blog di luciano

Erbe velenose nella politica

Il dettaglio di un murales dedicato al 'blah blah blah'Ci sono due erbe infestanti e pure velenose nella politica. La prima è la violenza verbale, la seconda è il chiacchiericcio inutile.
Sulla prima leggevo Massimo Recalcati su "La Repubblica": «La politica non esclude affatto il conflitto acceso. Anzi la sua pratica è un modo per canalizzare il carattere acefalo della violenza in quello culturalmente simbolizzato del conflitto tra le idee. Nel nostro Paese il linguaggio della politica ha conosciuto negli ultimi decenni, in corrispondenza con l'affermazione del populismo prima leghista e poi grillino, una regressione preoccupante alla dimensione dell'insulto, del dileggio, della diffamazione».
Questo lo si deve ricordare e bisogna farlo con serenità e con uno sforzo comune per avere toni e modalità diversi.

Vaccini e libertà

Il 'meme' di Macron che invita a vaccinarsiI nemici della vaccinazione obbligatoria contro il "covid-19" - lo dico seguendo il dibattito in Italia come in Francia - si rinvengono in gran numero nell'estrema destra e nell'estrema sinistra. In queste frange ci si indigna per la libertà, nient'altro che la libertà e lo si fa anche in un momento in cui la "variante delta" ci spinge verso orizzonti cupi.
Fra le protagoniste di queste tendenze c'è Giorgia Meloni, che se la piglia con il Presidente francese Emmanuel Macron e le sue regole più stringenti, che hanno spinto i francesi a precipitarsi a farsi vaccinare perché chi non lo è viene penalizzato in vario modo.
Provocatorio il racconto che ne fa "Open" che qui trascrivo: "«L'idea di utilizzare il "green pass" per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l'ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana». Giorgia Meloni si scaglia contro l'obbligo di vaccinazione anti-covid. In un post su "Twitter" la definisce «una follia anticostituzionale che Fratelli d'Italia respinge con forza»".

Il muscolo che non vuole diventare cozza

Muscoli o cozze al vapore con pomodoriPer me, che frequento la Liguria da bambino, la parola "cozza" è apparsa nel mio mondo più tardi che per altri. Per me era il "muscolo" e mi stupivo che altri lo chiamassero differentemente. Poi "cozza" ha debordato...
Oggi vi racconto una storia di qualche tempo fa, partendo dal prestigioso "Secolo XIX" di Genova, ora di nuovo nelle mani non molto magiche nell'editoria degli eredi Agnelli: "La "crociata" sui muscoli è giunta sul tavolo dei puristi della lingua italiana della "Dante Alighieri" di Firenze. A loro il compito di decidere se sia giusto chiamarli così oppure "cozze", come usa in tante parti d'Italia, soprattutto al Sud, ma non certo a Spezia. La questione - non "costituzionale" ma quasi - è stata sollevata da un "Don Chisciotte" dei muscoli che non poteva essere che spezzino: Riccardo Falcone, settant'anni impiegato in pensione della cancelleria del Tribunale, residente nel comune di Follo con la moglie Giuliana".

Caos autostrade: il caso Liguria

Code sull'autostrada dei FioriHo avuto la fortuna - e forse per questo lo scrivo spesso - di passare tutte le estati al mare sino a quando ho cominciato a lavorare fisso a vent'anni. Non era neppure "turismo" in senso stretto. Più semplicemente, essendo mia mamma di Imperia, la famiglia, tranne il papà veterinario che faceva il pendolare con la Valle d'Aosta, si spostava giù in una logica neppure da villeggiatura ma di trasferimento stagionale di armi e bagagli.
Lo ricordo perché altrimenti non si capisce il mio trasporto verso la Liguria, per altro terra di origine dei Caveri, ma dall'altra parte geograficamente e cioè Moneglia, paese della Riviera di Levante con cui i miei non hanno mai avuto rapporti e sono stato io ad avere qualche contatto con quel che resta di un ramo della famiglia.
Poche sere fa, per via di una festa di compleanno di mio fratello, sono tornato in uno dei luoghi cult della mia infanzia, il bar della "Spiaggia d'Oro" a Porto Maurizio, diventato nel frattempo un locale abbastanza diverso, rispetto al bar ruspante di tanti anni fa. Eppure i flash di ricordi sono rimasti esattamente gli stessi ed ogni angolo parla di momenti felici, come diventano i ricordi addolciti dal tempo.

Prima o poi arriveranno

Un'immagine dal film 'E.T. L'extraterrestre'Non so se questa storia degli UFO, cioè i famosi "Oggetti non identificati" di possibile origine aliena, prima o poi si risolverà. Da ragazzino leggevo molti libri sul tema: era l'età in cui i temi misteriosi mi attiravano parecchio e questa idea di contatti con altri esseri viventi mi interessava ed in fondo mi interessa ancora oggi. Erano libri che raccontavano di avvistamenti di vario genere ed esponevano tesi bislacche e fantasiose sulle antiche civiltà scomparse, che spaziavano dalle piramidi egizie ai templi maya, che avrebbero dovuto dimostrare di contatti già avvenuti con extraterrestri lungo i millenni.
Ho sempre seguito anche per questa curiosità sia il filone filmico sul tema, dove in generale i "marziani" (come si diceva una volta, ma oggi sappiamo che Marte è inospitale) erano brutti e cattivi, destinati ad essere rimandati a casa con un calcio nel sedere da qualche eroico essere umano, ma anche tutte le notizie che nel tempo si sono accumulate.

