blog di luciano

Io, tuttologo da tastiera

Appuntamento quotidiano col blog, all'alba...Giustissimo! Un esponente che oscilla fra maggioranza ed opposizione dalla sua "cabina di regia" mi apostrofa con evidente dileggio (ma in privato dice cose peggiori) come «tuttologo da tastiera». Confesso che la considero una medaglia da appuntare sul petto e ringrazio per il pensiero.
Mi spiego: come ho avuto modo di dire mille volte vengo dal giornalismo e ci sono ancora saldamente. I giornalisti, per definizione e tranne casi di specialisti minuti, sono dei generalisti (spregiativamente «tuttologi») che per mestiere passano da un argomento all'altro. Quanto non mi stupisce affatto se gli argomenti che si trattano vengono approfonditi il giusto.

Quel giorno, 40 anni fa

La 'Valentine' della 'Olivetti'Il tempo passa e se ne va e consolano i ricordi ed i momenti che valeva la pena di vivere. Patrimonio soggettivo e fotografia di un'epoca che non tornerà più e tocca sempre stare vigili per non finire troppo presto in naftalina.
Quarant'anni fa come oggi - un abisso solo scrivendo "1982" - diventavo giornalista professionista, passando all'orale.
Fu un punto d'arrivo della mia vita. Anzi, all'epoca pensavo che solo di quello, cioè del giornalismo radiotelevisivo, mi sarei occupato, essendo entrato alla "Rai" come praticante due anni prima. Senza falsa modestia, i microfoni e le telecamere erano e direi sono nel mio sangue, anche se poi larga parte della mi vita è stata dedicata alla politica, mantenendo per tenermi in allenamento a rotazione rubriche radio, televisive ed anche scritte, come avviene qui.

La vita che si vive

Le operazioni di salvataggio di Gianni Odisio da parte dei soccorritori di 'Air Zermatt'Quanto inchiostro è stato speso nel tempo sulla vita. A me piace una definizione semplice di Oriana Fallaci: «La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. E' un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino».
Già, il destino, che contiene quell'imponderabilità che attraversa tutte le esistenze, mettendoci di fronte a bivi improvvisi, che possono aprirci strade nuove o chiudere anche la nostra avventura.
Ci pensavo, perché ho telefonato in queste ore ad un amico che ha visto - anche se l'espressione è un po' forte - la morte in faccia. Non lo avevo disturbato, sapendolo convalescente.

Come non capire Svezia e Finlandia?

Tytti Tuppurainen, la ministra finlandese agli Affari europeiHo avuto modo di conoscere svedesi e finlandesi nel mio lavoro a Bruxelles ed in qualche trasferta nei loro Paesi, ma ho avuto anche il piacere di avere degli amici cari in quei Paesi nelle mie frequentazioni giovanili. Sono ricordi molto belli, che rientrano in quella logica di conoscenza di culture diverse, che dimostrano tuttavia l'esistenza di quel collante che lega indissolubilmente chi crede nell'Europa più unita come unico antidoto alla guerra. Chi straparla di pace, senza rendersi conto di questo valore assoluto, o non capisce o è in assoluta malafede.
I popoli scandinavi mi sono sempre piaciuti e, nel misto dei popoli dell'Unione europea, hanno dato un apporto di serietà di comportamento e grande capacità di lavoro, senza mai rinunciare a divertirsi a dispetto di chi li considera dei "musoni".

Unità nella diversità

Diversità...«Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente…». La celebre frase pronunciata da Mao, durante la Rivoluzione culturale in Cina negli anni Sessanta, si adatterebbe perfettamente alla Valle d'Aosta di oggi.
Mao - ma la citazione era probabilmente la ripetizione di un detto di Confucio - vedeva nel caos, che facesse tabula rasa del passato, l'affermazione di una rottura violenta e persino sanguinaria per esaltare la sua dittatura personale attraverso la sua versione, rivelatasi liberticida, del comunismo.
Il caos valdostano, invece, non ha un'intestazione che si riferisca ad una persona con un progetto preciso in testa, ma ad un senso generale di tutti contro tutti che rende sempre più problematico immaginare un destino comune condiviso.

Twitter ha bisogno di regole

Elon MuskFrequento ormai da dieci anni "Twitter" ed ho "cinguettato" un numero impressionante di messaggi, essendo in contatto - fra "following" e "follower" - con circa 5.500 utenti. Con singoli tweet ho avuto buoni successi ed ho intrecciato amicizie. Per questo ci tengo a questo unico "social" che frequento e che rimbalzo anche sul mio blog, che gode di una buona frequentazione grazie alla scrittura quotidiana.
Che cosa sia "Twitter" forse lo ha scritto Jemima Kelly del "Financial Times" con garbata ironia: «La verità è che Twitter non è la piazza cittadina; è il teatro. Quello che si dice sulla piattaforma non è "il Discorso"; è una performance, in cui tutti hanno provato attentamente le loro battute di 280 caratteri, sono consapevoli di essere osservati e stanno recitando per il loro pubblico».
Seguo comunque con curiosità la scalata di Elon Musk a "Twitter". Lo faccio anche per curiosità verso questo personaggio bizzarro, oggi cinquantenne, che da ragazzino diceva - come molti fra noi - «Voglio diventare un inventore» e lui lo ha fatto!

