Vino analcolico?

Martin ForadoriIn certi periodi dell'anno mi capita di non bere alcolici per una remise en forme. Per cui mi è capitato di comprare qualche birra analcolica. Ne ho trovate di dignitose e altre, al contrario, delle schifezze. Ho qualche dubbio - come capita a mio avviso purtroppo con gli hamburger... vegetali - che la dizione "birra" sia così logica, ma la normativa europea regolamenta molto bene la materia e l'etichettatura evita ambiguità.
Se ho ben capito, scorrendo le discussioni di un anno fa su di una regolamentazione in materia, per il "vino analcolico" manca invece una scelta definitiva. Ma la polemica monta, come ho letto sull'edizione del Trentino-Alto Adige/SüdTirol del "Corriere" in un articolo di Francesca Negri: «Viene dall'Alto Adige l'eretico dell'edizione post pandemia di "Vinitaly", che apre i battenti oggi a Verona fino al 13 aprile: è Martin Foradori che, nel tempio del vino, ha deciso di lanciare la sua seconda bevanda analcolica a base di uva, definita anche vino dealcolato».

«Una profanazione del tempio del vino - si legge ancora - di cui ovviamente il patron di "Hofstetter" non si cura, nonostante qualche polemica: "Le vendite del nostro "Steinbock Alcohol Free Sparkling", lanciato nel 2021, hanno superato ogni aspettativa - commenta Foradori - Dopo la prima produzione di 21mila bottiglie della scorsa primavera abbiamo aggiunto già a novembre altre tre produzioni. Questo ci ha spinto a valutare di introdurre anche un bianco fermo dealcolato, per dare anche questa alternativa a chi non può o non vuole bere alcolici". E' nato così "Steinbock Selection Dr. Fischer", a base di uve Riesling della Mosella, dove Foradori da anni guida la cantina Dr. Fischer. "Il volume è destinato sicuramente ad aumentare - aggiunge Foradori - poiché mercati esteri come gli Stati Uniti d'America, Inghilterra, Giappone stanno partendo solo ora. Sicuramente nel 2022, con il ritorno delle grandi fiere come "Vinitaly", ci sarà la possibilità di presentare questo prodotto a molti operatori del settore e conquistare nuovi sbocchi commerciali"».
Il viticoltore sudtirolese a Lara Loreti di "Repubblica" ha detto cose pesanti a chi contesta il vino analcolico: «"Siamo in Italia e si sta facendo una caccia alle streghe su argomenti per me inutili: c'è gente che parla di lanciare razzi su Marte e sulla Luna per popolarli, e stiamo ancora a discutere dei petardi a San Silvestro... - ironizza il produttore altoatesino - Il tutto nasce dal fatto che nel nostro Paese il vino è un po' quello che in India è la mucca santa: un must da venerare. Però nel frattempo il mondo gira, si evolve, i consumi stanno cambiando e ci sono Paesi che stanno conquistando fette di mercato che potrebbero essere nostre. La cosa più eclatante è che c'è chi pensa che i prodotti dealcolati siano in concorrenza col vino, con le bottiglie classiche di Gewurztraminer o col Chianti. Ma non è così, la rivalità esiste solo con i prodotti analcolici da aperitivo". E a chi tuona e si sgola dicendo che gli alcohol free non sono vino, Foradori risponde che "fanno parte della filiera del vino: sono fatti con l'uva, fanno parte della comparto vitivinicolo, e su questo si deve essere d'accordo"».
Ho poi guardato, rispetto alla prima bollicine analcolica di Foradori, come funziona la scomparsa dell'alcol. In pratica all'interno di un'apparecchiatura viene ridotta la pressione atmosferica (a circa 15 mbar) e con ciò abbassato anche il punto di ebollizione dell'alcol da circa 78 gradi a circa 25-30gradi. Alla fine del processo, si ottiene una bevanda con un contenuto alcolico inferiore a 0,25 Vol%.
«Rispetto al passato - spiegava alla prima uscita il già citato produttore di Termeno - oggi si sono fatti passi da gigante. I sentori e le caratteristiche del frutto rimangono praticamente inalterate. Merito del processo che viene utilizzato ma anche dell'eleganza e della finezza della materia prima. Così come è accaduto per la birra, anche il mondo del vino deve guardare ai prodotti analcolici con standard di alto livello e, come si sa, a me piace essere all'avanguardia».
Vedremo cosa avverrà e se soprattutto sarà del tutto legittimata la definizione "vino".
Ho serie perplessità in merito.

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