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05 lug 2010

Abruzzo

di Luciano Caveri

I nodi vengono al pettine e dirlo in questo caso non ha nulla di consolatorio. La gestione dell'emergenza è stata sicuramente straordinaria e l'Abruzzo ha avuto il vantaggio, sin da subito, di trovarsi a due passi da Roma e la Protezione Civile ha scelto, in seguito, una strada giusta con quelle casette prefabbricate che, con grande tempismo, hanno tolto dalle tende una larghissima maggioranza dei terremotati. Si sarebbe - spiace rimarcarlo - potuta evitare la costosa parata del "G8", che ora suona quasi come una beffa. Infatti la mancanza di fondi sta ora bloccando la "vera" ricostruzione specie su L'Aquila, dove i lavori procedono al rallentatore. Per questo circolano via Internet appelli accorati affinché sul destino di quella meravigliosa città di montagna e su molti altri centri abitati distrutti non cada l'oblio e soprattutto una sorta di "censura" sui veri problemi da affrontare. Come sempre avviene, siamo nella fase dello scambio di accuse e nello "scaricabarile" delle responsabilità. Purtroppo la ricostruzione è un fatto complesso e articolato, che durerà molti anni, ma che prevede continuità nei finanziamenti e chiarezza di idee.