Ddl Zan: l'odio in aula

Non ci voleva una grande conoscenza dei meccanismi parlamentari per capire che con il voto segreto il disegno di legge Zan sarebbe stato impallinato.
Bastava un pallottoliere per capirlo. Invece, al di là di tutto, si è cercato lo scontro e ci ha rimesso una legge che, con qualche rinuncia da una parte e dall'altra, avrebbe visto la luce, mentre ora finisce in soffitta.
L'incipit di Mattia Feltri su "La Stampa" nella sua rubrica di prima pagina è ficcante: «Sono una brutta persona, lo so, ma lo spettacolo tardo pomeridiano di destra contro sinistra - dopo la tumulazione del ddl Zan contro l'omofobia - mi pare lo spettacolo del trionfo globale, delle bandierine che sono state piantate dove dovevano essere piantate per segnalare a vista d'occhio la distanza dal maledetto avversario».
Il resto, per motivi di copyright va letto sul giornale.
Ma anche io, seguendo in diretta il dibattito, sono rimasto esterrefatto per i toni violenti e tratti grondanti di odio a dimostrare una perdita di buonsenso.
Le Assemblee elettive hanno il dovere di fare politica e la politica obbliga a cercare soluzioni non a riversare invettive inconcludenti per il proprio pubblico.
Il compromesso non è inciucio.

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