L'invidia

Gli invidiosi nella 'Divina Commedia' con Dante e VirgilioHo molti difetti, in parte me li riconosco, altri me ne ascrivono. C'est la vie!
Quel che non sopporto in particolare, non avendola mai praticata nella mia vita - per indole e non per merito - è l'invidia. Nella dottrina cattolica è considerata uno dei sette vizi capitali, bollandola di conseguenza quale peccato mortale (direttamente all'opposto della virtù della carità),
Spiega la "Treccani": «Sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità; anche, la disposizione generica a provare tale sentimento, dovuta per lo più a un senso di orgoglio per cui non si tollera che altri abbia doti pari o superiori, o riesca meglio nella sua attività o abbia maggior fortuna».
Ricorda l'Etimologico: «Dal latino "invĭdĭa", derivazione di "invĭdēre, invidiare", propriamente. "Gettare il malocchio; guardare con occhio malevolo", da "vĭdēre, vedere"».

Uno ci ride, ma conosco chi crede nel malocchio. In un lontano passato - in circostanze semi comiche, perché io non ci credo - mi venne "diagnosticato" un malocchio e mi venne precisato come l'autore fosse un vecchio politico ancora sulla scena. Poi so di un amico che fece fare un "secret" (in genere in Valle d'Aosta si fanno quelli per guarire, ma esistono anche quelli "negativi") ad un avversario in amore ed andava abbastanza fiero del fatto che gli e ne fossero capitate - a conferma della bontà della maledizione gettata - di cotte e di crude.
Ma torniamo all'invidia. Dicevano i romani «Invidus a propria roditur invidia» e cioè «L'invidioso è roso dalla sua stessa invidia». Dante Alighieri li piazza nel Purgatorio!
Gli invidiosi indossano un mantello di panno ruvido e pungente, siedono a terra appoggiati l'un l'altro contro la parete del monte e hanno gli occhi cuciti da filo di ferro che impedisce loro di vedere (mentre in vita essi guardarono il prossimo con occhio malevolo). Piangono e versano le lacrime attraverso l'orribile costura (cucitura), mentre recitano le litanie dei santi («Maria, prega per noi», invocando poi l'arcangelo Michele, san Pietro e tutti i santi)”.
Facile reagire a chi dimostra invidia con il celebre detto: “Meglio fare invidia che pietà “.
Il sociologo Francesco Alberoni entra nel dettaglio: «L'invidia è il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottiene l'ammirazione altrui. Allora abbiamo l'impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di essere nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di essere additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l'invidia è un tentativo un po' maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell'altro».
Restituisco la linea allo studio...

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri