blog di luciano

La Pace grande e quella piccola

La colomba della Pace in uno schizzo di Pablo PicassoLa Pace si associa da sempre alla Pasqua, perché questo è insito nella nostra cultura e la colomba come simbolo usuale la sostanzia, espressa in modo plastico e direi definitivo dalla sua rappresentazione fatta da Pablo Picasso.
Tutto assai probabilmente deriva dalla "Genesi", dove troviamo scritto che Noè ai suoi tempi aveva inviato dalla sua Arca proprio una colomba per conoscere in quali condizioni fosse la terra in seguito al diluvio universale. L'uccello era infine tornato con un ramoscello d'ulivo nel becco. Il rametto significava che si poteva quindi lasciare l'arca e tornare a vivere sulla terraferma, poiché la Terra non era più ricoperta dall'acqua, segno evidente che la riconciliazione con Dio era avvenuta e il diluvio terminato.
Pace che mai come di questi tempi viene contrapposta alla Guerra, perché ce l'abbiamo a due passi e seguiamo ogni giorno e come non mai le vicende tragiche. Può essere un afflato questa spinta alla Pace pieno di sincerità oppure non lo è affatto, a seconda dell'uso.

Il messaggio del Venerdì Santo

Le tre Croci del Venerdì SantoLe religioni sono costruzioni culturali complesse. Quando da cattolico osservo i riti della nostra tradizione trasalisco, cogliendone la profondità e lo stesso vale per l'osservazione, certo più superficiale, delle religioni altrui.
I misteri della fede sono un fatto assieme personale e collettivo. Il bisogno di trascendente fa parte della nostra umanità e chi ha un approccio laico non significa affatto che sia scevro da riflessioni profonde sul significato stesso della nostra vita.
Questa nostra esistenza, per chi abbia avuto una formazione religiosa, è stata scandita dai diversi passaggi, alcuni pilotati dai nostri genitori, altri da noi stessi e dalle nostre scelte. Ho sempre pensato che, qualunque posizione poi si assuma, capire il nostro cattolicesimo - per chi ovviamente non pratichi altre religioni o non ne abbia nessuna - sia necessario per scoprire da dove veniamo e chi siamo.

Il veto e lo stallo

Lo stallo negli scacchiOgni crisi politica assume in Valle d'Aosta caratteristiche tipiche di una piccola comunità. Questo significa che nell'ambiente ci si conosce gli uni con gli altri e chi accumula più anni - come avviene come con una "tessera punti" - finisce per conoscere meglio il passato e le caratteristiche degli interlocutori. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti e tutti hanno una visione di sé non sempre corrispondente a quel che gli altri pensano di te. Ogni tanto bisognerebbe essere una mosca e scoprire pregiudizi e retroscena che avvelenano le situazioni. In più ci sono colleghi giornalisti che si divertono molto in questo ruolo di guastatori. Alcuni in buona fede, altri «per vedere l'effetto che fa» attraverso l'uso del "retroscenismo", dove si mischiano realtà e fantasia, notizie vere e false, pensieri propri più che elementi circostanziati.

Un giusto decalogo

Dacia MarainiSono abbastanza affaticato quando seguo certe discussioni sulla guerra d'aggressione in Ucraina. Mi pesano prese di posizione assurde sui "social" per non dire di certi terribili talk show dove spuntano personaggi incredibili. In un mondo normale certe affermazioni piene di "fake news" - le vecchie "bufale", che l'anglicismo non nobilita - obbligherebbero chi le pronuncia al pubblico ludibrio, mentre da noi diventano star con codazzo di fans.
Ho letto sul "Corriere" e qui riporto il preciso punto per punto, un vero decalogo, scritto da Dacia Maraini con il pregio di una prosa chiara, che dovrebbe essere convincente anche per certi imbecilli che imperversano.

Vino analcolico?

Martin ForadoriIn certi periodi dell'anno mi capita di non bere alcolici per una remise en forme. Per cui mi è capitato di comprare qualche birra analcolica. Ne ho trovate di dignitose e altre, al contrario, delle schifezze. Ho qualche dubbio - come capita a mio avviso purtroppo con gli hamburger... vegetali - che la dizione "birra" sia così logica, ma la normativa europea regolamenta molto bene la materia e l'etichettatura evita ambiguità.
Se ho ben capito, scorrendo le discussioni di un anno fa su di una regolamentazione in materia, per il "vino analcolico" manca invece una scelta definitiva. Ma la polemica monta, come ho letto sull'edizione del Trentino-Alto Adige/SüdTirol del "Corriere" in un articolo di Francesca Negri: «Viene dall'Alto Adige l'eretico dell'edizione post pandemia di "Vinitaly", che apre i battenti oggi a Verona fino al 13 aprile: è Martin Foradori che, nel tempio del vino, ha deciso di lanciare la sua seconda bevanda analcolica a base di uva, definita anche vino dealcolato».

La Consulta si è espressa a favore della Valle d'Aosta

La giudice della Corte Costituzionale Silvana SciarraIl punto di partenza è che bisogna rispettare le sentenze della Corte Costituzionale, il che non significa naturalmente si debba essere sempre d'accordo. Ci sono stati casi in passato e anche di recente - penso alla legge valdostana sulla pandemia - in cui le scelte della Consulta non mi avevano convinto.
Questa volta plaudo senza tentennamenti alla scelta, a garanzia della nostra Autonomia e del ruolo del Consiglio Valle e del Governo regionale, di incidere con forza in una vicenda lunga e travagliata, specie per chi l'ha vissuta sulla sua pelle, che ha riguardato un finanziamento al Casino de la Vallée che era stato contestato dalla Corte dei Conti ed oggetto di due sentenze di condanna.
Pubblico volentieri, non dilungandomi con le premesse, la parte conclusiva della sentenza, attesa da mesi visto che venne discussa a fine gennaio, laddove si comincia, dando ragione alla Regione per poi esplicitarne le ragioni: «Nel merito, il ricorso è fondato».

Il cantiere autonomista in Valle d'Aosta

Una delle recenti riunioni politiche nella sede dell'Union ValdôtaineIl famoso rovello "è nato prima l'uovo o prima la gallina?" potrebbe essere applicato alla necessità di rimettere assieme il mondo autonomista in Valle d'Aosta sotto un unico simbolo.
Infatti quando si è sul piede di partenza - e non è la prima volta che ci si avvicina al risultato - nasce il dibattito: può venire dal vertice e cioè possono essere i consiglieri regionali ad avviare l'operazione oppure bisogna che i rispettivi movimenti chiedano prima lumi alle basi dei propri iscritti e militanti?
La questione finisce per essere di lana caprina, perché entrambe le cose sono necessarie e possono essere serenamente sincronizzate fra loro per mettere assieme un processo concordato fra tutti. Basta essere convinti della necessità che questo avvenga e chiunque abbia un minimo di buonsenso non può che essere d'accordo.

La fantasia in aiuto

Le madeleinesPuò la musica mettere di buonumore? Certamente sì!
L'altra mattina stavo salendo in macchina, accendo la radio e spunta uno Stevie Wonder d'annata con la sua inossidabile "Isn't she lovely?", dedicata nel 1976 alla nascita di sua figlia Aisha, in cui si sente anche il pianto della bimba all'inizio del brano. Mi sono rivisto nel giugno di quell'anno al capezzale di Luisa, mia amica di Ivrea, con un raffreddore fuori stagione, con questa canzone di sottofondo, hit dell'estate. Ero lì, pensando al suo sorriso che mi ammaliava.
Altro che la "madeleine" di Proust! Anche se è facile a ben pensarci trovare una connessione utile.

Le delicate elezioni francesi

I manifesti elettorali delle Presidenziali francesiAmo la Francia. Certo questo attiene alla francofonia, ma quello è un mondo più vasto dell'Exagone. Amo la Francia per la sua gente - insieme di un mélange interessante, lingue minoritarie comprese - la sua vasta cultura, il suo territorio così vario, lo spirito cartesiano e… la baguette. Ho tante amicizie, un mare di ricordi, pezzi di vita vissuta.
Ecco perché trattengo il respiro per le elezioni presidenziali di domani, frutto delle regole della Quinta Repubblica.
Si sa già, tuttavia, che il vero appuntamento decisivo sarà per il 24 aprile, quando ci sarà il ballottaggio.
E ora su questo più che sul resto si accende la curiosità.

Contro la scimmia

King Kong nel film del 2005Questa parte della nostra vita sembra per tutti una corsa ad ostacoli faticosa e imprevedibile.
La pandemia ci ha lasciati stremati e sono tanti coloro di tutte le età che soffrono di postumi fisici e psicologici. Potremmo usare un'espressione della mia generazione - che si usava purtroppo per gli eroinomani - «avere la scimmia» o «avere la scimmia sulla spalla» è un aforisma di origine americana; il detto deriva dalla frase «Monkey on one's back» («Scimmia sulla schiena»).
La "scimmia" è stata per un lungo tempo la paura di ammalarsi e, per chi aveva fatto il covid, di ricaderci. La "scimmia" è stata una clausura domestica, l'isolamento sociale, l'affastellarsi di regole spesso contraddittorie, la crisi economica con conseguenze gravi e anche, purtroppo, la morte che ha colpito parenti e amici. Il timore è che torni e questo pensiero è segnato sul calendario per dopo l'estate.

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