Quei bambini e ragazzi

Il sottoscritto sul palco del Concours CerlogneCi sono giorni in cui annotare i propri pensieri risulta più difficile. Sarà la stanchezza o anche - senza drammatizzare - lo "scoramento" (quel che resta del verbo ormai in disuso "scorare"). Avviene quando le cose si accumulano e devi dipanare la matassa e anzitutto resettare te stesso.
Nulla, per fortuna, di irreversibile. Una sorta di amarezza e di apprensione assieme, che nel mio caso, per carattere di cui non ho merito, svanisce abbastanza in fretta.
Occasione, comunque sia, per fissare qualche pensiero in più sulla spinta dell'emotività che del solo raziocinio.
E' come se in questa fase - ognuno con la propria sensibilità e il proprio approccio - ci stessimo scongelando in questi giorni in cui si avvertono, come caldo sulla pelle, il venir meno delle restrizioni per il covid-19. Viviamo un senso di ritrovata libertà di cui noi vaccinati possiamo prenderci il merito e appuntarci una medaglia, non curandoci dei "no-vax" che festeggiano non si sa cosa, smemorati del loro scarso senso civico e anzi sono pure in una fase in cui montano in cattedra.

La smania di avere un padrone

Giorgia MeloniNon ho mai scritto di Giorgia Meloni, ma è bene seguire i suoi destini, visto che il suo partito personalista - Fratelli d'Italia - svetta al vertice dei sondaggi in vista delle prossime elezioni politiche. Frutto di un lungo cammino, di scelte abili e di una certa fortuna che sinora l'ha assistita.
Quando entrò nel 2006 a Montecitorio, sotto l'ala protettiva di Gianfranco Fini che le consentì di diventare subito vice presidente della Camera, io ero già via e dunque non ho avuto modo di conoscerla personalmente. Anche nei miei impegni successivi non l'ho mai incontrata e perciò non ho nulla da raccontare che non derivi da quanto ho seguito della sua carriera in crescita attraverso l'informazione.

Gli Alpini nel mirino

Gli Alpini che sfilano sul lungomare di RiminiPer la prima volta l'Adunata degli Alpini è finita - in questa edizione bizzarramente a Rimini - nel turbine della polemica per il manifestarsi - così parrebbe - di gesti volgari, proposte indecenti, battute improprie che alcuni avrebbero rivolto verso donne in diversi contesti.
Vedremo alla fine quante denunce formali ci saranno ed il loro esito, ma intanto ci sono testimonianze raccolte dai giornalisti di cui bisogna tenere conto e dunque non bisogna minimizzare. Nel frattempo si stanno raccogliendo da ambienti femministi e con cospicuo successo le firme su change.org per bloccare per due anni l'adunata! Ma perché? Quale tipo di punizione sarebbe?
Non mi stupisce che ciò avvenga: mi ha colpito infatti in questo senso sui "social", ma anche sui giornali, la virulenza nei confronti degli Alpini.

L'abisso fra Macron e Putin

Emmanuel Macron a Strasburgo, al Parlamento europeoConfesso di essere abbastanza affaticato dall'"Armata Brancaleone" antioccidentale nel cuore dell'Occidente. Forti delle libertà democratiche, che consentono di dire tutto ciò che in una dittatura non sarebbe consentito, intervengono in modo muscolare e la guerra in Ucraina con i filorussi arruolati dall'Armata Rossa digitale è solo l'apice di una vecchia storia. Si ritrovano sul campo personaggi di varia umanità, uniti dall'insolito destino di criticare le democrazie occidentali, fallibili come ogni costruzione umana, ma - caspita! - quale dovrebbe essere il modello alternativo?
Concordo con Paolo Garimberti che su "Repubblica" mette i punti sulle "i" e scrive quel che io non sarei mai stato in grado di dire meglio: «Due visioni del mondo, e del modo di fare politica, si sono confrontate, a poche ore di distanza l'una dall' altra, nel 77esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Al Parlamento europeo di Strasburgo, Emmanuel Macron, presidente di turno della UE, ha affermato i valori delle democrazie liberali e ha indicato il cammino dell'Europa quando sarà tornata la pace. Sulla Piazza Rossa di Mosca Vladimir Putin ha esaltato la forza delle armi, come strumento della politica, e con la parata del "Den Pobedi" ("Il giorno della vittoria") ha disegnato un parallelo tra la sua guerra in Ucraina e la vittoria dell'Urss sul nazismo».

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