondance fondue...
Autant d'images, de sensations et d'odeurs que le dérèglement climatique menace de confisquer, tôt ou tard. Ces cinquante dernières années, si les Alpes européennes se sont vues privées d'un mois d'enneigement, l'épaisseur du manteau neigeux pyrénéen a, quant à elle, été réduite de moitié. Une situation qui ne risque pas de s'arranger, à en croire les prévisions du GIEC”.
Il GIEC è l'acronimo francese per Groupe d'experts Intergouvernemental sur l'Évolution du Climat, ovvero il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico. Per fortuna l’altimetria valdostana offre uno spazio temporale per mantenere la neve in quota e gli sport invernali, che alimentano il turismo.
Quel che colpisce in questo inserto è che giustamente il turista dimostra sulle Alpi, ma direi che vale per un turismo consapevole e non quello chiamato ”mordi e fuggi” la consapevolezza di una vacanza - come dire? - tutto tondo. Deve essere, se proprio non si è pantofolai vecchio stile, una sintesi plurima di esperienze varie.
La Montagna da tempo non è la fissità della villeggiatura tradizionale. Capita di guardare alla mia Valle d’Aosta, sempre esemplare di tendenze che si sviluppano anche altrove, e alla scelta giusta di mettere insieme proposte varie che possano rendere vivace una vacanza e mi limiterò all’inverno. Certo lo sci la fa da padrone nelle sue diverse forme (discesa, fondo, scialpinismo, eliski), ma esiste ormai la logica dell’après-ski, termine francese ormai affermato che significa letteralmente dopo-sci. Indica l’insieme delle attività sociali, di intrattenimento e di relax che si svolgono dopo una giornata sulle piste da sci e naturalmente vale anche per gli gli sci ai piedi (e neppure le ciaspole) li mette.
Si afferma l’idea non solo ovvia dello shopping, ma anche - e la Valle d’Aosta anche in questa dice la sua - con ampie proposte culturali e di spettacolo. Si aggiunge il peso crescente dell’enogastronomia, come elemento cardine.
Non voglio fare un dépliant. Voglio dire che è giusto sempre più diversificare e proporre di tutto, ma ci è - nell’incrociarsi con le diverse proposte - la proposta di elementi genuini e di caratteristiche identitarie, che consentano a chi viene di sentirsi in ”altro luogo” come elemento per staccare davvero e per conoscere elementi della civiltà e della società che li ospita.
Questo presuppone una comunità di accoglienza, fiera del proprio modo di essere per evitare che modellistiche estranee alle tradizioni finiscano per creare una sorta di tarocco senza radici e senza personalità.
L’adattamento al cambiamento climatico, nel suo divenire, obbligherà a mutamenti e a novità, come sempre avvenuto in montagna, e i montanari si sono sempre dimostrati in grado di farlo.