I politici avvoltoi

In politica ci sono gli avvoltoi. Anzi in Valle d'Aosta prendono le sembianze del grande gipeto, anche chiamato avvoltoio barbuto. Un avvoltoio massiccio con un'apertura alare che può arrivare fino ai tre metri. Nidifica su pareti rocciose e valloni impervi e la maggior parte delle volte lo si può osservare planare mentre cerca carcasse. Infatti la sua dieta è molto particolare: si ciba quasi esclusivamente di ossa, che provvede talvolta a frantumare lasciandole cadere da altezze considerevoli per poi ingoiarle più facilmente.
Come il gipeto certi politici volano eleganti nel cielo delle idee e valori, suscitando ammirazione.
Quando poi scendono a terra, invece, per fare il loro pasto sono bruttissimi a vedersi con il becco sanguinolento, così goffi e zampettanti, terra a terra.

Più luci sfavillanti

Ci si può dividere su quando sia il momento giusto per preparare l'albero di Natale, il presepe, le luminarie o ogni altro simbolo natalizio. Sono millenni che nel periodo in cui noi cattolici festeggiamo la nascita di Gesù che ci sono festività legate al cuore dell'inverno quando lentamente torna la luce e, nel mondo rurale, cominciava la lunga cavalcata verso il risveglio della Natura.
Mai avrei detto che ci saremmo trovati di questi tempi ancora impantanati nella pandemia, anche se la vaccinazione di massa attenua le conseguenze su chi si ammala e le misure sanitarie di contenimento e di cura rendono l'orizzonte meno cupo.
Personalmente mi piacerebbe che le luci del Natale, che accenderò a breve fuori di casa e già campeggiano in soggiorno, quest'anno fossero più numerose e sfavillanti del solito. Sarebbe un lenitivo rispetto a tristezze vissute e timori ancora ben presenti.
A volte basta poco.

La necessità di unirsi

"Quando ci vuole, ci vuole": l'espressione proverbiale può avere un uso positivo.
Ci pensavo in occasione della scelta, frutto di riflessioni avviate da tempo, che ha avuto un'accelerazione in questi giorni e la decisione definitiva ieri sera in un'affollata assemblea.
Alliance e VdaUnie-Mouv' hanno deciso dì dar vita ad un unico gruppo in Consiglio regionale ed hanno scelto di rafforzare i legami e la collaborazione fra i due movimenti. Un segnale forte che segna con chiarezza una direzione: in un momento difficile, ancora dentro una pandemia che preoccupa i cittadini, scuote la società e danneggia l'economia, bisogna a maggior ragione proseguire nella strada di ricomporre l'area Autonomista. Si tratta di una prima tappa per aprire un dialogo più vasto in controtendenza rispetto ai rischi di ulteriori divisioni che indeboliscono la Valle d'Aosta e rischiano di innescare il peggio che sii possa immaginare in questa situazione: l'ingovernabilità.
Per questo, Corrado Jordan, Gigi Bertschy, Albert Chatrian e chi vi scrive, hanno assieme chiesto ed ottenuto dai propri rispettivi aderenti e simpatizzanti il mandato di rafforzare i legami in Consiglio Valle e di proseguire la collaborazione con gli altri Autonomisti con cui si lavora bene in questa Legislatura, fianco a fianco, nella logica di cancellare divisioni e incomprensioni. Lo chiedono da tempo tutti coloro che - e sono una larga maggioranza - ritengono che sia giunta l'ora di guardare avanti e di collaborare per contare di più per avere un mondo autonomista coeso e pluralista, centrale nella politica e nella amministrazione a vantaggio della nostra comunità.
Il dado è tratto. Così si può dire, adoperando un altro proverbio.

