blog di luciano

Libertà mai a vanvera

Un esempio di uso sbagliato del concetto di libertà durante una manifestazione no-vax ad AostaVorrei fare un minimo di chiarezza su questa questione dello sbandieramento della parola "Libertà", che viene usata e spesso abusata attorno alle misure che riguardano la necessità di debellare il virus che ha causato la pandemia ancora in corso.
Avevo messo da parte per farlo un articolo di qualche settimana fa di Pierluigi Battista su "Huffpost" nella sua rubrica quotidiana "Uscita di sicurezza". Riguardava appunto la questione della libertà, posta in questi termini: «Attenzione, però, a liquidare le riflessioni sulla libertà come moleste elucubrazioni, e lo studio sui limiti del potere dello Stato sui corpi ("habeas corpus", ricorda qualcosa?), il confine tra libertà individuale e responsabilità collettiva come se fossero una mania da refrattari mimetizzati, o addirittura, bersagliati in questo modo nelle manifestazioni più fanatiche di insofferenza al dibattito critico, annunci di diserzione. Lo spirito di caserma mal si concilia con la libera discussione. Ma io, da vaccinista ultrà, da fervido sostenitore della necessita del green pass, penso che non sia una fisima anarco-individualista la preoccupazione per i temi della liberta: libertà di lavorare, di andare a scuola, eccetera».

La vecchiaia

Le differenze con gli anziani...I miei genitori - papà ci ha lasciati a 86 anni, mia mamma ne compirà 91 - mi hanno mostrato, in un'esperienza condivisa assieme a mio fratello Alberto, il volto difficile dell'età avanzata, sia per loro che per noi.
Per chi ha avuto la fortuna di avere dei figli l'impressione è evidente e dolorosa: più invecchi e più regredisci come se, nella chiusura di un cerchio della vita, tornassi in qualche modo bambino con difficoltà di camminare, di parlare e di fare - colpisce scriverlo - i propri bisogni.
Ma mentre il bambino progredisce ed impara, l'anziano regredisce e perde i colpi per il declino fisico e spesso viene meno parte del senno e molti cadono nell'oblio. Tocca a noi adulti già bambini per i nostri papà e le nostre mamme assumere, in un'inversione dei ruoli, decisioni importanti ma difficili per loro, quando ne hanno bisogno nel tratto finale della loro vita.

Quel che verrà

La torre potrebbe sta su anche senza un pezzo...Non c'è scritto da nessuna parte, ma Ferragosto appena finito è un paradosso: ci si trova nel culmine dell'estate con uno spirito - se si può - sbarazzino ed in più alcuni non sono ancora andati in vacanza, ma già si avverte come la stagione ci costringa a guardare avanti, al famoso rientro. Ho letto una battuta efficace: «Ferragosto è la domenica dell'estate».
Questo significa incominciare a fare i conti con tante cose che incombono: c'est la vie! Viene in mente la frase sardonica di Charlie Chaplin: «Nulla è permanente in questo mondo malvagio, neanche le nostre preoccupazioni».
E' vero che questo prospettare il dopo estate avviene pigramente e mai come quest'anno con un senso amaro di disillusione per la speranza speranza svanita che la pandemia non dico sparisse ma ci desse una pausa estiva. Invece, basta scorrere i dati per capire che l'autunno non sarà facile e bisognerà stringere i denti.

La passeggiata in montagna

Escursionisti in montagnaLa passeggiata in montagna è un classico per chi passa questi giorni di vacanza sulle Alpi, che culminano con l'odierno Ferragosto. Lo potremmo verificare percorrendo i 1.200 chilometri di lunghezza ed i trecento di larghezza di questa catena in cui la Valle d'Aosta è incastonata. Non credo che ci siano località dove non si vedano frotte variegate di persone che si infilano in sentieri, di vario genere. Mi riferisco ad itinerari facili, per famiglie, e non ad escursioni o all'alpinismo, che sono tappe ben più complicate nel cammino della scoperta della montagna.
Se penso all'infanzia ci sono ricordi di molti momenti di passeggiata in famiglia e con gli amici, in cui si forgiava quella parte di conoscenza dell'ambiente montano, che un tempo era normalità nel dare notizie di base a noi montanari in crescita.

Una discussione sulla democrazia valdostana

Un momento della famosa riunione del Consiglio Valle dell'ottobre 2014Sono d'accordo sulla proposta che sta emergendo di avere una sessione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, che preceda quella ordinaria già fissata per fine settembre, dedicata ad alcune riflessioni sullo stato dell'Autonomia valdostana. Anzi, a ben rifletterci, dovrebbe essere una buona abitudine, che vada al di là delle celebrazioni ufficiali e che sia un osservatorio politico e certo giuridico di quanto si riverberi sull'Ordinamento valdostano.
Capisco che in questa occasione esista l'impatto emotivo ed anche molto concreto e grave sulle persone colpite da quanto deciso nella sentenza d'appello della Corte dei Conti sulla nota vicenda riguardante il Casinò de la Vallée. Ma si tratta di riflettere sulle conseguenze istituzionali, al di là delle vicende dei singoli, perché quanto scritto dai giudici contabili non è affatto "acqua fresca" e rischia di avere un impatto molto forte sui poteri e le competenze della Valle e sugli spazi di libertà decisionale di Assemblea e Governo.

