blog di luciano

Una legge per la montagna

La ministra Maria Stella GelminiCapisco di essere noioso nell'insistere ogni volta su quanto sia importante che i valdostani siano capofila delle problematiche legate al mondo della montagna. Ricordo con un sorriso quando cominciai ad occuparmene a fondo tanti anni fa e incorrevo in un certo scetticismo in colleghi in politica che avevano più esperienza di me. Eppure a me sembrava del tutto naturale: siamo una Regione di montagna per eccellenza per ragioni geografiche ben chiare e anche se siamo piccoli e con una popolazione non così numerosa è bene sostenere che la quantità non è sempre qualità. Dunque abbiamo uno spazio legittimo da riempire e personalmente ho sempre cercato di farlo nei diversi ruoli che ho ricoperto. Sorrido per una seconda volta pensando che anche questo su questo qualcuno mi ha rimproverato: «Perché parli spesso delle tue esperienze passate a Roma e a Bruxelles?». Per la semplice ragione che ognuno di noi è frutto della propria storia personale e dunque perché mai non dovrei ricordare, quando è utile, le cose che ho fatto?
Andiamo avanti con la montagna. Se devo fare il rievocativo ricordo che sia alla Camera che al Parlamento europeo ed al "Comitato delle Regioni" ho sempre organizzato gruppi di parlamentari con lo scopo di fare la lobby buona della montagna ed anche come Valle d'Aosta, partendo dal Consiglio Valle e dal Governo regionale, mi sono dato da fare. Il culmine di quei periodi fu la Presidenza del Comitato italiano per l'Anno Internazionale delle Montagne 2002. Ecco perché adesso sono contento di essere referente del Coordinamento interregionale sulle politiche delle montagna della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
In questa veste seguo con curiosità il lavoro di un gruppo tecnico presso la Presidenza del Consiglio (da Sottosegretario ebbi la delega sulla montagna!) in quello stesso palazzo dove lavorai per un breve periodo.
E' stata la ministra Maria Stella Gelmini, con una spinta molto lombarda dell'iniziativa, a tentare di scrivere una legge-quadro sulla montagna sulle ceneri della legge Carlotto (grande senatore della "Coldiretti" di Cuneo), in vigore dal 1994, purtroppo boicottata in alcuni suoi passaggi chiave che restano importanti, benché da aggiornare. Avevo lamentato, però, un fatto grave: nessuno delle Regioni era stato chiamato a discutere delle nuove norme e per questo avevo scritto al presidente della Conferenza, il presidente del Friuli- Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Per questa ragione immagino che poche ore fa, anche se l'ho saputo per caso per evidenti pasticci romani, sono stato chiamato ad un tavolo di discussione sulla nuova legge, che finirà - lo ha detto la ministra - in un collegato alla Finanziaria per avere tempi rapidi.
Peccato che io il testo non lo avessi mai visto e finalmente - così pare - lo avrò nelle prossime ore e questo consentirà di capirne i contenuti. Per cui nel mio discorso mi sono limitato a dire che una nuova legge riguarda in profondità le Regioni che hanno competenze estese sulle possibili diverse materie che ineriscono la montagna.
Il quadro da venticinque anni fa si è arricchito della scelta europea nell'articolo 174 dei Trattati di considerare le zone di montagna come inserite nel principio di coesione territoriale, perché territorio ad handicap strutturali (o naturali, secondo le lingue) permanenti. Questo perché i sovraccosti della montagna gravano su qualunque attività pubblica e privata, al di là dei meravigliosi scenari della montagna. Viverci e lavorare in queste zone costa di più ed i costi standard in sanità, trasporti, scuola e altri servizi essenziali non sono applicabili. Allo spopolamento si è aggiunto il crollo demografico e si aggiunge l'impatto dei cambiamenti climatici.
Ecco perché bisogna fare una buona legge, confrontandoci con chi in montagna ci vive, sapendo che ci vuole un quadro nazionale anche europeo. In particolare bisogna perimetrare in maniera giusta le zone di montagna, che sono state allargate a dismisure in passato e personalmente credo che ci debba essere uno scatto ulteriore, distinguendo "montagna" ed "alta montagna", dove è ancora più difficile stare. Un tema da seguire senza "se" e senza "ma", perché dentro ci stanno molte cose, compresa la fiscalità di vantaggio, che possono dare la giusta dignità agli abitanti di montagna, compresa la tutela verso i rischi speculativi di chi vuole sfruttarne, con logica colonialista, le risorse.

La chiarezza e l'oblio

Ulisse fra i Lotofagi in un disegno del XVIII secoloIn politica bisogna sempre avere cautela nel giudicare quanto avviene in casa d'altri ed è salutare ogni forma anzitutto di autocritica. E' bene sempre ed in ogni occasione avere il senso delle Istituzioni e ricordarsi quanto gli eletti abbiano doveri particolari per il ruolo al quale sono stati chiamati.
La crisi dei partiti politici è un male comune e la decrescente partecipazione si evidenzia dappertutto. La democrazia rappresentativa soffre di molti mali, ma non ha alternative e dunque bisogna essere al suo capezzale per capire come le istituzioni possano far fronte a difficoltà e cambiamenti. Non si gioca con il fuoco e, senza andar troppo distanti, basta guardare in Europa a come democrazie acerbe come quella ungherese e quella polacca ci vuole poco a transitare verso regimi dai tratti autoritari. Altro esempio eclatante è come la democratica Europa, che spesso evoca federalismo e sussidiarietà, abbia misconosciuto il problema della Catalogna, appoggiando di fatto la politica repressiva della Spagna in spregio a principi fondamentali, qual è il diritto all'autodeterminazione dei popoli.

Barbero nel mirino

Alessandro Barbero ad Aosta lo scorso settembreAlessandro Barbero è il Piero Angela della Storia e, a differenza di Alberto, figlio di Angela che è anche lui divulgatore in campo storico, Barbero ha una solida carriera accademica e non ha altri che scrivano per lui. E' tutta farina del suo sacco, come nel caso degli studi sul Medioevo valdostano di cui è acuto e brillante indagatore e lo ha mostrato in libri ed anche incontri pubblici in cui sfoggia una straordinaria facondia.
L'ho intervistato alcune volte in radio e la sua lucidità si accompagna alla capacità di esporsi senza fare il piacione. Dire "pane al pane e vino al vino" crea invidia ed immagino che in un ambiente intellettuale, spesso ipocrita, questa sincerità esponga Barbero a critiche, sapendo tra l'altro che politicamente milita, e lo dice lui stesso, molto molto a sinistra.
Personalmente lo leggo e lo ascolto con piacere, pur non essendo sempre d'accordo in occasioni di sue incursioni nella cronaca non ancora storicizzata, com'è avvenuto per il suo recente «no» al "green pass", quando ha trattato il tema con eccessiva leggerezza.

La memoria come una farmacia

La narrativa distorta dei 'no-vax' in un cartello ad AostaMarcel Proust, che sulla memoria ha costruito parte del suo successo di romanziere, ha scritto: «Nous trouvons de tout dans notre mémoire. Elle est une espèce de pharmacie, de laboratoire de chimie, où on met au hasard la main tantôt sur une drogue calmante, tantôt sur un poison dangereux».
Ci pensavo rispetto alla prova della pandemia, che ci ha posti di fronte ad un passaggio della nostra vita inaspettato e doloroso. In quei giorni di confino in casa e nella sensazione di una socialità azzerata giocarono di certo come elemento consolatore le memorie della nostra vita. Si rivalutavano i momenti belli, i luoghi visitati, l'affetto delle persone care evocate per rompere l'assedio del virus con l'uso dei collegamenti video.
Al contrario ora che piano piano - grazie a noi vaccinati - riscopriamo certe libertà ne godiamo a pieno proprio perché la memoria serve a ricordare quei momenti cupi in cui la malattia colpiva intorno a noi in un clima generale di apprensione e spesso di paura.

L'algoritmo che isola

Alcuni 'no-vax' che manifestano sotto Palazzo regionalePrendi un dizionario qualunque e cerchi "algoritmo". Trovi qualcosa del genere: «Con un algoritmo si tende a esprimere in termini matematicamente precisi il concetto di procedura generale, di metodo sistematico valido per la soluzione di una certa classe di problemi».
Se lo prendi da un altro lato ti imbatti in questo: «La parola algoritmo deriva dal nome del matematico Mohammed ibn-Musa al-Khwarizmi, che faceva parte della corte reale di Baghdad e che visse tra il 780 e l'850 circa. Questo matematico viene considerato tra i primi ad aver fatto accenno a questo concetto, con la scrittura del libro "Regole di ripristino e riduzione"».
Ma poi trovi un ulteriore passaggio, che ti avvicina infine a quanto vuoi esaminare: «Gli algoritmi sono ampiamente utilizzati in tutte le aree dell'IT (Information Technologies). Volendo fare un esempio di algoritmo in informatica, i motori di ricerca come "Google" sono basati proprio su questo concetto per poter rispondere quanto più coerentemente alla richiesta di un utente».

Senza frontiere

Le regioni di 'Alcotra'Basta aggirarsi in Savoia, divisa in due Département ed oggi annegata purtroppo nell'enorme macroregione Rhônes-Alpes-Auvergne, per avere una conferma banale: esistono non solo una storia ed una cultura comuni con la Valle d'Aosta dalla più profonda antichità ma anche le similitudini territoriali non sono cascami del passato, ma una realtà viva con i medesimi problemi da affrontare. Questo vale in realtà per tutte le Alpi, però resta chiaro come la vicinanza geografica resti un valore, anche se oggi le videoconferenze e le tecnologie digitali ci rendono tutti più vicini, quanto in passato era impossibile.
Negli anni Settanta, quando la Valle d'Aosta tentò dì aprire collaborazioni transfrontaliere, Roma intervenne con severità, ritenendo che si trattasse di "politica estera" e come tale in capo allo Stato. Negli anni Ottanta per fortuna prima la Convenzione di Madrid del Consiglio d'Europa aprì le prime finestre in materia e poi la Politica regionale di quella che oggi chiamiamo Unione europea spalancò le porte.

L'impasse della politica

Indicazioni per andare a votareSul risultato elettorale alle comunali, specie nelle grandi città, ha scritto con la solita analisi numerica e scientifica Ilvo Diamanti su "Repubblica". Un passaggio in particolare trovo interessante sul voto che muta rapidamente e sull'astensionismo: «Ciò induce a riflettere nuovamente sul significato del voto, per i cittadini. Che è cambiato profondamente, nel corso del tempo. Rispetto a quando si votava "per atto di fede" o "per appartenenza". Quando i partiti esistevano davvero, esprimevano idee e ideologie, erano presenti sul territorio. Non solo sui media, tanto meno sui "social"- media, che non esistevano proprio. Il voto, allora, era un "dovere". O, almeno, un modo per col-legarsi con la società. Per scegliere da che parte stare. Oppure, si votava per ragioni concrete, per sostenere un "politico" che poteva aiutare il tuo ambiente. La tua categoria. O, ancora, per interesse. Da molti anni, però, non è più così. E per votare ci vogliono buone ragioni. Espresse da soggetti efficaci e visibili sul territorio».

La freschezza del pensiero di Einaudi

Luigi EinaudiHa scritto Alberto Mingardi sul "Corriere della Sera": «Sessant'anni fa, il 30 ottobre 1961, ci lasciava Luigi Einaudi. E' una banalità ricordare che Einaudi giocò un ruolo cruciale nel situare la nascente Repubblica nel campo delle democrazie a economia di mercato. Einaudi era un economista "applicato", più interessato ai problemi empirici che alla teoria e un accademico eminente. Fu, in un certo senso, il maestro di tutta una generazione».
Personalmente, ricordando l'amicizia dello stesso Einaudi con mio Séverin Caveri e la sua affezione verso la Valle d'Aosta dove transitò in fuga verso la Svizzera nel 1943, ho letto molto di quanto scrisse e trovo che nel suo pensiero liberalfederalista ci siano spunti che non invecchiano mai.
Penso ad alcune sua frasi, che qui riporto disordinatamente: «L'esercizio attivo della libertà sta nella discussione fra persone diverse (...) nella coesistenza non priva di lotta e di contrasto, tuttavia sempre nei limiti di un civile confronto, svolto nell'alveo di principi formali condivisi».

Una vita con le regole

L'esecuzione di Madame Manon Roland«Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!» (O Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!).
Così disse con una frase divenuta celebre Madame Manon Roland, condannata a morte per cospirazione contro l'Unità della Repubblica senza potersi difendere, sarà inviata alla ghigliottina, nella stessa piazza che vede cadere anche la testa della regina, Place de la Concorde, l'8 novembre del 1793.
Oggi c'è chi sbandiera «la Libertà» a proposito delle misure di profilassi e di contenimento verso il virus pandemico e come non ricordare chi, nel regime del Terrore rivoluzionario, si espresse con una frase concisa ed efficace?
Già perché tutto quello che i "no-vax" contestano avviene da parte loro con un uso strumentale della Libertà, anzi meglio ancora con un abuso della Libertà, quando si propagano notizie false, ricostruzioni fantasiose, teorie perniciose, che sfruttano la credulità popolare.

Ricordando Samuel Paty

La commemorazione dell'anniversario dell'omicidio di Samuel PatyLe cose non sono mai facili e la loro banalizzazione e persino la loro semplificazione sembrano essere uno dei mali dei tempi che viviamo. A fronte di un generale abbassamento della qualità culturale, si sceglie il messaggio basico, come se qualunque atteggiamento intellettuale fosse da vivere come snobismo o appesantimento. Meglio il "terra a terra" ed il messaggio reso semplificato per non ferire nessuno. Bisogna tenere, insomma, l'asticella bassa in una logica di egualitarismo al ribasso.
Ci pensavo, leggendo come ogni domenica la lettera del "Grand Continent", questo sito online di elevato profilo, che racconta storie che potrebbero essere considerate élitarie e invece servono ad aprire la mente in un confronto di idee in un mondo in cui troppi si fanno un'idea e a quella di rassegnano, arroccandosi. Quando, invece, almeno come mia regola ho sempre guardato a chi ne sapeva di più nella speranza di elevarmi al suo livello e soprattutto pronto a essere convinto del contrario, quando mi si convinceva con buone ragioni.

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