La violenza contro le donne: un caso

Sarò bizzarro, ma vorrei fare una dedica particolare in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne di domani, che ha un collegamento con chi ha dato vita alla saga di Harry Potter, personaggio immaginario creato da J.K. Rowling. È il protagonista principale di una serie fantasy che porta anche il suo nome, da cui sono stati tratti una serie di film.
Ha scritto in queste ore Giulio Meotti su Il Foglio: “I dipendenti e i colleghi della sua agenzia letteraria e casa editrice che la boicottano, gli attori che ha reso famosi che la attaccano e ne fanno una “persona non grata”, le librerie che si rifiutano di vendere i suoi romanzi, i social che si riempiono del suo necrologio. Augurio, non certificato, di morte. Non c’è pace per J. K. Rowling, tornata due giorni fa su Twitter a rivelare che attivisti per i diritti trans hanno condiviso l’indirizzo di casa sua sui social, dicendo che da allora ha ricevuto così tante minacce di morte da poterci “tappezzare la casa”.
Più avanti si ricorda il contesto: “L’autrice britannica più venduta al mondo, una donna che ha incoraggiato alla lettura un’intera generazione di bambini, per il “crimine” di pensare che il sesso biologico sia reale è diventata una delle figure più odiate sulla scena culturale. Rowling pensa che ci siano differenze biologiche tra uomini e donne. Dice che se sei nato maschio, allora sei maschio, e non dovresti entrare in spazi che sono soltanto per le femmine: spogliatoi, carceri femminili, rifugi per la violenza domestica…
A luglio, J. K. Rowling ha condiviso sul suo account alcuni dei messaggi che sta ricevendo. Per esempio questo: “Spero che tu possa trovare una bomba nella tua cassetta della posta”. “Ora che centinaia di attivisti trans hanno minacciato di picchiarmi, stuprarmi, uccidermi o farmi esplodere ho capito che questo movimento non mette in pericolo le donne”, ha scritto l’autrice di “Harry Potter”, con un tocco di malcelata ironia.
Poi sono arrivati gli inviti a bruciarne i libri: “Qualcuno ha bisogno di legna da ardere quest’in - verno? Il nuovo libro di J. K. è perfetto”. “Mi aspettavo queste minacce di violenza, che mi venisse detto che stavo letteralmente uccidendo le persone trans con il mio odio, che i miei libri venissero bruciati. Un uomo particolarmente violento mi ha detto che li aveva messi nel compost”, ha scritto Rowling.
Sui social network si caricano video dove si bruciano i suoi libri e # Ripjkrowling fa tendenza. In nome dell’“amore” e della “tolleranza” “.
Bisogna aggiungere qualcosa?

Pensateci!

Sono uscito sul balcone del Consiglio Valle in una pausa con la quale l'aula viene areata in funzione anti-covid. Un piccolo drappello di manifestanti "no-vax" mi ha applaudito con grida naturalmente in senso negativo, come avviene anche nelle loro chat, essendo considerato un pericoloso vaccinista dalla parte di quei Poteri che hanno montato - a loro dire - la sceneggiata del covid-19.
Posso dire che non mi importa, anzi aggiungo che considero ogni insulto come una medaglia. L'aumento clamoroso di casi che spinge la Valle d'Aosta verso un futuro in giallo mette, invece, la minoranza di "no-vax" sul banco degli accusati. Penso che, pur nella loro legittima protesta, non debbano abusare della pazienza della larga maggioranza, che vede il rischio di tornare a forme di confinamento e di chiusure con evidente responsabilità di chi purtroppo non crede nei vantaggi derivanti dalla vaccinazione.
Rivolgersi allo zoccolo duro dei "no-vax" pare tempo perso, ma chi invece manifesta semplici paure può essere utile.
Vi prego: pensate a come questo gesto della vaccinazione sia nel solco del senso civico o più semplicemente del buonsenso.
Pensateci!

