L’altro giorno, in un luogo simbolico, perché si era in un prato a due passi dalla chiesa aostana dedicata a Sant’Orso (chiesa che adoro, dove esiste una panca con il nome della mia famiglia), è stata presentata ai giornalisti la lista dell’Union Valdôtaine.
Sono sempre momenti memorabili, anche per chi ha già vissuto attimi come questi, che servono anche a cementare i rapporti fra i 35 candidati in lizza. Con alcuni si tratta di vecchie frequentazioni, talvolta di una vera e propria amicizia, pur nella situazione di essere fortemente alleati per avere il miglior risultato possibile per la lista, ma anche competitori fra di noi nell’ottenere le preferenze.
Quella unionista è una lista eterogenea, rappresentativa di una diversità di età, di professioni, di esperienze. Mi fa sorridere pensare – maledizione al tempo che passa! – di essere stato il più giovane deputato (avevo 28 anni) nel 1987 e ora sono il più vecchio fra gli uomini in lista.
Il sistema di voto valdostano lascia un’ampia scelta agli elettori, ripristinando finalmente le tre preferenze (di cui una di genere) e l’elettore del Mouvement si trova davvero nella situazione di avere un’ampia scelta e mi auguro che il mio profilo possa ottenere dei consensi (piccolo spot…).
Mi ha molto colpito una citazione di uno dei fondatori dell’Union Valdôtaine, Joseph Bréan, nato nella banlieu di Parigi perché figlio di émigrés, ma cresciuto – prima che i familiari tornassero in Valle – dalla nonna ad Arcésaz di Brusson. Fu Canonico di Sant’Orso, la chiesa che ho appena citato, ed era amico di mia nonna con un legame particolare dell’Abbé, essendo lei responsabile della sezione femminile dell’Azione Cattolica e Bréan l’assistente di questa associazione. Mio padre mi raccontava dell’amicizia che aveva con la mia famiglia, che lo portava spesso a pranzo nella vicina casa di famiglia in via Sant’Anselmo.
Scappò in Svizzera, dopo la morte di Emile Chanoux, perché minacciato per la sua attività nella Resistenza e lì incontrò e frequentò un altro dei futuri fondatori dell’Union Valdôtaine, mio zio Severino - esule per non lasciarci la pelle in Valle essendo indicato dalla polizia fascista come pericoloso - con cui coltivò una profonda amicizia.
Assieme, infatti sottoscrissero il 13 settembre di 80 anni fa il manifesto che diede vita al Mouvement. Lo zio divenne, in quel tempo e per molti anni successivi, il leader dell’UV. Purtroppo il Canonico morì nel 1953, a soli 43 anni.
Dicevo della citazione letta da Patrizia Morelli, vice-Présidente dell’Union, che suona così: “L'autonomisme est quelque chose de raisonnable et d'équilibré, qui tient compte de tout événementnouveau, qui a le culte des traditions, des bonnes traditions, mais qui, loin de se claquemurer dans le passé, veut de toutes ses forcesle progrès et regarde l'avenir, avec confiance, n'ayant d'autre butque de revendiquer ses droits et ses libertés, pour apporter ainsiune contribution plus grande et plus féconde au véritable biensocial.
Loin de se renfermer en un cercle étroit d'égoïsme et d'orgueil, il est heureux de pouvoir exploiter avec méthode et connaissance de cause toutes ses ressources morales, intellectuelles, économiqueset sociales, soit en faveur de l'individu, soit en faveur de la collectivité”.
Dalla profondità di quel passato, che è evocazione storica e mai passatismo, si evince un messaggio chiaro e per me, come formazione e per convinzione, assolutamente moderno e connesso a quanto si debba fare oggi nella contemporaneità.
Se noi vivessimo solo ancorati alle letture di decenni fa e non affrontassimo la necessità di adeguarci sempre e costantemente ai cambiamenti, saremmo come una pianta morta con delle radici ormai secche e non esisterebbe più nessun germoglio, nessuna foglia.
Sarebbe terribile per il pensiero autonomista che ha nell’Union Valdôtaine il caposaldo e ogni tentativo parallelo, che io stesso ho provato, ha finito per spegnersi nella necessità di avere un solo e unico punto di riferimento, senza schegge che stiano altrove.
Un celebre leader politico francese, Jean Jaurès, diceva: “La tradition, ce n’est pas de conserver les cendres, mais de trasmettrela flamme”.
Albert Einstein, grande innovatore perché conosceva il passato, aggiungeva: “La misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare”.
Nel tempo questo è stato possibile per l’Union Valdôtaine e certi storici, invece, a proprio uso di parte, continuano talvolta a dipingerci come conservatori se non retrivi, senza tenere conto delle azioni politiche e amministrative che confermano la capacità di adeguare il messaggio ai tanti cambiamenti avvenuti nell’economia, nella società e nella politica.
Questo è avvenuto conservando intatti i propri principi.