Cartabia ricorda Onida

Quando pensai agli "Amis de la Vallée d'Aoste" immaginavo che questi insigniti avrebbero avuto la possibilità di creare una sorta di "Confrérie". Per ora non è così.
Vorrei però proporre un legame fra due "amis", Valerio Onida - morto poche ore fa e che ha scelto Saint- Marcel per la sua sepoltura - e Marta Cartabia, che fu sua allieva ed oggi è ministro della Giustizia.
Sulla sua morte Cartabia ha scritto: «Valerio Onida, professore, avvocato, giudice e poi presidente della Corte costituzionale, primo presidente della Scuola superiore della magistratura e tanto altro, ma anzitutto un maestro. Un maestro dal pensiero non convenzionale, all'avanguardia, aperto, pronto a misurarsi con le sfide della storia, creativo, audace. Un maestro dallo stile insieme deciso e mite, autorevole e semplice. La giustizia costituzionale, l'integrazione europea, la dimensione internazionale dei diritti umani, il carcere, la giustizia riparativa sono alcune delle direzioni del suo variegato impegno didattico e civile, verso cui anche io ho avuto il privilegio di volgere i miei passi. Ma i suoi interessi spaziavano in ogni direzione: le autonomie e il regionalismo, la prassi delle istituzioni politiche, il diritto dell'ambiente, i referendum, la finanza pubblica, la cittadinanza, l'immigrazione. Non c'è stato settore del diritto pubblico in cui non ci abbia lasciato il suo contributo».
Oggi gli rendiamo un omaggio commosso, ma credo che ci vorrà un momento pubblico - ovviamente ragionato - per rievocarlo.

Il centenario Morin

Il filosofo francese Edgar Morin ha cento anni e scrive su "Twitter" pillole di saggezza.
Una delle ultime mi piace molto: «Il ne devrait pas avoir de raison sans passion, et il ne devrait pas avoir de passion sans raison».
Questo legame fra cuore e cervello mi pare una buona soluzione, un mix che valorizza la nostra umanità. La scelta dell'una senza l'altra ci priva di un pezzo importante di noi, di quello che vorremmo essere.
Ma ho appuntato un altro suo pensiero dall'alto della vetta della sua vita: «Dans notre société, il y a ces réserves de sentiment, d’amour, de rêve, de poésie, qui ne sont pas entièrement ni parfois principalement envahies par le pur calcul, la seule exploitation. La société ne peut survivre que parce qu’il y a ces antidotes».
Per fortuna le idee, a differenza delle persone, sono immortali.

La Festa della Mamma

La "Festa della Mamma" è un'occasione simpatica, che finisce per incrociare diverse generazioni.
Per chi non lo sapesse Le origini della festa così come la conosciamo oggi risalgono nell'America del 1908: l'idea venne a Anna M. Jarvis, con un memoriale in onore di sua madre, attivista pacifista. Nacque così il "Mother's Day, Giornata della madre" che aveva come simbolo il garofano bianco, entrata poi nelle abitudini e persino nella legislazione di moltissimi Paesi, Italia compresa.
L'"Etimologico" ci soccorre sull’origine della parola: "Il latino "mamma" è di eredità indoeuropea ed ha corrispondenze nelle lingue parenti, ma i confronti si estendono ben oltre le lingue indoeuropee in quanto si tratta di una voce infantile universale che ha come base la sequenza elementare "ma-ma", che imita le prime emissioni vocali dell’infante".
La mia e di mio fratello vive a 91 anni e sei mesi in una sua dimensione di ragazza, quando era a Castelvecchio di Oneglia, ma riconoscendo figli e nipoti.
Auguri!