Il Calcio e il nazionalismo

Festeggiamenti ad Aosta dopo la vittoria della Nazionale agli Europei di calcioNon seguo normalmente il Calcio e non lo faccio per snobismo, ma perché nel tempo mi sono disamorato di un mondo che non mi convince. Tuttavia solo un fesso si sarebbe disinteressato dalla partita agli Europei con l'Inghilterra, risultata vincente in un crescendo di emozioni. L'entusiasmo popolare ed il delirio mediatico penso che siano da ascrivere non solo al tifo calcistico. Conta anche il disagio vissuto nelle chiusure della pandemia e dunque alla necessità fisica e sociale di sfoghi ed una finalissima così era l'occasione giusta, che ha coinvolto anche chi del calcio se ne fa un baffo. Certi eccessivi entusiasmi, in un'epoca di "covid-19", purtroppo li pagheremo, ma questa è altra cosa. Per altro questo tifo che si tinge di nazionalismo non è una novità. Già in passato questo è avvenuto e basta guardare al legame fra il fascismo ed il calcio per capire come i miti sportivi abbiano funzioni identitarie e le grandi competizioni - soprattutto i Mondiali - pompino propaganda ed adrenalina.

L'erba voglio

Erba verdissima...Sia chiaro che i proverbi, benché in genere considerati l'espressione in pillole a pronto uso della saggezza popolare, si dimostrato utili più talvolta che sempre. Conosco chi ne sforna parecchi dalla memoria collettiva in ogni occasione e spesso a farlo non sono proprio i più avveduti e giudiziosi della compagnia.
Ha scritto Ugo Ojetti: «I proverbi o ripetono logore verità con l'aria saputa di chi vedendo il sole t'avverte che è giorno, o si contraddicono l'un l'altro tanto bene che alla fine la così detta saggezza dei popoli sembra riassumersi in una massima sola: regolati come ti capita, ché forse avrai ragione».
In fondo lasciare molte strade aperte potrebbe pure risultare la quintessenza della saggezza o forse segno tangibile che molti trovano appigli per essere banderuola al vento che cambia. Quel che è certo è che chiunque voglia può trovare a supporto dei propri modi di pensare la stampella giusta nell'enorme messe di proverbi nati dall'inventiva umana.

Vaccino e ancora vaccino

Deliri no-vaxSfrutto molto spesso il mio francese per seguire che cosa si scrive Oltralpe su temi importanti e per comparare lo stato della situazione rispetto al dibattito italiano. Ad esempio in Francia sta arrivando ora al pettine il tema dell'obbligatorietà dei vaccini nel settore socio-sanitario. Obbligo che in Italia dovrebbe già esistere, ma ciò avviene "all'italiana", a macchia di leopardo fra attesa infruttuosa, interpretazioni bizantine e ricorsi alla solita giustizia amministrativa da chi non si vuole vaccinare e lo fa sempre invocando sfracelli se si ci vaccina e sfruttando artatamente i massimi sistemi con in mano la "fiaccola della libertà".
Ci sono un gran numero di invasati con cui non vale neanche la pena di discutere, avendo loro il paraocchi che ne bloccano i ragionamenti, cui si aggiunge una schiera di persone intelligenti che sembrano essersi bevuti il cervello. Ma loro considerano i "vaccinisti" deboli e creduloni, mentre loro si ritengono eroici resistenti, combattenti per alti valori, teste pensanti contro zucche vuote e non sentono ragione, anzi si definiscono un'élite e invece non sono altro che una specie di setta nociva.

Banalità estive

Spiaggia e mare...L'Estate, nominandola con la maiuscola, è arrivata anche quest'anno, nel solito ripetersi delle stagioni che ci batte il tempo. Quel che è interessante è la banale ripetizione di luoghi comuni che languono al sole e non invecchiano, semmai si aggiornano. Propongo qui alcuni capisaldi in ordine alfabetico.

  • Anziani. Sono da sempre una preoccupazione. Partono campagne in cui si spiega loro quanto nella vita avrebbero già dovuto imparare: non uscite nelle ore più calde, areate la casa, bevete molto. Statistiche improbabili annunciano possibili stragi, tipo Erode per la Terza età. Loro, gli anziani, escono lo stesso, come hanno sempre fatto anche nel periodo del peggior terrore per la pandemia.
  • Autostrade. Il fenomeno è interessante e legato ai periodi di partenze e ritorni (le prime gioiose, i secondi mesti), quando a fronte del "bollino rosso" (caldo, code, incidenti...) si staglia come alternativa la "partenza intelligente", che è poi partire furbescamente nel cuore della notte. Consola il fatto che ogni anno che passa aumentano i pedaggi e le autostrade sono gimcane con cantieri infinite e ingorghi annessi.

Il fulmine e il tuono

Fulmini...Sembrerò strano, ma poche altre cose fanno estate sulle nostre montagne come i temporali che squassano anche le giornate iniziate con il cielo azzurro. Esiste qualcosa di atavico nel percepire l'arrivo del temporale ed anche nel riflesso condizionato di proteggersi. Così come non esiste nulla di più bello, quando tutto è finito, di cercare con lo sguardo la magia riparatrice di un arcobaleno.
Mentre scrivo una pioggia battente investe la città di Aosta e dalla finestra entrano quegli odori che mi permettono di riconoscere qualcosa di appositamente registrato nel circuito fra il naso e il cervello, testimonianza di chissà quante volte ho visto questo precipitare violento ed è un'impronta antica per l'umanità.
Ricordo quando ero piccolo e mio papà mi spiegava questa storia dei lampi e dei tuoni. Questo strano dualismo fra il guizzo del fulmine e il rombo che percepiamo. Si trattava di contare i secondi che trascorrevano fra la vista del fulmine e l'arrivo del rumore del tuono.

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