I ciarlatani

Eleonora Brigliadori durante una manifestazione no-vaxE' ora di riportare in auge una parola e adoperarla senza troppi scrupoli, perché utile nell'attualità ed ingiustamente confinata negli ultimi anni in un polveroso cassetto. Si tratta di "ciarlatano", che scopro avere una storia linguistica assai divertente. Si parte da una località dell'Umbria, Cerreto, da cui provenivano, nel Medioevo, venditori ambulanti e curatori improbabili, da cui deriva l'ormai dismesso "cerretano".
Dice "Wikipedia": "Il borgo è anche conosciuto come "Paese dei Ciarlatani", appellativo riconosciuto a Cerreto nel vocabolario della Crusca del 1612 e diffuso fin dal Cinquecento, quando i suoi abitanti erano descritti come: «Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani [...] da Cerreto, paese dell'Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro»".

I Parchi USA: la triste verità

David TreuerOgni tanto si scopre di aver pensato una cosa sbagliata. Meglio tardi che mai per correggersi.
Mi occupai in passato dei Parchi, in particolare della legge-quadro, quando se ne discusse una trentina di anni fa, con l'approvazione su mia iniziativa alla Camera di norme di tutela decisive per il nostro "Parco nazionale Gran Paradiso". Un Parco alpino che si avvia al secolo di vita e l'occasione sarà utile per discutere sul futuro delle aree protette.
In quella stessa occasione emerse la proposta sconclusionata di un "Parco del Monte Bianco", mai discussa con nessuno, da cui nacque in alternativa l'Espace Mont-Blanc, rimasto però né carne né pesce, come si è ben capito dal recente anniversario con una manifestazione celebrativa senza sostanza, cui non mi hanno neppure invitato, benché fossi stato uno degli ideatori ed oggi abbia la delega sulla cooperazione transfrontaliera.

La speranza

Arcobaleno ad Aosta dopo una pioggia estivaChiudo questa piccola rassegna sulle emozioni con qualche pensiero conclusivo su quanto ritengo del tutto indispensabile, come se fosse una stella cometa da seguire nella convinzione che ci possa portare laddove si stia meglio. So bene che il progresso non è un percorso piano, ma accidentato, ma non esiste altra strada.
Allora, la speranza è un'emozione? Io penso di sì. Le emozioni restano costruzioni mentali con cui dobbiamo fare i conti e la speranza è una luce che illumina i momenti cupi.
A me, come capita a tutti, succede di avere passaggi della vita che, specie in quell'affollarsi di pensieri notturni, paiono difficili e insidiosi. Al risveglio, come se il peggio fosse passato, guardo avanti e vedo soluzioni possibili.

Il disgusto

Il disgusto secondo 'Pixar'Ci sono emozioni che ci scuotono e di cui è bene tenere conto nella vita, che non è solo rosa e fiori. D'altra parte la nostra vita è la nostra vita. Come diceva Oriana Fallaci: «La Vita non è uno spettacolo muto o in bianco e nero. E' un arcobaleno inesauribile di colori, un concerto interminabile di rumori, un caos fantasmagorico di voci e di volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il nostro personale destino».
Per cui nel caos ci sono anche il disgusto, il disprezzo, il ribrezzo, lo schifo. Non fa piacere, ma è così e credo che a tutti sia capitato di provarne il gusto amaro che determino, che è dovuto a diverse ragioni e ciascuno ha le sue. Nel mio caso, nella declinazione di queste emozioni, quel che più mi ha sempre colpito sono state due cose. Una di ordine generale sono i terribili comportamenti di cui siamo capaci noi esseri umani e la seconda, più intima, sono le delusioni derivanti dalle amicizie tradite, specie in politica.

Lo stupore

La sorpresa di due bimbiL'emozione della "sorpresa" è una straordinaria scarica di adrenalina, che al posto di allertarci per un pericolo incombente diffonde il suo calore e stimola la nostra attenzione in favore della "meraviglia".
Ecco, "meraviglia" mi piace molto, ha un che di fiabesco e favoloso. L'Etimologico ne ricorda i significati: "motivo di ammirazione; reazione di stupore o di sorpresa. Formazione romanza di origine latina: latino "mirabĭlĭa, cose straordinarie, sorprendenti", nome plurale reinterpretato come femminile singolare dell'aggettivo "mirabĭlis -e, straordinario, sorprendente", derivato di "mirāri, meravigliarsi". Segue l'elenco nelle varie lingue: francese "merveille", occitano "meravelha", catalano "meravella", spagnolo "maravilla", portoghese maravilha". Ricorderei anche l'inglese "marvelous".
Ricordo Platone: «La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore».

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