Le ticket de métro

Ci sono cose distanti e apparentemente piccole, che ti danno il senso della vita.
Ci ho pensato leggendo su "Le Point" un articolo dì Patrick Besson, che mi ha fatto venire in mente le tante volte che sono stato a Parigi e, imparando a destreggiarmi nel dedalo della metropolitana, acquistavo ogni volta il carnet dei biglietti per risparmiare.
Scrive Besson: «Longtemps, je n'ai pas voulu accorder foi à cette rumeur jusqu'à ce qu'elle devienne une certitude: dans quelques mois, on ne pourra plus acheter un ticket de métro à Paris. On aura une carte. Une de plus. La vie de l'homme du XXIe siècle: un château de cartes. Je sais pourquoi notre société ne tourne plus rond: les gens intelligents se sont occupés à jouir de la vie, laissant le pouvoir aux imbéciles qui n'ont fait que des bêtises. On a une carte pour entrer dans son parking, une autre pour prendre de l'argent au distributeur, une troisième pour acheter des médicaments, une quatrième pour la "Fnac", une cinquième pour le supermarché, une sixième pour le spa, etc. "Voyage sans cartes", avait écrit Graham Greene en 1936 à propos de son expédition, dans l'entre-deux-guerres, en Sierra Leone. Pour nous, ce sont cartes sans voyage. Elles gonflent notre portefeuille, devenu un porte-cartes, comme celui des marchands de bœufs des abattoirs de la Villette au siècle dernier».
Poi mi immedesimo: «Vieillir, c'est assister au décès de ses parents, puis à celui de ses amis plus âgés, et enfin à la disparition des artistes qui nous aidaient à vivre, qu'ils fussent musiciens, cinéastes, peintres ou écrivains. Et, aujourd'hui, à celle du ticket de métro».
Poesia in prosa, ed il pensiero a quante cose perdute, cui era affezionato, ognuno di noi ha perso nel nome dei cambiamenti.

La politica in carta da bollo

La Politica non si fa con gli esposti alla Magistratura, ma con iniziative politiche dentro e fuori dalle Istituzioni. Dovrebbe essere una regola capitale e invece c'è chi prosegue su questa strada della "carta da bollo" e se ne vanta, interpretando con furore giacobino una deriva populista in spregio alla logica di divisione e di equilibrio dei poteri, caposaldo della democrazia.
Così è per le Cime Bianche, l'ipotesi allo studio di collegamento fra la Valtournenche (partendo sci ai piedi da Zermatt) e la Val d'Ayas (già collegata con Gressoney, a sua volta in linea con Alagna Valsesia). Ormai da anni comitati contrari all'opera si agitano e sfornano esposti, denunce e mobilitano parlamentari a Roma e a Bruxelles. Ora ce l'hanno, come se questa fosse la priorità di questi tempi con problemi economici e sociali del tutto preminenti, con lo studio in corso di cui si stanno occupando la società "Monterosaski" e la "Cervino SpA". Toccherà alla Regione, anzi al Consiglio Valle e al Governo regionale, esaminare alla fine gli esiti di questo serio approfondimento per stabilire la fattibilità del collegamento. Nulla nasce - come dicono invece i protestatari retroscenisti - con decisioni precostituite e soluzioni già assunte.
Tutti sanno bene che bisogna aspettare questo approfondimento, che dovrà tenere nel giusto conto il fatto che una parte della montagna di cui si discute è classificata "Zona di protezione speciale - Zps" ai sensi di "Natura 2000". E invece certi ambientalisti d'assalto non vogliono aspettare e si occupano solo più di questa questione, diventata per loro una vera e propria ossessione.
Fa sorridere che poi una certa Sinistra si inquieti del fatto che gli spazi politici in certi ambiti, che erano un tempo suo appannaggio, siano ormai ampiamente presidiati dalla Destra cosiddetta "sociale"...