Distinguere grano e zizzania

Sia la pandemia che la guerra in Ucraina hanno avuto un solo risvolto positivo. Non innervositevi, non sono impazzito!
Constato solo che in entrambi o casi e spesso in modo coincidente si sono disvelati tutti coloro che sui temi appena citati hanno detto e scritto un cumulo enorme di scemenze e mai a fin di bene.
Questo ha consentito, come dice un celebre motto popolare di dividere il grano della zizzania (Matteo 13, 24-30): "Il Regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano, venne il suo nemico. Seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparvero anche le zizzanie. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Padrone, Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove vengono dunque le zizzanie?» Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo», e i servi gli dissero: «Vuoi dunque che andiamo a raccoglierle?».
«No - rispose - perché non succeda che cogliendo le zizzanie, con esse sradichiate anche il grano. Lasciate che le une e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: "Cogliete prima le zizzanie, legatele in fastelli per bruciarle. Il grano, invece, riponetelo nel mio granaio"»"
.
Questo ci è stato permesso con la pandemia e la guerra in Ucraina, e terrò memoria per sempre.

Il tempo è prezioso anche in politica

L'uscita dalla crisi di governabilità in cui è precipitata la Valle d'Aosta va perseguita per una semplice ragione: ci sono molte cose da fare con nodi politici e amministrativi, che non consentono lunghe pause di attesa.
Questo il nocciolo del problema senza indugiare nel gioco dello scaricabarile dei perché si sia giunti qui per l'ennesima volta. Prima è bene uscirne.
I movimenti autonomisti ed i loro eletti si sono assunti le loro responsabilità in una logica di riaggregazione delle forze, che dovrà portare - e mi pare si sia ormai d'accordo - ad una "réunification".
Esistono sul tavolo, discusse anche con confronti accesi nel proprio interno, pochi scenari per dare forma ad una maggioranza stabile in Consiglio Valle.
Ormai tutti, comunque la si veda, capiscono che la scelta vada fatta con tutta la discussione che necessita per farlo in modo efficace.
E' bene che si agisca di conseguenza, perché il tempo è prezioso anche in politica.

Voterei Macron!

Come europeista spero sinceramente che Emmanuel Macron possa vincere domenica prossima le elezioni presidenziali contro Marine Le Pen.
Non ci può essere in questa fase alcun tentennamento a respingere quello che appare l'ultimo tentativo di una famiglia di scalare l'Eliseo.
Ricordate ? Un elenco che non ha eguali in nessun Paese:
1988: Jean-Marie Le Pen;
1995: Jean-Marie Le Pen;
2002: Jean-Marie Le Pen;
2007: Jean-Marie Le Pen;
2012: Marine Le Pen;
2017: Marine Le Pen;
2022: Marine Le Pen.
Una vicenda lunghissima che va ormai considerata come un'ossessione familiare.
Sarebbe ora di voltare pagina e capire le ragioni della crisi del sistema dei partiti tradizionali e la logica, già apparsa anche in Italia da tempo, della nascita di fenomeni che valorizzano demagogia e populismo. Per Macron, intanto, non sarà facile, tenendo conto degli esiti del primo turno.
Negli anni Settanta, Indro Montanelli (che fiutava i sentimenti dell'opinione pubblica moderata) invitò a «turarsi il naso» e a votare Democrazia Cristiana.
Speriamo che molti indecisi facciano lo stesso con il Presidente uscente.

La Francia preoccupa

«Un coup de tonnerre et une confirmation. La qualification d'Emmanuel Macron et de Marine Le Pen au second tour de l’élection présidentielle, dimanche 10 avril, ne constitue pas une surprise. Depuis leur dernier duel, en 2017, le chef de l'Etat et la candidate du Rassemblement national (RN) se sont efforcés de confirmer le clivage institué à l'époque entre progressistes et nationalistes, brisant la traditionnelle alternance droite-gauche».
Così Olivier Faye su "Le Monde" racconta in breve il primo turno delle elezioni francesi. Il dato eclatante è quel 25 per cento di astensionisti che si accompagna al bagno di sangue dei partiti tradizionali.
L'antica democrazia francese soffre e si trova di nuovo di fronte ad un duello che spaventa chi è europeista e crede nella democrazia.
Marine Le Pen, abile nel nascondere le sue origini e i suoi legami (ad esempio con la Russia!) preoccupa non poco e lo scenario di una sua salita all'Eliseo fa venire i brividi.

Referendum bocciato!

