Un bambinello morto da adulto sulla croce

Ormai ci sono calendari dell'Avvento i più bizzarri possibili. A me quest'anno è toccato quello con le... birre. Un giro del mondo, alcune deliziose altre terribili, ma quel che conta è il conto alla rovescia e l'emozione del l'avvicinarsi del Natale con annessi e connessi.
Confesso che pensavo che sarebbe stato un Natale più gioioso, mentre questa pandemia ci ha di nuovo ingannati in un crescendo di apprensione. Resto stupidamente ottimista e speranzoso che si esca da questa situazione altalenante, peggiorata da un bombardamento mediatico fatto di una overdose di notizie.
Forse in questa fase ne basterebbe una sola: vaccinarsi per metterci il più possibile in sicurezza. Il che non vuol dire certezza assoluta, ma si rischia meno per sé e per gli altri e per me questo basta e avanza.
Per questo aspetto e festeggerò il Natale e dopo di lui anche il nuovo Anno.
Perché - confidando di stare in salute e sperando che il peggio passi - è inutile crogiolarsi nel malessere, aiutando sé stessi e gli altri.
E' nei momenti difficili che si deve invocare la fratellanza, predicata da quel bambinello nato in Palestina e morto da adulto sulla croce.

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