L’instabilità e i franchi tiratori

L’instabilità politica è già di per sé stessa un male in democrazia. Lo è a maggior ragione in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo.
Eppure capita ancora che su di un tema scelto a caso (un voto sulla riduzione dell’IVA sugli assorbenti e la loro distribuzione gratuita nelle scuole) appaiano nel Consiglio Valle, il piccolo Parlamento valdostano, franchi tiratori che mostrano la presenza di dissidenti nella maggioranza di Governo. Che siano passeggeri o strutturali si vedrà.
Il franco tiratore solo o associato agisce durante le votazioni segrete e lo fa per le ragioni più varie. Individuarlo diventa un esercizio verbale, perché agendo nell’ombra alla fine la sua identificazione è sempre e solo teorica e oggetto direi di vacui pettegolezzi.
Diciamo che per una compagine governativa come quella che oggi governa la Valle d’Aosta - 19 consiglieri su 35 - quanto avvenuto non è banale. E non lo è a pochi giorni dall’inizio della sessione di Bilancio e a fronte di tanti problemi che non consentono affatto distrazioni.
Ma questa è, piaccia o meno, la democrazia, fatta di numeri e di persone. E come tale soggetta ad una dialettica all’interno delle maggioranze che si formano con ambizioni, speranze e frustrazioni umanissime fra chi le compone e con l’opposizione che mira a diventare maggioranza e per farlo usa tutti i mezzi possibili come da regole scritte e non scritte.
Purtroppo questa fragilità delle istituzioni valdostane, frutto anche di forze politiche sempre cangianti e di scelte personali spesso in movimento sullo scacchiere politico, diventa patologia in un’ epoca in cui la stabilità sarebbe utile e necessaria e non credo di dovermi dilungare sui perché.
Ma la realtà è questa e fare la predica serve poco. Bisogna perciò affrontare la situazione e ricomporre il puzzle e bisogna farlo per buonsenso e necessità.

Ddl Zan: l'odio in aula

Non ci voleva una grande conoscenza dei meccanismi parlamentari per capire che con il voto segreto il disegno di legge Zan sarebbe stato impallinato.
Bastava un pallottoliere per capirlo. Invece, al di là di tutto, si è cercato lo scontro e ci ha rimesso una legge che, con qualche rinuncia da una parte e dall'altra, avrebbe visto la luce, mentre ora finisce in soffitta.
L'incipit di Mattia Feltri su "La Stampa" nella sua rubrica di prima pagina è ficcante: «Sono una brutta persona, lo so, ma lo spettacolo tardo pomeridiano di destra contro sinistra - dopo la tumulazione del ddl Zan contro l'omofobia - mi pare lo spettacolo del trionfo globale, delle bandierine che sono state piantate dove dovevano essere piantate per segnalare a vista d'occhio la distanza dal maledetto avversario».
Il resto, per motivi di copyright va letto sul giornale.
Ma anche io, seguendo in diretta il dibattito, sono rimasto esterrefatto per i toni violenti e tratti grondanti di odio a dimostrare una perdita di buonsenso.
Le Assemblee elettive hanno il dovere di fare politica e la politica obbliga a cercare soluzioni non a riversare invettive inconcludenti per il proprio pubblico.
Il compromesso non è inciucio.

Le reines, un simbolo

Le reines sono un simbolo che prescinde dalle batailles in senso stretto.
Quando lo racconti fuori dalla Valle d’Aosta, questi scontri corna contro corna delle bovine stupiscono e talvolta preoccupano per chi non ne conosca l'aspetto alla fine incruento. Ho seguito centina di scontri, quando ne facevo la telecronaca da giovane giornalista, non ho mai visto violenza.
In più ancora oggi trovo vecchi allevatori che ricordano come mio papà Sandro fosse un veterinario in grado di curare le reines, sempre piene di problemi ormonali che poi sono alla base della loro aggressività, che le mette al comando delle mandrie.
Le reines, per tornare al punto, sono un fil rouge, un punto di giunzione fra il passato più profondo e la nostra epoca.
L'addomesticamento degli animali e il loro sfruttamento restano, anche sulle Alpi, una delle pagine più importanti, che ha dato vita all'allevamento, con caratteristiche immutabili nel tempo.
Sulle reines, in un mestiere difficile qual è quelli dell'éleveur, si riversano certi momenti dì svago e dì passione, che vanno ammirati e compresi.
Loro, le mucche, sono curate e vezzeggiate e combattono con impegno e con un pizzico dì vanità.

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