L'articolo 15 dello Statuto speciale attualmente in vigore fu frutto - lo testimoniano gli atti della Camera dei deputati - di quanto scrissi allora nella legge costituzionale 31 gennaio 2001, numero 2 che regolamenta la legge statutaria sulla forma di governo.
Per questo sin da subito ho ritenuto inammissibile il referendum presentato da varie forze politiche per addivenire all'elezione diretta del presidente della Regione, cui sono contrario e non a caso già nel lavoro parlamentare bocciai l'opzione secca del presidente eletto dal popolo che altri proponevano anche per noi.
Bocciatura decisa ora dalla Commissione regionale per i procedimenti referendari, composta dai giuristi Raffaele Caterina, Elisabetta Palici Di Suni Prat e Francesco Dassano.
Hanno fatto bene: chi ha scelto la scorciatoia del referendum irrispettosa dello Statuto ha invece fatto male e le motivazioni poste per cassare la proposta di legge con allegato referendum sono severe in punta di diritto costituzionale.
Cito solo un passaggio: "Una legge approvata a norma dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto, che disciplina con speciale procedura l'adozione e il controllo delle leggi "statutarie", non potrebbe pertanto essere abrogata da una legge regionale ordinaria, e neppure da un referendum, né potrebbe, del pari, essere sottoposta ad un referendum propositivo.
L'unico referendum ammissibile per le leggi approvate a norma dell'articolo 15 dello Statuto è quello previsto dallo stesso articolo 15, e cioè il referendum regionale, richiesto da un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio della Valle entro tre mesi dalla pubblicazione della legge approvata dal Consiglio a maggioranza assoluta"
.
Si chiude così questo tentativo ardito.

Sant'Orso: una luce in fondo al tunnel

Ognuno vede la luce in fondo al tunnel a proprio modo.
Io l'ho vista oggi, percorrendo le vie di Aosta. Quelle del centro che ho visto così tante volte ospitare la Fiera di Sant'Orso, che ha traslocato temporaneamente da gennaio ad aprile.
Una nevicata la sera prima aveva creato un ambiente invernale, come un regalo scherzoso del Santo taumaturgo, specializzato nella chiesa a suo nome nella cura del mal di schiena per chi strisci sotto un altare a lui dedicato.
La luce sta nel ritorno alla quasi normalità nella manifestazione più grande che si organizzi in Valle d'Aosta. Era ora che si uscisse - e non solo nell'estate scaccia virus - ad incontrare persone senza essere troppo guardinghi e malgrado le mascherine ancora sul volto.
La normalità quando diventa eccezionale è già qualche cosa e vedere i banchetti degli artigiani, in una varietà senza eguali, fa stare meglio. Si incontrano amici e conoscenti, si mangia e si beve qualcosa e non è per sfamarsi ma per stare assieme.
Mancano le cantine notturne, private della solita fantastica mobilità dall'una all'altra, ma ci si contenta di quel che c'è perché è tantissimo rispetto al vuoto delle molte manifestazioni scomparse, che ci avevano reso più soli.

TV spazzatura

La Televisione è stata un grande amore ed il mio lavoro per parecchi anni.
Ho seguito con viva curiosità questa idea, forse nata dalle trasmissioni di una quarantina di anni fa di Maurizio Costanzo con i primi talk-show, di invitare l'insultatore, il maleducato, il polemico e persino il matto.
Una caduta di stile crescente, fatta di insulti, grida, violenza verbale, stupidaggini e cafonaggini.
Il culmine si era visto con la pandemia con personaggi terribili in video nel filone "no-vax" con incredibili balle spaziali. La logica è che il "mostro" fa audience come i fenomeni da baraccone e da circo che per le loro deformità o stranezze sono oggetto di voyeurismo televisivo.
Ora è l'ora dei putiniani, dei russofili, dei comunisti con il colbacco e dei neofascisti che amano il dittatore. Robe da non credere che vengono invitati per dire scemenze e fare caciara.
La Televisione del Nulla, del Danno, della Disinformazione.
Purtroppo creano attenzione nei fessi e nei creduloni e nessuna Authority interviene e direttori e conduttori gongolano di certi pessimi pifferai magici, che vanno presi a calci nel sedere.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri